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Mercoledì 16 Luglio 2008, 8:50
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I mercati azionari stanno vivendo giornate decisamente negative, scivolando su livelli che in alcuni casi non si vedevano ormai da alcuni anni. Quali riflessioni si possono fare sull'attuale situazione dell'azionario e quali sono le sue previsioni nel breve periodo? I mercati continuano a perdere terreno principalmente per effetto della crisi finanziaria che perdura e così i titoli del comparto scivolano sempre più in basso. In molti casi sono stati raggiunti dei livelli di price/earning decisamente attraenti rispetto alla media storica. Tuttavia bisogna vedere effettivamente quali saranno le svalutazioni future oltre a quelle già annunciate. Finchè si parla di una contrazione degli utili anche del 50%, possiamo dire che tale prospettiva sarebbe già incorporata nei prezzi attuali. E' evidente però, che se il mercato continua a peggiorare e la situazione diventa ancora più incandescente, avremmo un processo di avvitamento che potrebbe portare istituti bancari anche di grandi dimensioni a non riuscire più a sostenere le ulteriori valutazioni che arriverebbero in futuro. Si innescherebbe così un effetto domino, che andrebbe a coinvolgere inevitabilmente il consumatore americano che è indebitato basti pensare solo al discorso delle carte di credito. Mentre in Europa in caso di insolvenza, le banche bloccano l'indebitamento e riescono a limitare i loro problemi, negli Stati Uniti non è mai stato così. La crisi in tal caso potrebbe diventare anche più ampia di quella che si pensava solo un paio di mesi e fa e ciò penalizza i mercati anche sul piano della fiducia. Se non intervengono le Banche Centrali o quegli istituti che hanno liquidità per rilanciare il sistema, la situazione è destinata a peggiorare. Da un lato quindi c'è la crisi finanziaria, dall'altra quella di fiducia degli investitori, e il terzo fattore da non trascurare è rappresentato dai riscatti che interessano i fondi, contribuendo ad un ulteriore deterioramento della situazione. Questo porta a vendite indiscriminate, generando fasi di panic-selling simili a quella che abbiamo vissuto nella sessione di ieri. In che modo a suo avviso si potrà cercare di superare la crisi del credito? Quali interventi dovrebbero essere attuati perché si riesca a fronteggiare e a lasciarsi alle spalle questa difficile situazione? Credo che la Federal Reserve non potrà continuare a lungo a tappare i buchi che si vanno creando nelle varie banche. E' necessario un intervento coordinato con altre Banche Centrali, come quello realizzato dopo l'attacco alle torri gemelle del 2001, perché in alternativa le soluzioni appaiono solo temporanee e poco efficaci. Questo porterebbe ulteriore sfiducia perché di fatto in tal modo non si comprende quale sia la reale situazione, tanto che gli investitori si interrogano su quali potranno essere le prossime vittime dopo Indymac, Freddie Mac (NYSE: FRE - notizie) e Fannie Mae (NYSE: FNM - notizie) . Tra le soluzioni quindi vedo un intervento coordinato delle Banche Centrali, che facciano capire che non si scende più dai livelli attuali, assicurando che sarà fatto tutto il necessario a sostegno di una ripresa. Questo permetterebbe di porre un freno notevole alla speculazione, perché verrebbero meno anche gli speculatori sul dollaro e sul petrolio. Fino a quando non si approderà ad una soluzione di questo tipo, è difficile che per i mercati parta un rialzo viste le difficoltà e la sfiducia che si registrano ormai da mesi. Nel '98, a seguito del famoso crollo, i mercati azionari diedero vita ad una ripresa improvvisa che nell'arco di pochi mesi portò a recuperare tutte le perdite. Vista la situazione attuale, è possibile che si riproponga un simile scenario? Le Borse avranno la forza di risalire la china indipendentemente dalle indicazioni macro e societarie? E' anche possibile che si possa assistere ad un rimbalzo improvviso come quello vissuto nell'ultimo trimestre del 2008. Ciò però potrà avvenire se si arriva a dei livelli di sottovalutazione tale che