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Lunedì 17 Marzo 2008, 12:58
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Il bilancio è particolarmente pesante anche nel Vecchio Continente, dove a perdere più degli altri è il Dax30 con un ribasso del 3,5%, seguito dal Cac40 (Parigi: notizie) e dal Ftse100 che scendono del 2,77% e del 2,57%. Simile a quest'ultime la variazione percentuale di Piazza Affari che vede l'indice S&P/Mib arretrare del 2,59%, a ridosso dei 30.800 punti, dopo aver segnato un minimo a 30.683 punti. Ad appesantire i listini sono le rinnovate tensioni per la crisi del credito che stanno mettendo sotto pressione i mercati non solo azionari. L'Euro infatti è arrivato a segnare nuovi record storici contro il Dollaro e anche le quotazioni del petrolio continuano a viaggiare su livelli decisamente elevati, ad un passo dal massimo di tutti i tempi. A mettere in subbuglio le Borse ha contribuito anche l'intervento della Federal Reserve che, con una mossa a sorpresa, ha deciso la scorsa notte di abbassare di un quarto di punto il tasso di sconto, portando al 3,25%. Giocando in anticipo e accelerando i tempi in vista del meeting in programma per domani, la Banca Centrale americana ha annunciato così due iniziative destinate a rafforzare la liquidità sui mercati, al fine di promuovere il loro corretto funzionamento, condizione essenziale per la crescita economica. Insieme alla riduzione di un quarto di punto del tasso di sconto, richiesta dalla Federal Reserve di New York, è stato deciso di aumentare la durata massima dei prestiti di credito a 90 giorni dai 20 indicati in precedenza. Il Board ha votato all'unanimità il rilascio dell'autorizzazione alla Fed di New York per la creazione di linee di credito, già a partire da oggi, per un periodo di almeno sei mesi, con la possibilità di proroga a condizioni di garanzia. E' contemplato l'accesso diretto agli intermediari che potranno presentare in garanzia anche titoli di debito con investment grade. Gli interventi della Banca Centrale americana però non hanno avuto l'effetto sperato, anzi hanno alimentato il panico in Borsa. La manovra d'emergenza sul tasso di sconto ha infatti rafforzato le preoccupazioni degli operatori su un possibile allargamento della crisi del credito, creando scompiglio anche sul mercato dei cambi e del petrolio. A questo punto l'attenzione è tutta rivolta all'appuntamento di domani, quando la Federal Reserve annuncerà la sua decisione ufficiale sui tassi di interesse. Fino a poche ore si scommetteva su una riduzione del costo del denaro nell'ordine dello 0,75%, ma alla luce degli ultimi sviluppi si guarda orma ad un mega taglio di un punto percentuale, che porterebbe quindi i Fed Funds direttamente al 2%. A rendere ancora più mesto l'umore degli investitori sono anche le ultime novità sulla crisi di Bear Stearns (NYSE: BSC - notizie) che venerdì scorso ha lanciato un allarme sul rapido deterioramento della sua posizione finanziaria. Dopo essere corsa in suo aiuto con finanziamenti d'emergenza, JP Morgan ha annunciato questa notte l'acquisizione di Bear Stearns, ottenendo la benedizione della Federal Reserve. La banca d'affari comprerà il gruppo sull'orlo del fallimento per 236,2 milioni di dollari, offrendo così appena circa 2 dollari per azione. L'operazione dovrebbe essere portata a termine entro la seconda metà di quest'anno e non comporterà un esborso in denaro per Jp Morgan, dal momento che la stessa è basata esclusivamente su uno scambio azionario. Anche quest'annuncio però non ha in alcun modo risollevato i mercati azionari che stanno reagendo molto negativamente, soprattutto in considerazione del prezzo offerto per Bear Stearns. Una valutazione di appena 2 dollari, rispetto ai 30 del valore di chiusura di venerdì scorso, appare decisamente bassa ed è letta dagli operatori come un chiaro segnale di come il gruppo fosse sull'orlo del fallimento venerdì scorso. Questo basta ad alimentare ulteriori preoccupazioni sul rischio di nuove svalutazioni da parte di altre banche e sulla minaccia di una possibile bancarotta anche per altri gruppi a stelle e strisce. Si spiega così l'andamento fortemente negativo dei futures Usa che a circa due ore dall'avvio delle contrattazioni preannunciano una partenza tutta in discesa, con una flessione attesa nell'ordine di due punti percentuali. Difficile pensare a questo punto ad una rapida via d'uscita dalla crisi in atto che secondo l'ex presidente della Fed sarà giudicata come la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. In un editoriale apparso oggi sul Financial Times, si legge che per Alan Greenspan la crisi finirà quando i prezzi delle case si stabilizzeranno, insieme a quelli dei prodotti collegati ai prestiti ipotecari. A quel punto le istituzioni finanziarie saranno costrette a ricapitalizzarsi o ad andare incontro al fallimento. La fine del tunnel si potrà vedere solo nel momento in cui sarà rimossa la principale fonte di contagio e questo avverrà quando si avrà appunto una stabilizzazione dei prezzi delle case. Un passaggio essenziale e inevitabile, che permetterà di restituire al mercato la chiarezza di cui necessita, visto che a quel punto le perdite saranno reali e non più stimate. Quel che è certo per l'ex Chairman che sul campo rimarranno molti feriti e sarà colpito soprattutto buona parte del sistema di valutazione dei rischi odierni. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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