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Mercoledì 14 Ottobre 2009, 15:05
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Il rientro dagli eccessi di debito dei consumatori americani fa venire meno quello che era stato il principale polmone della crescita nella precedente fase espansiva, senza che si prospetti una sua adeguata sostituzione con altre fonti di alimentazione della domanda, in particolare nelle economie in surplus strutturale di bilancia delle partite correnti. In questo contesto, la questione delle strategie di uscita dalle politiche di emergenza, messe in campo per contrastare la crisi, viene rimandata a una fase di maggiore solidità ciclica. Nello scenario al 2010, la crescita internazionale è sospinta dalla regione asiatica. I ritmi di ripresa nell'area industrializzata si collocheranno sostanzialmente al di sotto di quelli sperimentati prima dello scoppio della crisi. Il PIL americano, in contrazione del 2,6% quest'anno, aumenta dell'1,8% nel 2010; nell'area euro, alla flessione del 3,9% nel 2009, fa seguito un recupero contenuto dell'attività economica (+0,7%) il prossimo anno. Il graduale rimettersi in moto dell'economia mondiale, l'ampia liquidità, i bassi livelli dei tassi di interesse e l'indebolimento della valuta statunitense spingono al rialzo le quotazioni petrolifere che raggiungono i 75 dollari nella media del 2010. A riflesso di questi andamenti, l'inflazione torna ad accelerare nei prossimi mesi portandosi all'1,7% negli Stati Uniti e all'1,2% nell'area euro. In sintonia con la dinamica dell'economia mondiale, anche in Italia va concretizzandosi l'uscita dalla recessione. Il positivo andamento della produzione industriale in estate preannuncia il ritorno dell'attività economica su un sentiero positivo nel secondo semestre. Nella media dell'anno il PIL italiano si contrae del 4,7%. Nel 2010, la crescita si attesta allo 0,6%. Tali stime comportano una revisione al rialzo rispetto alle previsioni formulate dall'ISAE nello scorso luglio di sei e quattro decimi di punto rispettivamente nel 2009 e 2010. La ripresa viene trainata dalla domanda estera e dal lento recupero delle componenti della domanda interna. Su quest'ultime potrebbero incidere, come fattori di freno, il deterioramento del mercato del lavoro e la maggiore difficoltà/onerosità di accesso al credito. L'occupazione, misurata in unità standard di lavoro, si riduce del 2,7% quest'anno e dello 0,6% nella media del 2010; il tasso di disoccupazione si porta all'8,6% il prossimo anno. Per quanto concerne la dinamica dei prezzi al consumo, dopo i minimi toccati in estate l'inflazione dovrebbe mostrare un profilo moderatamente crescente, con ritmi tendenziali prossimi all'1% a fine anno. Nella media del 2009, l' incremento dei prezzi al consumo si attesta allo 0,8%; nel 2010 all'1,7%. Sul fronte dei conti pubblici, il rapporto deficit/PIL è stimato del 5,3% nel 2009 e del 5,1% nel 2010; lo stock di debito pubblico in rapporto al PIL, pari al 105,7% nel 2008, risulterebbe del 114,8% alla fine dell'anno in corso e del 117,3% a fine 2010. Le previsioni non includono gli effetti dovuti alle norme sullo scudo fiscale. L'impatto sui conti pubblici dipenderà anche dalle decisioni del Governo in merito alla destinazione dei fondi derivanti dalla sua applicazione. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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