anche i più pessimisti tornano ad acquistare, favorendo così la ripartenza dei vari titoli. Se andiamo a guardare un grafico di lungo periodo ad esempio per l'S&P500, riscontriamo la presenza di una configurazione ad M. Volendo, se completata la figura tecnica, ora siamo ad un terzo del movimento ribassista, basti vedere alla discesa realizzata dal 2000 al 2003. Nulla esclude che ci possa essere un ribasso prolungato anche nel corso dei prossimi mesi, visto che un simile movimento si è già vissuto dopo il 2000. Allora si partiva da una bolla speculativa legata all'high-tech, mentre ora siamo alle prese con un problema finanziario e del credito che a mio avviso potrebbe avere un impatto di gran lunga più devastante. Nel 2000 è stato preso di mira solo un settore, quello tecnologico, mentre la crisi creditizia impatta non solo sul comparto finanziario, ma sull'intera economia. A mio avviso, la crisi potrebbe avere conseguenze più gravi della bolla internet, ma mentre per quest'ultima non si poteva fare altro che aspettare che si “sgonfiasse”, per quella finanziaria è più “facile” intervenire, ma bisogna farlo con forza. Il processo va bloccato subito, perché è vero che per ora non ci sono ancora impatti sul consumatore, basti pensare che ieri le vendite al dettaglio sono diminuite ma si mantengono ancora sopra la parità, ma basta poco per scendere al di sotto e avviare una fase di avvitamento che sarebbe poi difficile da controllare. Per i mercati azionari c'è ancora il rischio di assistere ad ulteriori flessioni nel breve, in attesa di interventi decisi da parte dell'Autorità finanziarie? Nel breve c'è la possibilità di assistere ad ulteriori discese, in quanto più volte si sono viste delle sottovalutazioni nei vari settori che però sono durate anche mesi. Ci può essere da qui ad una settimana un ulteriore affondo, ma dopo un possibile saliscendi ad agosto e settembre, è possibile che il mercato si convinca che il peggio sia davvero alla spalle. In tal caso si potranno avere davvero sei mesi molto positivi fino a marzo, ma dovranno verificarsi determinate condizioni di tranquillità e fiducia che al momento mancano. Stiamo entrando ormai nel vivo della stagione delle trimestrali societarie Usa: è possibile sperare in un sostegno ai mercati dai dati che giungeranno nelle prossime settimane o l'attenzione sarà comunque incentrata sulle novità dal mondo finanziario? Credo che la stagione delle trimestrali societarie possa passare un po' in secondo piano, come già dimostrato dai conti di General Electric (NYSE: GE - notizie) o di Alcoa (NYSE: AA - notizie) che non hanno avuto alcuna ricaduta positiva sui listini. Il mercato è concentrato sulla crisi finanziaria e potrà ripartire solo con questo settore, per cui si guarderà con grande interesse ai risultati delle grandi banche, con un occhio rivolto soprattutto alle possibili svalutazioni in arrivo. Fino a quando non si avranno finanziari in ripresa, dollaro in recupero e petrolio in calo, è difficile che sui mercati azionari si possa assistere ad una ripartenza nel breve. Guardando a Piazza Affari, l'indice S&P/Mib ieri ha segnato un nuovo minimo in area 26.700, per poi chiudere poco sopra i 27.000 punti. Quali scenari sono attesi per le prossime giornate? Ieri abbiamo vissuto, al pari di quanto accaduto venerdì scorso, una seduta di panico, e ieri c'è stato un incremento dei volumi che testimonia quell'effetto panico che solitamente anticipa la fine del movimento ribassista. Questo non vuol dire che la discesa sia finita ieri, anche perché solitamente il movimento finale si conclude o con un gap down seguito il giorno dopo da una parte in gap-up, oppure con una pesante flessione in una seduta che si conclude magari in maniera positiva. Ieri il mercato ha recuperato dai minimi ma non ha realizzato un hammer rialzista degno di nota, e quindi resta alto il rischio di nuove flessioni. Fino a quando vediamo recuperi giornalieri dai minimi ma con una chiusura che consegna comunque una candela abbastanza negativa a fine sessione, se non avremo un gap up il giorno successivo, difficilmente sarà fugata la minaccia di ulteriori