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Venerdì 16 Maggio 2008, 20:13
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“(…) Detto di Talete e delle sue olive, proverò ora a calarne alcuni aspetti nella cronaca di questi ultimi mesi. Certo non potrò farlo attraverso i frantoi e l'olio d'oliva perché, nonostante sia d'origini pugliesi (come gran parte di coloro che sono nati a Milano), su tale argomento non saprei proprio cosa dire. Mi occupo tuttavia di mercati finanziari e su questi ultimi c'è comunque un olio che lascia buona traccia di sé. O meglio, e come vedrete, ce n'è più d'uno, ma sarà da questo “uno” che s'avvieranno le mie analisi: l'olio in questione è quello di semi. Mi rendo perfettamente conto che l'argomento non è avvincente come il succo d'arancia ne “Una poltrona per due”, ma anche l'olio di semi, in fondo, rappresenta una “soft commodity” e rispetto al succo d'arancia, è giusto dirlo, ha un mercato ben più vasto. Soprattutto per noi, però, più interessante. Basti solo pensare che, dai minimi del 2001, il valore dell'olio di semi è cresciuto del 300%! Sarebbe stato un buon investimento? Direi proprio di sì, ma si sarebbe dovuto considerare “quei minimi del 2001” quale buona “opportunità d'acquisto” e non so quanti, in realtà, siano stati in grado di farlo. Si sarebbe dovuto aver probabilmente, come accaduto a Talete, una fortissima fiducia nelle proprie previsioni (e non è secondario ricordar che la “fiducia” è proprio quel che muove i mercati: senza “fiducia”, infatti, questi ultimi neanche ci sarebbero). Una fiducia che sarebbe stata, però, ancor più necessaria in chi ha mantenuto le proprie posizioni sull'olio di semi anche nell'anno in corso. Eh sì, perché negli ultimi mesi l'olio di semi ha perso un 30% del suo valore. Un bel problema. D'altra parte, i mercati finanziari sono proprio questo: un continuo oscillare tra quel che è “opportunità” e quel che è “problema”. Nulla di straordinario, dunque, se non fosse che negli investimenti i “problemi” (ma quelli veri!) finiscono il più delle volte col minare alla radice la fiducia nelle scelte compiute: è nel “problema”, infatti, che si finisce col provare quella “angoscia d'esser gettati nel mondo” che rappresenta, in buona sostanza, il naufragio dei nostri progetti. In particolare di quei progetti di cui gli investimenti, in fondo, sono solo un mezzo per dar loro concretezza. Su quest'ultimo aspetto, nel corso degli anni, mi sono fatto un'idea ben precisa che, giusta o sbagliata (si tratta, infatti, di una mia convinzione e non già di una tesi dimostrabile), credo possa essere uno dei primi consigli che un buon consulente d'investimento indipendente deve saper dare e a dispetto d'ogni possibile calcolo finanziario. Giacché gli investimenti non sono altro che uno dei tanti modi del nostro “essere al mondo”, non c'è alcun motivo di rendere quest'ultimo ancor più complicato di quel che è già. Quando l'angoscia per un investimento v'assale (ed accade, eccome se accade, ed accadrà sempre più spesso, in futuro…) non mettete sotto analisi il possibile esito finale del vostro investimento, ma spostate l'attenzione su di voi: certo, nel tempo quell'investimento potrebbe rivelarsi straordinario dai livelli sin lì raggiunti (come il panico, infatti, anche l'angoscia si manifesta sempre troppo tardi), ma in uno “stato d'incertezza” non ci sarà mai alcun'analisi che potrà portar all'esterno la vostra angoscia. Quest'ultima, infatti, a differenza della paura, non ha un oggetto preciso, non s'acquieta insomma di possibili ragionamenti sullo “star del mondo”, ma vive solo di una fiducia che ormai… non c'è più. Insomma: quando non avete più fiducia in un investimento, chiudetelo! Magari perderete molti quattrini, ma vivrete certamente meglio. Ed avrete sempre la possibilità di rifarvi una vita. Come investitori, ovvio. In fondo è questo quel che suggerisco sempre ai miei clienti: in particolare, poi, quando quell'investimento che produce, in loro, tanta angoscia è tra quelli da me proposti. Ma torniamo ai nostri oli. Olio d'oliva, olio di semi, olio… combustibile. Quest'ultimo ha fatto meglio di tutti: dai minimi, segnati nel 1998, infatti, ha guadagnato un 1000%. Un confronto tra l'olio di semi e l'olio combustibile, tuttavia, offre alcuni spunti d'analisi interessanti. Ad esempio: sino al 1998 la performance dei due oli non era granché differente. Come