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Mercoledì 16 Aprile 2008, 0:00

Opere, rigassificatori e piano casa

Di di Simonetta Scarane e Jan Pellissier

Italia Oggi

Di certo nei programmi del governo Berlusconi ter, in materia di infrastrutture, ci sarà il ritorno all'accorpamento dei ministeri infrastrutture e trasporti, che il governo Prodi aveva voluto scorporare dopo l'innovazione introdotta da Berlusconi nel 2001. Ma, sul tavolo, c'è anche la proposta che arriva dall'ex vice ministro alle infrastrutture e trasporti, Ugo Martinat, di aggiungere ai due dicasteri anche quello dell'Ambiente, guidato nel governo Prodi dal "signor no", Alfondo Pecoraio Scanio, leader dei Verdi e ricandidato nella Sinistra Arcobaleno dell'aspiranate premier Fausto Bertinotti, che è rimasta fuori dal

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Intanto, secondo alcune indiscrezioni, l'ex ministro dell'ambiente del secondo governo Berlusconi, Altero Matteoli, sarebbe in lista per il dicastero delle infrastrutture e Ambiente, in una ipotesi diversa di accorpamento, tra infrastrutture e ambiente lasciando fuori i trasporti. Il ministero dell'ambiente è quello che deve rilasciare le valutazioni di impatto ambientale obbligatorie per ogni intervento infrastrutturale, dalle strade ai rigassificatori. Un accorpamento fra i due dicasteri semplificherebbe le procedure riducendo i tempi. "oggi riproporrò a Gianfranco Fini l'accorpamento dei tre dicasteri, infrastrutture, ambiente e trasporti", fa sapere Ugo Martinat, senatore di An appena rieletto nel Piemonte della pd Mercedes Bresso, che dovrà decidere sul nuovo tracciato per la Tav Torino-Lione, parte del corridoio europeo di trasporto intermodale parte Lisbona-Kiev. "Sarà un ministero pesante quello che accorperà infrastrutture, trasporti, ambiente, sull'esempio dei ministeri di Francia, Inghilterra, Germania", ha dichiarato Martinat, "dove si realizzano le opere pubbliche tutelando l'ambiente anche con un ministero unico". Il programma del popolo delle libertà, in materia di infrastrutture ha proposto il rilancio e rifinanziamento della Legge Obiettivo e delle Grandi Opere con priorità alle Pedemontane lombarda e veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all'Alta velocità ferroviaria con il coinvolgimento delle piccole e medie imprese di costruzione nella realizzazione delle Grandi Opere. Tra gli interventi da realizzare il partito di Berlusconi ha indicato i termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle regioni deficitarie e la partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione oltre a incentivi per la cogenerazione, all'uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili: dal solare al geotermico, dall'eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani e all'idroelettrico. Inoltre, il programma del Berlusocni ter indica anche il piano casa da attuarsi con "lo scambio tra proprietà dei terreni e concessioni di edificabilità", la "detassazione degli investimenti in riscaldamento e difesa termica delle abitazioni e degli investimenti per la costruzione nelle città di nuovi posti-auto sotterranei oltre a un fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e ristrutturazione e stabilizzazione delle norme fiscali (Iva e imposte dirette) sui lavori di ristrutturazione edilizia: Legge Obiettivo anche per i quartieri svantaggiati e le periferie delle grandi aree metropolitane, con agevolazioni agli interventi di riqualificazione urbana e il finanziamento di progetti infrastrutturali.Intanto sul fronte dell'alta velocità ferrovia Torino-Lione, il coordinatore dell'Osservatorio ad hoc, Mario Virano ha dichiarato ieri che il "dialogo e confronto devono continuare, come si fa in tutta Europa e specie ora che i No Tav non hanno più una rappresentanza parlamentare. Non ci sono scorciatoie". L'ampia vittoria dei 'Si Tav' in Val di Susa non renderà più facile realizzare la Torino-Lione secondo Mario Virano, "inizieremo a parlare di tracciato tra due settimane, ma prima rimetterò il mio mandato al nuovo governo. Lo feci già allorché a Berlusconi, che mi ha nominato 6 mesi prima che avviassimo i lavori, subentrò Prodi. Se mi confermeranno la loro fiducia, entro il 30 giugno forniremo la nostra ipotesi". Non si parte però da zero, Di Pietro ha infatti raccontato la settimana scorsa di aver consegnato all'Osservatorio il dossier presentato a Bruxelles per ottenere i finanziamenti europei, e dentro quel dossier c'è l'ipotesi di tracciato studiata da Rfi che prevede l'uscita del tunnel di base non più a Venaus, bensì più a valle a Chiomonte. "Ed infatti è così, ma il 13 febbraio scorso al tavolo politico a Palazzo Chigi, Di Pietro ci ha solo chiesto di tenerne conto, non è l'unica ipotesi", ha risposto Virano, "Ecco perché la discussione riprenderà con spirito totalmente libero". Si può quindi escludere che si torni all'ipotesi progettuale originaria di Ltf (Lyon-Turin ferroviarie)? "Bisogna essere molto prudenti su alcuni punti di quel progetto. Se dal punto di vista tecnico l'ipotesi di Ltf è buona, alcuni punti come l'uscita del tunnel a Venaus hanno oramai assunto un valore simbolico tale che non vanno rievocati". C'è il rischio che si torni al clima pesantissimo del dicembre 2005, quando ci furono scontri reiterati tra Polizia e No Tav? "Spero non si arrivi a decisioni estreme da una parte, come dall'altra" ha auspicato Virano, "C'è il rischio che i movimenti issino un ultimo fortino, e che le istituzioni sottovalutino queste posizioni. Sono fiducioso che non succederà".

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