discese. Parlando dei livelli per l'S&P/Mib, al ribasso segnalo l'area dei 26.000 punti, la cui tenuta è cruciale per evitare veri e propri disastri. Non è detto che il mercato arrivi necessariamente su questo livello, potrebbe fermarsi anche prima, anche se li target naturale è quello dei 26.000 segnati ad agosto 2004, da cui era partito il successivo movimento rialzista. A differenza dei mercati americani, il nostro si trova in piena onda 5, per cui teoricamente la discesa si può fermare in qualsiasi momento e sicuramente questa sarà l'ultima onda ribassista. Per l'intensità e la velocità che la stanno caratterizzando, sembra che la stessa sia ormai vicina alla fine. Assumendo l'area di 26.000 come punto di arrivo, l'S&P/Mib, in caso di rimbalzo, avrebbe un primo obiettivo in area 30.000/30.200 che potrà essere raggiunta anche in poco tempo. Il primo movimento di rimbalzo di solito è violento e si potrebbe concretizzare anche nell'arco di due settimane, mentre oltre i 30.000 si potrebbe salire fino ai 34.800. In seguito si potrebbe avere un pull-back a 32.500, per poi riprende la salita oltre i precedenti massimi relativi. Nel momento in cui si dovesse realizzare il rimbalzo del mercato di cui ha parlato poc'anzi, quali sono i titoli su cui bisognerà tornare a scommettere? Senza dubbio la prima scelta sarà quella dei finanziari, che andranno comprati prima degli altri, mentre se il petrolio scenderà al di sotto dei 130 dollari, punterei sul settore auto che è stato il secondo più penalizzato. Solo in un terzo momento tornerei a scommettere sulle small-caps, che però vengono riprese dagli investitori solo in una fase successiva. Tra i bancari suggerisco di puntare in primis su storie come Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) e Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) che ormai viaggiano quasi di pari passo. Altri come Banco Popolare (Milano: BP.MI - notizie) e Banca Popolare di Milano (Milano: PMI.MI - notizie) sono temi più speculativi, e se anche riprenderanno quota, andranno approcciati con maggiore cautela. Personalmente ho già acquistato nella seduta di lunedì scorso Unicredit, in area 3,6 euro, e può essere anche interessante Monte Paschi per via della questione legata a Santander (Madrid: SAN.MC - notizie) . Su Fiat invece suggerirebbe di entrare in un secondo momento, quando sarà già avviato il rimbalzo del mercato? Per Fiat mi manterrei cauto per il momento anche se il titolo viaggia ormai a 4 volte gli utili e se dovessero essere confermati i target 2008, sarebbe da acquistare anche subito perché le quotazioni dovrebbero essere già in area 13 euro. Fino a quando però i prezzi del petrolio rimarranno elevati, potrebbe essere rischioso intervenire su Fiat (Milano: F.MI - notizie) che se da una parte potrebbe stabilizzarsi sui livelli attuali, dall'altra potrebbe non ripartire da subito. Qual è la sua view sugli assicurativi? Ritiene sia il caso di scommettere su questi titoli insieme ai bancari? Quali le storie più interessanti da seguire? Nella seduta di lunedì ho realizzato qualche acquisto su Generali e Fondiaria-Sai perché insieme ai bancari hanno interessanti potenzialità di recuperare se la situazione migliorerà nel breve. Per Generali, in caso di rimbalzo del mercato, ci si può attendere un ritorno ai 25,5/26 euro, anche in tempi abbastanza brevi. Fondiaria-Sai invece presenta un livello importante da monitorare in area 20,8/20,9, con possibile target sui 24,5 euro. Come valuta infine l'impostazione di STM, protagonista ieri di un interessante recupero nel finale che ha permesso al titolo di chiudere sopra la parità? Tecnicamente il titolo ha realizzato ieri un movimento simile a quello di Generali, considerando che i volumi di ieri sono stati doppi rispetto a quelli della vigilia. STM ha fatto un doppio minimo sul livello del 21 marzo, e potrebbe anche ripartire con spazi di recupero fino a 8 euro, ma resta sempre l'incognita dollaro, la cui debolezza dovrebbe avere ricadute negative sui conti del gruppo. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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