investimenti, infatti, si sarebbe potuto far spesso, tra i due, rotazione di magazzino: per un po' si stava su uno e poi si scendeva e si stava sull'altro, così da guadagnare quel che il primo, invece, ci avrebbe fatto perdere. Questo meccanismo, tuttavia, un giorno ha smesso di funzionare. Eravamo giusto a cavallo del nuovo millennio: tra il 1999 ed il 2001. In termini di rendimento, fra i due oli s'è aperta una forbice che non s'è più richiusa. Una forbice apertasi però ancor più col principe degli oli: il petr-olio. Anche il petrolio, come l'olio combustibile, ha segnato un minimo nel 1998. E, come l'olio combustibile, ha guadagnato più del 1000%, crescendo soprattutto nell'ultimo anno. I media hanno supportato tale movimento facendo da grancassa alle notizie che ogni giorno l'accompagnavano: “Nuovo record, anche oggi, del petrolio”. Ma se questo, in fondo, è certamente vero per quel che riguarda gli americani, dove 100$ sono sempre e comunque 100$, non così però si dovrebbe dire dei telegiornali di casa nostra, dove 100$ sono ogni giorno, da qualche anno a questa parte, sempre qualcosa meno. Eh sì, perché se prendiamo il prezzo del petrolio in dollari e lo trasformiamo in euro, ci accorgiamo facilmente che lo stesso, ben due anni fa (s'era a cavallo tra la primavera e l'estate del 2006) valeva, più o meno, quel che valeva quest'inverno: 60 euro circa! E' solo dallo scorso mese, infatti, che s'è cominciato a marciare verso gli 80 euro. Il prezzo del petrolio è rimasto avviluppato tra i 20 ed i 40 euro dal 2000 al 2004, quindi, dal 2005 al 2007, s'è mosso tra 40 ed i 60 euro. Dall'anno in corso, invece. si muove stabilmente oltre i 60 euro. Già, ma noi ci occupiamo di “investimenti”, non di “economia reale”, e negli investimenti nessuno potrà mai metter nel proprio deposito titoli un… barile di petrolio! Fortunatamente, ci sono diversi prodotti che consentono d'investire sulle commodities, ma è proprio qui che, purtroppo, nascono le sorprese. Quasi tutti questi prodotti fanno riferimento ad un qualche indice, preso a sottostante degli stessi. Ce ne sono di diversi tipi e tra i principali v'è sicuramente il DOW JONES AIG COMMODITY INDEX. Si tratta di un paniere di contratti futures su 19 commodities fisiche, diversamente ponderati nel tempo. All'inizio del 2008, ad esempio, al suo interno v'erano: Petrolio (13%), Gas Naturale (12%), Soia (8%), Oro (7%), Alluminio (7%), Rame (7%), Granoturco (6%), Bovini (5%), Frumento (5%), Nafta (4%), Benzina (4%), Zucchero (2%), Zinco (3%), Caffè (3%), Olio di Soia (3%), Nickel (3%), Argento (3%), Maiali (3%), Cotone (2%). A propria volta, tali commodities sono poi suddivise in alcuni sotto indici (Prodotti Petroliferi, Metalli, Cereali, ecc.), particolarmente utili a costruire strumenti d'investimento ancor più specifici. Il fatto che l'indice DJ AIG CI sia costruito su future non è di poco conto: a differenza di un'azione, infatti, il cui possesso dà diritto ad una partecipazione nella società, un contratto future indica una data di consegna della sottostante commodity fisica. Al fine d'evitar tale consegna e mantenere una posizione lunga sul future, il contratto in scadenza viene venduto per acquistarne uno con scadenza più lontana (per i non esperti: immaginate d'avere un cartoccio di latte che stia per scadere in frigorifero e che voi non possiate comunque bere prima della scadenza, ebbene con una piccola spesa aggiuntiva il supermercato ve lo ritira e ve ne dà in cambio uno a più “lunga conservazione”). Quest'operazione è tecnicamente indicata come “rollare una posizione future” e porta, inevitabilmente, ad un depauperamento dell'indice stesso, un depauperamento, tuttavia, solo parziale. Tant'è vero che il DJ AIG CI, dai minimi del 1999, ha sin qui guadagnato quasi il 200%. Sarebbe stato, insomma, negli ultimi anni, quel che si dice “un ottimo investimento”, giusto?