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Mercoledì 15 Aprile 2009, 8:52

E' prematuro pensare all'avvio di una fase di bull market

Di Alberto Susic

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Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Sergio Pigoli, Amministratore Delegato di Pigoli Consulenza, al quale abbiamo rivolto una serie di domande sull'attuale situazione dei mercati azionari. Come sempre abbiamo cercato di focalizzare la nostra attenzione su Piazza Affari, sui possibili scenari nel breve e sui settori che andranno privilegiati nelle prossime

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settimane.

Dopo ben cinque settimane consecutive di rialzi, ci si chiede se le Borse potranno continuare a muoversi lungo la via dei guadagni. Diverse banche d'affari stanno iniziando ad invitare alla cautela sull'azionario dopo la recente corsa. Quanto condivide queste posizioni?

Personalmente condivido in buona sostanza queste posizioni, sebbene non mi aspetti nuovi crolli dei mercati azionari. Nell'ultimo periodo abbiamo assistito a dei cambiamenti che però non sono tali da autorizzare variazioni così importanti dei listini come quelle che abbiamo visto fino ad ora. In generale lo scenario è migliorato rispetto ad un mese fa ed è giusto che il mercato abbia corretto un po' i valori, ma guardando avanti il quadro economico è ancora molto negativo.
Siamo in procinto di assistere ad una nuova tornata di trimestrali societarie, e non solo in America, che consegneranno utili ben diversi da quelli che il mercato si aspetta. Ci sono però dei segnali positivi rispetto ad un mese fa: in Cina ad esempio si è visto che la ripresa economica grazie agli stimoli del Governo funziona, e abbiamo visto un coordinamento a livello globale al G20 di Londra, che sicuramente è una bella assicurazione un po' su diversi fronti.
Ci sono stati interventi in Brasile e pare che la congiuntura lì vada meglio e più in generale, laddove ci sono stati degli incentivi, il mercato sembra rispondere. Lo scenario non è così negativo come era un paio di mesi fa, ma non è ancora roseo, perché abbiamo ancora numeri allarmanti sul fronte della disoccupazione e ciò vuol dire minore potere d'acquisto.
Non più tardi della scorsa settimana sono stati diffusi i dati sugli ordini in Germania che hanno segnato una flessione superiore al 35% rispetto all'anno precedente. Ciò che mi preoccupa è inoltre il discorso della modifica dei FASB, perché è vero che le banche americane avranno la possibilità di far vedere un po' meglio il bilancio, ma la realtà non è quella perché parliamo di criteri contabili che vengono modificati a uso e consumo.
Condivido la ratio alla base del provvedimento, ma ritengo troppo flessibile la modalità di applicazione, perché sarebbe stato meglio fissare dei paletti evidenziando delle circostanze nelle quali il giudizio della banca poteva essere espresso, mentre il sistema attuale lascia ampia libertà.
Un altro aspetto interessante è dato dalle conseguenze che i vari interventi dei Governi a sostegno dell'economia, avranno sul debito dei vari Paesi. Si tratta di provvedimenti a scapito delle generazioni future, perché l'indebitamento prima o poi dovrà essere ripianato. In sostanza si brucia oggi a discapito della crescita futura e ciò pone un'ipoteca sul futuro.
Per questi motivi non riesco a vedere il rialzo di Borsa delle ultime settimane come l'inizio di un bull market: magari gli indici potranno continuare anche a salire nel breve, ma almeno per ora il recupero non è basato ancora su aspetti concreti.

Non pensa dunque che i mercati stiano anticipando in parte l'attesa ripresa dell'economia verso la fine dell'anno?

In ogni caso sarà una ripresa debole perché, come giustamente sottolineato dal Governatore Draghi, si parla di un rallentamento della velocità di caduta e non di un aumento di crescita. Laddove si vedono dei segnali di miglioramento, sono tutti da ricondurre agli interventi fiscali che sono stati attuati, per cui in uno scenario di questo tipo è ancora prematuro parlare di un bull market.
Nel mio ultimo intervento del resto avevo anticipato che non ci si sarebbe dovuti stupire di balzi in avanti dei mercati, ricordando in ogni caso che non ci sono gli elementi sottostanti per pensare ad una ripresa che poggi su basi solide.
Non dimentichiamo comunque che gli interventi varati in Europa sembrano iniziare a funzionare, anche se molto lentamente, ma viene qualche dubbio trattandosi di provvedimenti molto settoriali. Parlando del mercato dell'auto ad esempio, abbiamo visto che a marzo c'è stata una ripresa delle vendite partendo però da valori già molto bassi. Mi chiedo però quanto abbia giocato il trasferimento da un periodo all'altro di acquisti di auto già in programma e rinviati al momento in cui gli incentivi sono stati effettivamente approvati. Se guardo i dati adesso, non riesco a capire ancora se è genuina la ripresa vista in termini di ordinativi e di vendite, o se si tratta solamente di un trasferimento da un mese all'altro.
Questo discorso vale per il settore delle auto ma si può applicare anche ad altri comparti, motivo per cui sarà necessario del tempo per capire realmente come sta la situazione.

