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Mercoledì 16 Luglio 2008, 22:25
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In quell'occasione la Federal Reserve aveva deciso di mantenere invariato il costo del denaro al 2%, livello al quale si era arrivati ad aprile, con l'ultimo di una lunga serie di tagli partita a settembre scorso. A fine giugno era stato tratteggiato uno scenario meno allarmante di quello emerso in precedenza per la crescita economica, mostrando maggiori preoccupazioni per l'inflazione, per la quale erano stati segnalati rischi al rialzo. Non molto diverso il tono del messaggio consegnato questa sera, visto che nei verbali del FOMC si mette in evidenza il fatto che ci sono ancora rischi al ribasso per la congiuntura, alla luce anche delle prospettive del mercato immobiliare che si confermano “deprimenti”. La Federal Reserve al contempo ha messo in guardia dalla minaccia rappresentata dall'inflazione, per la quale le aspettative continuano ad essere orientate al rialzo. Del resto proprio quest'oggi si è avuta una conferma in tal senso, con il dato del mese di maggio, che con un progresso dell'1,1% ha segnato il maggior rialzo degli ultimi 26 anni. Una crescita di gran lunga superiore alle attese degli analisti che sono stati delusi anche dal dato “core”, con un progresso dello 0,3% rispetto allo 0,2% messo in conto. Le pressioni inflazionistiche potrebbero così costringere ad un rialzo dei tassi di interesse, anche se dai verbali del FOMC si apprende che la maggior parte dei membri del Board ritiene che ci siano ancora troppe incertezze sia per l'outlook economico che per quello inflazionistico. Anche per questo motivo non è stata ancora individuata una precisa linea di azione in ordine alle prossime mosse in materia di politica monetaria. Queste ultime saranno valutate sulla base degli aggiornamenti macro che continueranno ad arrivare nelle prossime settimana e che aiuteranno a delineare meglio lo scenario in cui ci troviamo. Tuttavia diversi membri della Fed si sono trovati concordi nell'affermare che un aumento dei tassi di interesse sarebbe appropriato in tempi brevi. Del resto i rischi al rialzo per l'inflazione sono in aumento già dal meeting dello scorso aprile e di conseguenza il prossimo intervento di politica monetaria potrebbe muovere proprio in direzione di una revisione al rialzo del costo del denaro. Una possibilità che è stata già discussa in occasione dell'ultimo meeting, quando la decisione sui tassi non era stata votata all'unanimità visto che Richard Fisher avrebbe voluto un aumento già a fine giugno. Come anticipato prima, al momento però non vi è alcuna certezza sulle mosse future, visto che il quadro appare ancora poco chiaro sia sul fronte della crescita che dell'inflazione. Molto dipenderà dai dati che saranno diffusi a breve e che potrebbe rafforzare questo orientamento della Fed. Un rialzo dei tassi del resto diventerebbe inevitabile nel caso in cui l'economia dovesse iniziare a mostrare qualche segnale di ripresa, consentendo così alla Banca Centrale di spostare nuovamente la sua attenzione sull'inflazione in misura prioritaria. La prospettiva di un aumento del costo del denaro però non ha minimamente impaurito Wall Street che quest'oggi ha vissuto una seduta da incorniciare. Gli indici infatti, hanno tentennato solo qualche minuto dopo la diffusione dei verbali e in seguito hanno continuato a muoversi con decisione lungo la via dei guadagni, mettendo a segno un rally che nel caso del Nasdaq Composite (NASDAQ: notizie) ha superato i tre punti percentuali. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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