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Martedì 15 Aprile 2008, 8:20
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La giornata di ieri ha invece riproposto un dollaro in discesa dopo gli iniziali fuochi di artificio di domenica sera, causati più che altro dalle dichiarazioni del membro del Concilio della Bce, Yves Mersch, il quale ha visto bene di annullare totalmente gli effetti delle dichiarazioni lanciate al G7 affermando che la Bce non abbasserà i tassi nel 2008. Questa è la vera questione quindi, ovvero si ha la netta sensazione che la questione differenziale sia l'unica o una delle più significative ragioni della caduta del dollaro, ma non spiega però la caduta della sterlina che nonostante abbia un tasso superiore all'Euro, continua a rimanere sui minimi storici contro Euro. Nel caso della valuta britannica però pesano le aspettative sui tassi, non il differenziale, ma è come se fosse la stessa cosa, nel senso che la Bce non parla di possibili riduzioni mentre la Boe sta agendo per riportare la crescita la centro delle proprie priorità. Se a Bruxelles vogliono veramente evitare un collasso di dollaro e sterlina, dovranno per così dire “metterci del loro” altrimenti pare inevitabile la continuazione dei trend in atto. Per quel che riguarda gli States e i dati di ieri dobbiamo dire che le vendite al dettaglio hanno evidenziato un recupero interessante, con un +0.2% a marzo rispetto al -0.4% del mese precedente e sopra il consensus che era per un dato invariato. Eppure il dollaro ha perso ancora perché il petrolio e le materie prime hanno fatto registrare nuovi massimi. A questo punto gli scenari possibili sono diversi, certo è che tecnicamente per ora viviamo un periodo di massima tensione proprio perché siamo ancora ad un bivio, tra il collasso del biglietto verde (che è e rimane pericoloso per tutti) e un eventuale fase di stabilizzazione che a nostro avviso si rende necessaria per evitare il panico. L'avversione al rischio rimane alta tanto che se lo specchio di questi sono rappresentati dai mercati emergenti e dai rapporti di cambio di valute quali la lira turca, il rand sudafricano, e la corona islandese, bene allora non c'e' da rallegrarsi La tensione resta altissima e per ora non sembrano esserci garanzie certe di ripresa nel breve periodo. Ciò che comunque appare evidente nel breve periodo, è il deterioramento della congiuntura in paesi come Australia e Nuova Zelanda, con le vendite al dettaglio scese dello 0.7% nel mese di febbraio nel paese dei Kiwi, così come da segnalare appare la caduta del mercato immobiliare in Australia, con un effetto trascinamento della crisi Usa. Stessa cosa accade in Canada con la Banca Centrale che ha messo in guardia i mercati verso un deterioramento della congiuntura e della crescita. Gli economisti si attendono ancora una riduzione del costo del denaro, attualmente al 3%, fino al 2.75% con un taglio di 25 basis point già dalla prossima riunione. Ciò che vediamo quindi è un rallentamento che sta diventando globale e non solo legato e riferito agli Stati Uniti. Ciò dovrebbe riportare serenità o comunque stabilizzazione ai prezzi nel mercato valutario perché potrebbe rappresentare un periodo in cui il biglietto verde potrà almeno stabilizzarsi, come sta facendo su valute quali dollaro neozelandese e dollaro australiano. Il cambio NzdUsd sta evidenziando una nuova fase che pare interessante, in quanto l'eventuale violazione dei primi supporti in area 0.7845, sarebbe il primo viatico per una movimento interessante e impulsivo a favore del biglietto verde con obiettivi 0.7350, che in termini percentuali significherebbe un movimento di circa il 7%. Un primo segnale che potrebbe avere un effetto trascinamento anche su altri rapporti di cambio. Per altri suggerimenti non esitate a contattarci allo 0331 455471 o via email all'indirizzo info@salex.it Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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