Alla luce di ciò sarebbe preferibile che i mercati azionari frenassero un po' i loro entusiasmi, lasciando il posto magari ad una correzione prima di nuove salite?

Siamo in un periodo particolare in cui quasi quotidianamente ci sarà qualche colosso dell'economia che presenterà i suoi dati degli ultimi tre mesi. Temo che ciò influenzerà e non poco l'andamento dei listini, ricordando che gran parte del recente rally è avvenuto grazie anche alle indicazioni positive di alcune banche che hanno evidenziato un miglioramento delle loro attività a gennaio e febbraio. Quando arriveranno le trimestrali, ogni giorno ci sarà una storia diversa a seconda del tipo di dato che verrà pubblicato, motivo per cui avremo ancora una fase di notevole volatilità.
Se si guardano i book si capisce bene perché c'è questa grande volatilità, perché se paragono il mercato di adesso a quello di un anno o di un anno e mezzo fa si notano delle grandi differenze. Negli ultimi due anni sono scomparsi dal mercato diversi operatori, tipo hedge funds o banche che hanno chiuso i battenti. Ci sono meno attori sul mercato e di quelli che sono rimasti molti hanno ridotto la loro capacità di intervento per via di un minore utilizzo della leva rispetto al passato.
Il risultato è che quando si guarda ai quantitativi dei book per ciascun livello di denaro o lettera, si nota che i quantitativi spesso sono esigui. Se in un dato momento arriva un ordine consistente, in acquisto o in vendita, per realizzare un quantitativo di un minimo di spessore si sposta il prezzo di uno o due punti percentuali nel giro di poco.

Guardando a Piazza Affari, quali sono i valori di riferimento cui guardare ora per l'indice S&P/Mib?

I livelli sono un po' sempre gli stessi per l'indice S&P/Mib che al ribasso presenta un supporti chiave in area 15.000/15.200, mentre al rialzo l'ostacolo principale è in area 18.300, non molto distante dai livelli attuali. Difficilmente si dovrebbe andare oltre questi livelli nel breve, per tutto quanto detto prima, mentre i movimenti al ribasso dipenderanno molto dalle novità che giungeranno sia dal fronte macro che societario.
La strada al rialzo è stata percorsa in maniera molto veloce, segnalando che se si rompe il meccanismo del rialzo, c'è il rischio che si scenda anche molto velocemente. Al di sotto dei 15.000/15.200 punti, c'è il vuoto fino ai minimi per l'S&P/Mib, essendo mancato un consolidamento intermedio nelle ultime settimane.

Parlando di settori e singoli temi, quali strategie ci può suggerire per Piazza Affari?

Sul mercato domestico ci sono alcuni titoli come Italcementi, Parmalat e Telecom Italia che si sono avvicinati alla media mobile a 200 periodi. Credo che quest'ultima abbia un valore segnaletico al di là del trading di breve periodo e il fatto che questi titoli si siano avvicinati a tale media, mi lascia pensare che su queste storie ci possa essere qualcosa di diverso rispetto ad altre azioni.
Per i bancari invece, a mio avviso è tardi per comprarli, tenendo presente che prima o poi arriverà una correzione. E' importante vedere, nel momento in cui il mercato dovesse stornare, dove si fermerà il movimento di discesa, perché dopo non si tratterà più di scegliere l'uno o l'altro titolo, perché un po' tutti offriranno spunti interessanti.
Le domande più impegnative me le porrei nel momento in cui il mercato dovesse correggere, perché non me la sentire in questo momento di inseguire titoli che hanno corso tanto nelle ultime settimane.
Sono relativamente più positivo sui petroliferi, al di là di ENI che è un po' più influenzata dia movimenti legati ai basket sugli indici. Se guardo Tenaris e Saipem, non tanto nell'ottica del trading, ma sotto il profilo dei fondamentali, mi sembra che ci sia qualcosa di meglio rispetto al resto del mercato. Fermo restano le grandi incertezze di fondo, perché in questo momento sarei cauto con lo shopping visto che il quadro di fondo è ancora piuttosto negativo.


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