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Il nuovo Governo scalda i grandi costruttori
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Il maggiore effetto delle ultime elezioni sulle azioni di Piazza Affari si è sentito sui titoli del comparto delle costruzioni. Impregilo (Milano: IPG.MI - notizie) , Buzzi Unicem (Milano: BZU.MI - notizie) , Italcementi (Milano:
IT.MI - notizie) e oggi Ansaldo (Milano: STS.MI - notizie) e Astaldi (Milano: AST.MI - notizie) hanno messo a segno consistenti rialzi (ma qualcuno su Buzzi Unicem ha già avviato i realizzi), dimostrando che il mercato crede a un rilancio con il nuovo Governo delle grandi opere infrastrutturali di cui il Bel Paese ha bisogno oggi più che mai.
Se infatti il quotidiano Finanza e Mercati ha commentato i risultati in Borsa delle urne dicendo che l'"effetto elezioni" è stato affievolito notevolmente dalle perdite dei listini stranieri e dai record del petrolio nei giorni della vittoria del Cavaliere, un rialzo del comparto delle costruzioni in concomitanza con il voto appare innegabile. Il peso della congiuntura non proprio rosea dei mercati globali sul comparto bancario, che in Italia pure è molto legato ai progetti di nuove infrastrutture, sembra confermare infatti una certa prudenza degli investitori. Lo stesso dicasi per Mediaset (Milano: MS.MI - notizie) che, invece di avvantaggiarsi della vittoria di Silvio Berlusconi, ha perso qualcosa ieri e parecchio oggi.
Le critiche del quotidiano il Giornale all'amministrazione del centrosinistra (un titolo recitava "Italia bloccata: 4 opere finite su 137") un po' forti sembrano quindi alla prova dei fatti confermate dall'opinione dei mercati.
D'altra parte il Pdl ha dichiaratamente messo fra le priorità della nuova azione di Governo la realizzazione delle pedemontane lombarda e veneta (vedasi rialzi di Autostrada Torino Milano (Milano: AT.MI - notizie) ), del Ponte sullo Stretto (vedasi i rialzi di Impregilo) e dell'alta velocità ferroviaria (Astaldi e Ansaldo potrebbero avere in queste opere un ruolo di primo piano). Di là dalla valutazione politica sull'utilità di alcune di queste opere (la Tav che il Pd approvava era contestata dall'Arcobaleno insieme al Mose di Venezia e al Ponte sullo Stretto), una considerazione merita di essere svolta.
Il processo di accelerazione nella realizzazione delle opere che la Legge Obiettivo del secondo Governo Berlusconi imprimeva scavalcando di fatto "i localismi" sembra essere stato premiato dalle urne rispetto a un modello di dialogo con gli enti locali che, promosso dal Governo Prodi da subito, sembra essere risultato impotente nei fatti. Adesso la palla torna al centrodestra con il rischio che la scarsa attenzione a uno standard di progettazione e valutazione ambientale europeo porti a bacchettate della Ue (e a ricadute sui cittadini), ma anche con la speranza che il Paese esca dall'empasse in un nodo cruciale.
Sindrome Nimby a parte il volume di affari in gioco nel campo delle grandi infrastrutture è dell'ordine dei 100-200 miliardi di euro per almeno 200 interventi in parte avviati, in parte progettati, in parte impolverati.
Un comunicato dell'ottobre 2006 redatto dal Cipe, organo governativo che sorveglia i capitoli della spesa pubblica, lanciava l'allarme circa un anno fa e riportava: "Il Tavolo di ricognizione dello stato di attuazione del Primo Programma di Infrastrutture Strategiche [la Legge obiettivo di cui sopra NdR.] è giunta a definire un quadro d'insieme dal quale emergono le seguenti considerazioni. A fronte di un costo complessivo, al 24 ottobre 2006, di 90,9 miliardi di euro, la copertura certa è pari al 40,3 per cento. Di queste risorse, i due terzi circa sono pubblici, il rimanente terzo è privato. Quest'ultimo si concentra nei settori strade e autostrade, e nel ponte sullo stretto (come dal piano economico finanziario). In termini di stato di attuazione delle opere, solo l'1,2 per cento risulta completato. Le opere cantierate rappresentano il 16,8 per cento del totale, quelle affidate o in gara circa il 20,6 per cento e quelle in stato di progettazione il 61,1 per cento".
Insomma la sfida è aperta. Le promesse sono venute da entrambi gli schieramenti e anche il mercato oggi sembra crederci. Non resta che sperare che non rimanga, ancora una volta, soltanto una promessa.
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