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Giovedì 16 Luglio 2009, 11:46
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In Fitzcarraldo il Rio delle Amazzoni viene percorso in senso inverso, controcorrente. Per accedere a una zona remotissima il piroscafo viene trascinato nella giungla su una montagna, nelle condizioni più difficili che si possano immaginare. Grazie a questi sforzi Fitzcarraldo potrà sfruttare le ricchezze della giungla, accumulare una fortuna e realizzare il grande sogno di portare Caruso a cantare a Manaus, nel centro dell'Amazzonia. La poetica di Herzog è quella della sfida folle e allucinata, animata da un'energia assoluta che non promana dagli uomini, ma che gli uomini si ritrovano ad avere dentro di sé e di cui sono semplice strumento e vittima. Il viaggio in salita o in discesa lungo il fiume tra avversità di ogni genere è sempre e comunque controcorrente. Ognuno per sé e Dio contro tutti. Chi ha comprato azioni e rischio a metà marzo, mentre il mondo sembrava scivolare verso la deriva finale, ha dovuto trascinare il piroscafo sulla montagna. Alla fine, come Fitzcarraldo, ha guadagnato. Quando anche il più scettico degli investitori si è convinto a puntare qualcosa sulla fioritura dei germogli ha fatto invece soldi chi, come Aguirre, ha disceso il fiume tra le frecce avvelenate. Nel momento in cui il tema dominante era ridiventato il test dei minimi il piroscafo di Fitzcarraldo ha ripreso a scalare la montagna. Velocissimo. Il mondo ha toccato il fondo, ma la ripresa, nei prossimi mesi, trimestri e anni, sarà erratica, fragile, irregolare, instabile e dissonante. Non paragonabile, insomma, alla ripresa maestosa, corale, epica e sinfonica del 2003-2007. L'erraticità si trasferirà sui mercati, in un'alternanza di paure di double dip o di fuoruscita iperinflazionistica sempre in agguato da una parte e di paura di perdere il treno della ripresa dall'altra. Mettersi dalla parte opposta di queste paure al momento giusto sarà decisivo. Per capire la violenza del rally di questi giorni bisogna tornare al clima della fase di consolidamento che lo ha preceduto. Ci ha colpito la sproporzione tra gli eventi e la reazione dei mercati nonché la distorsione palese nell'interpretazione di alcuni fenomeni. Sul modesto rallentamento americano di giugno verso maggio si è costruita la tesi della ripresa già abortita o anzi, a ben vedere, mai nata e solo sognata. Non si è degnata di considerazione l'accelerazione della produzione industriale in Asia e perfino in Europa. Chi l'ha considerata ha storto il naso, sottolineandone il breve respiro. Non si dà ripresa degna di questo nome, si è detto, se non si riprende anche la domanda finale e poiché i consumi sono immobili e gli investimenti anche la produzione industriale non andrà lontano. Spettacolare è stato poi il capovolgimento del rapporto tra causa ed effetto nella lettura della discesa del prezzo del greggio. Ecco la conferma, si è detto, della debolezza della domanda finale. A ogni discesa del greggio, su questa base, è stata fatta seguire una discesa delle borse e una salita degli spread di credito. In realtà il greggio non è sceso per un'improvvisa contrazione di domanda. La domanda globale di energia è una cosa seria, non fluttua nevroticamente da un mese all'altro come un future qualsiasi. In realtà il greggio è sceso in primo luogo perché si erano accumulate scorte sempre più abbondanti per un eccesso di offerta. In secondo luogo è sceso perché il Cftc, l'autorità che regola le commodities, ha minacciato di introdurre nuove regole per togliere spazio alla speculazione. Questo atteggiamento interventista sarà una costante nei prossimi mesi e anni e chi opera sulle materie prime deve cominciare a prepararvisi. Petrolio e derrate agricole saranno vigilati speciali e dove non dovesse bastare la moral suasion le nuove regole (limiti di posizioni, divieto di operazioni al di fuori dei mercati regolamentati, aumento punitivo dei margini) verranno effettivamente introdotte. Non dovesse bastare il Cftc, il Congresso sarà lietissimo di entrare in campo il più platealmente possibile. Nulla è più impopolare in America di un aumento del prezzo della benzina. Sia come sia, la discesa del greggio delle ultime due settimane a noi è sembrata una buona cosa. Con una ripresa dei consumi così fragile da non essere praticamente visibile, se non in Cina, un petrolio in salita libera era l'ultima cosa da desiderare. L'effetto del consolidamento dell'azionario sulla psicologia dei mercati è stato notevole. I sottopesati, che sono ancora moltitudini, si sono congratulati con sé stessi e hanno fatto voto di rimanere tali. Chi aveva comprato il rally dei germogli nell'ultima fase si è sentito spiazzato, ha alleggerito e ha fatto a sua volta voto di non cascarci più. In una condizione di posizionamento e di sentiment così sbilanciata è bastato davvero poco per reinfiammare i mercati. In pratica è bastata la scoperta evidentemente incredibile e sconvolgente che un mondo in cui le imprese licenziano con ferocia e pur tuttavia producono e vendono come prima deve essere un mondo di margini di profitto molto ben preservati e di produttività che aumenta fuori stagione (la stagione classica per la produttività è la prima fase della ripresa, non l'ultima della recessione). Dall'ipotesi di test dei minimi che circolava sette giorni fa siamo quindi passati a quella molto più verosimile di un test dei massimi. I mercati non annoiano mai. I prossimi tre-quattro mesi si presentano effettivamente propizi per un rialzo. La riaccelerazione della produzione industriale coinvolgerà finalmente anche gli Stati Uniti e sappiamo che un'automobile in più venduta in America vale per i mercati finanziari dieci volte di più di una venduta in Cina. Da tempo, del resto, scrutiamo tutti con ansia l'orizzonte in attesa che le auto prodotte in America passino finalmente da 9 a 10 milioni ma ci siamo accorti molto poco del fatto che quelle prodotte in Cina sono salite negli ultimi sei mesi da 6 a 10 milioni. I dati positivi sulla produzione industriale (l'ultimo con segno negativo è probabilmente quello di oggi) si accompagneranno a un rallentamento nella caduta dell'occupazione e degli investimenti. Se poi il petrolio si manterrà sui livelli più bassi di questi giorni anche i consumi potranno migliorare leggermente. Se le cose andranno effettivamente così, il sentiment del mercato ridiverrà gradualmente positivo. Molti sottopesati tarderanno a rassegnarsi all'idea della ripresa ma dopo qualche settimana capitoleranno e compreranno. Verso fine anno o inizio 2010 l'economia perderà slancio. Siamo convinti che altri pacchetti fiscali e, eventualmente, altre misure di acquisto di titoli governativi da parte della Fed siano già in preparazione, ma l'annuncio verrà dato più avanti. Tra la perdita di slancio dell'economia e l'implementazione delle nuove misure ci sarà il tempo per una correzione dei mercati. Credere quando tutti dubitano e dubitare quando tutti credono continuerà a essere fruttuoso. da Il Rosso e Il Nero, settimanale di strategia. Alessandro Fugnoli è strategist di Abaxbank, Banca d'Investimento del Gruppo Credem (www.abaxbank.com). Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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