… “Sì” se fossimo americani, ma “no” da buoni europei, quali noi siamo. Ed ora proverò a spiegarvene i motivi. Dell (NASDAQ: DELL - notizie) 'indice DJ AIG CI esiste una versione in Euro che sarà bene confrontare con quella standard espressa in dollari. Alla fine del 2000, quando ormai era ampiamente scoppiata la bolla sul NASDAQ (NASDAQ: notizie) , e sarebbe stato comunque opportuno, anche per noi europei, investire diversamente i propri quattrini, l'indice DJ AIG CI in Euro quotava 167p. Più o meno, proprio quel che quotava sette anni dopo: 174p! Non saranno stati certo sette anni di guai, ma di vacche grasse, nel caso, non mi par proprio che si possa parlare. Ma c'è di più perché, se anziché assumere quale data di partenza dei nostri investimenti in commodities il nuovo millennio, si fosse partiti dal 2005, beh… saremmo ancor qui a chiederci chi mai ce l'abbia fatto fare di mettere i nostri quattrini in quel che oggi tutti vogliono senza saper bene quel che stanno per prendere (perché questo, poi, è il vero problema di fondo): il nostro rendimento, infatti, sarebbe stato sostanzialmente negativo. Ohibò! Possibile?… No, no… non “possibile”: è proprio così! Non per il petrolio, certo, ma le materie prime, o meglio, gli indici su cui investire per partecipare anche noi, europei, del rialzo delle materie prime, anche se nessun lo dice, hanno toccato i loro massimi, in euro, nel 2005! Qualcuno penserà: “In quegli indici, in fondo, v'è un po' di tutto: sarebbe bastato prendere solo il settore energia per ottenere quanto sperato o poco meno!”. Vero?… Per nulla. Prendiamo, ad esempio, il DJ AIG sul Gas Naturale che, in ragione delle forti rivalutazioni degli ultimi mesi (+40% dall'inizio dell'anno), già alla fine d'aprile era la materia prima che più pesava (15%) all'interno dell'intero indice DJ AIG CI. A guardar il grafico si resta “basiti”: dal 2001 ad oggi, infatti, ha perso quasi il 90% del proprio valore! In dollari, poi, perché in euro, dal 2001 al 2007, si sarebbe rimasti con solo il 5% dei soldi inizialmente investiti! Oggi, forse, il gas naturale, pur cresciuto tanto negli ultimi mesi, rappresenta anche per noi europei una buon'occasione d'acquisto, ma solo di lunghissimo periodo. Eh sì, perché quant'avvenuto a cavallo del 2000 è stato un vero e proprio strappo generazionale. Prima, infatti, petrolio e gas naturale facevano un po' come l'olio di semi e l'olio combustibile: uno saliva, l'altro scendeva e viceversa. Prima s'apriva la forbice, poi si chiudeva. Almeno sino al 2000, perché dopo, tale forbice, non s'è più chiusa. Anzi, ha continuato ad aprirsi. Il percorso generazionale del petrolio s'è messo a correre all'insù e quello del gas naturale all'ingiù. Incredibilmente, se confrontiamo i percorsi di lungo periodo (con minimi ogni 3-4 anni), ci accorgiamo che quello del petrolio e quello del gas naturale, negli ultimi otto anni, sono perfettamente allineati: salgono e scendono insieme. Il fatto è che quello del petrolio, spinto al rialzo dal proprio percorso generazionale, è salito sempre molto, ma molto più di quel che è sceso, mentre sul gas naturale è accaduto l'esatto contrario. Durerà ancor a lungo questa strana vicenda? Salirà ancor molto il prezzo dei prodotti d'investimento legati al petrolio, a dispetto di quelli legati al gas naturale?…” Sono domande cui, in CONFINDUSTRIA, noi s'è dato risposta, una risposta che qui, però, possiamo solo accennare: - secondo i nostri percorsi campione, il petrolio è ormai molto prossimo a chiudere la propria corsa al rialzo; - incredibilmente, però, proprio questo dovrebbe render conveniente per noi europei l'investimento sui prodotti in materie prime (non dimenticate, infatti, che il petrolio pesa, sì, sugli indici di riferimento, ma non più del 15%); - il dollaro, in ripresa nei prossimi mesi, potrebbe tra l'altro proteggerci da eventuali rendimenti negativi (così come, in passato, ci ha impedito d'ottenere rendimenti positivi). L'ultima tesi da noi sostenuta è però quella che ha finito col sorprendere i più: - i tassi d'interesse in Europa sono destinati a salire, e non poco, nel corso dei prossimi anni. D'altra parte, come si diceva all'inizio di questo pezzo: “La filosofia ama guardar le cose da un altrove ben diverso dai luoghi comuni in cui si svolge solitamente la vita. Ama soprattutto disorientar gli sguardi: in particolare i più abituali ed i più abituati ad ascoltar solo se stessi. Cerca di disorientarli attraverso parole inaudite che non capita d'ascoltar tutti i giorni. Parole insolite, non ancor corrotte dal logorio dell'abitudine.” E la prossima volta proveremo a dare un senso ancor più concreto alle nostre parole. Edoardo E. Macallè Responsabile Scelte d'Investimento in NIKKAIA Strategie Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA www.nikkaiastrategie.com - www.assoconsulenza.eu Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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