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Venerdì 18 Aprile 2008, 0:00

La via lombarda al fisco federale

Di Francesco Cerisano

Italia Oggi

Il federalismo fiscale che verrà parlerà lombardo. Messo da parte il disegno di legge Lanzillotta ("troppo farraginoso e senza alcun accenno alla meritocrazia nella gestione delle risorse") varato dal centrosinistra nella passata legislatura, il nuovo governo che il presidente del consiglio "in pectore", Silvio Berlusconi, si appresta a formare non dovrà faticare più di tanto per scrivere le nuove regole sui rapporti finanziari tra centro e periferia.

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Perché il testo c'è già. Si tratta della proposta di legge approvata il 19 giugno 2007 dal consiglio regionale della Lombardia e che sarà ripresa pari pari dal governo per essere sottoposta all'esame del parlamento. "Ci atterremmo strettamente a quanto previsto nel programma", dice a ItaliaOggi il responsabile enti locali del Pdl, Mario Valducci. "Per noi il testo varato dal Pirellone rappresenta la migliore ricetta per attuare l'articolo 119 della Costituzione. Anche perché, a differenza di altri, introduce per la prima volta una logica meritocratica, premiando i comportamenti finanziari virtuosi e le regioni con minore evasione fiscale".

Tributi regionali.
Alle regioni andrà almeno l'80% dell'Iva e il 15% dell'Irpef statale. I meccanismi però saranno differenti per i due tributi. Per l'imposta sul valore aggiunto verrà istituita una compartecipazione regionale (non inferiore, appunto, all'80%) commisurata al gettito riscosso riferibile al territorio di ciascuna regione. Per l'Irpef, invece, verrà istituita una nuova imposta regionale (con aliquote inizialmente uniformi per tutte le regioni) che però non peserà sulle tasche dei cittadini perché contestualmente verranno ridotte le aliquote dell'imposta statale, in modo da creare un'invarianza di pressione fiscale. Alle regioni andrà pure tutto il gettito delle accise sulla benzina, dell'imposta sui tabacchi e di quella sui giochi. Le risorse sul piatto saranno di tutto rispetto. Basti pensare che per la sola Lombardia l'extra-gettito potrebbe aggirarsi intorno ai 15 miliardi di euro.

Tributi locali.
Il testo voluto dal governatore Roberto Formigoni trasferisce ai comuni e alle città metropolitane il monopolio della tassazione dei redditi fondiari. Gli enti istituiranno un'imposta locale sui redditi fondiari che verranno perciò esclusi da tassazione ai fini Irpef. L'aliquota sarà inizialmente stabilita in misura uniforme, ma poi comuni e città metropolitane potranno variarla entro i limiti stabiliti con legge regionale. Un'altra novità riguarda il versamento dei tributi regionali la cui erogazione dovrebbe avvenire direttamente in capo alle regioni competenti, superando così il sistema della tesoreria unica.

Premi agli enti virtuosi.
Ma sono i premi agli enti virtuosi la vera novità della proposta di legge del Pirellone. Gli incentivi alla buona amministrazione saranno di diversa natura. Per esempio, sono previste misure di incentivazione per le regioni e gli enti locali in relazione al maggior imponibile accertato. Non solo. Le regioni con i conti in regola potranno beneficiare della maggiorazione di un'aliquota di un tributo erariale "commisurata allo scostamento tra i risultati programmati e gli obiettivi realizzati". Per le regioni con i bilanci in rosso le sanzioni saranno pesanti: scatterà infatti il divieto di procedere alla copertura dei posti di ruolo vacanti nelle piante organiche e di iscrivere in bilancio spese per attività discrezionali (ad eccezione di quelle cofinanziate dall'Ue) fino a quando le regioni non avranno ripianato il deficit.

Fondo perequativo.
La perequazione tra le regioni più ricche e quelle con minore capacità contributiva sarà assicurata da un fondo alimentato con quote del gettito dei tributi propri. L'entità del fondo non sarà rigida e ogni tre anni verrà aggiornata. In modo da stimolare le regioni meno ricche a essere più efficienti, soprattutto sul fronte del contrasto all'evasione fiscale. Per assicurare il corretto utilizzo del fondo perequativo sarà istituita un'unità tecnica di monitoraggio e controllo composta da tecnici e rappresentanti delle regioni che alimentano il fondo. Abolizione dell'Ici. Intanto continua a tenere banco l'abolizione dell'Ici sulla prima casa (già di fatto eliminata per la metà dei proprietari dalle nuove detrazioni previste dalla Finanziaria 2008) che il governo Berlusconi cancellerà del tutto. I comuni non nascondono la loro preoccupazione per la perdita di una fetta consistente del loro gettito (circa tre miliardi di euro), ma non alzano barricate. Anche se preferirebbero che l'eliminazione dell'imposta venga inserita nel più vasto contesto di una riforma generale della fiscalità locale. "L'Ici è la fonte principale delle entrate dei comuni. Sarebbe giusto collocare una manovra sull'Ici in un disegno riformatore sulla fiscalità locale", ha dichiarato il presidente dell' Anci Leonardo Domenici. Che ha anche inviato al futuro premier un messaggio di distensione. "Spero che tra Anci e governo si possa creare una maggiore collaborazione di quella che si ebbe nel quinquennio 2001-2006", ha auspicato il sindaco di Firenze. "Questo governo è sostenuto da forze che hanno fatto del federalismo fiscale la propria bandiera. Spero perciò si possa lavorare in modo costruttivo con l'obiettivo di non danneggiare i cittadini facendo venir meno i molti servizi che dai comuni vengono erogati". A rassicurare Domenici ci ha pensato subito il vicepresidente dell'Associazione dei comuni, Osvaldo Napoli (Pdl). "L'operazione sarà possibile grazie a un fondo che già esiste presso il ministero dell'interno. Berlusconi e Tremonti ci hanno assicurato la certezza della copertura finanziaria". Sulla stessa lunghezza d'onda, Mario Valducci che assicura: "Tutto ciò che sarà tolto ai comuni con l'abolizione dell'Ici sarà trasferito con fondi dello stato. Del resto c'è un tesoretto da utilizzare".

Polizia locale.
Il responsabile enti locale del Pdl ha anche annunciato che, come promesso in campagna elettorale dallo stesso Berlusconi (si veda ItaliaOggi dell'11 aprile 2008), il governo si impegnerà per mettere mano a una riforma organica della polizia locale che dia ai vigili le competenze e gli strumenti di cui hanno bisogno per supportare le forze dell'ordine nella tutela della sicurezza. "Quando Berlusconi parla dei poliziotti di quartiere non si riferisce solo alla polizia e ai carabinieri, ma anche alla polizia municipale che non può essere relegata dai sindaci solo a fare multe, ma che deve essere impegnata nel controllo del territorio e nelle attività di contrasto e repressione della criminalità". "E' chiaro, però", prosegue Valducci, "che per far questo occorre una vera riforma della polizia locale, modificando l'attuale legge che è obsoleta".

Province sì, province no.
Sull'eliminazione delle province, all'interno della maggioranza di governo sembrano esserci idee differenti. Se da una parte Berlusconi le ritiene enti inutili, dall'altra si registrano posizioni più caute, di chi è convinto che gli sprechi siano altrove. Valducci è tra questi. "Non credo che le province siano responsabili di tutti gli sprechi della politica italiana", dice. "Sono altri gli enti inutili e penso agli Ato, ai consorzi di bonifica, agli enti parco, alle comunità montane in riva al mare, insomma alle centinaia di strutture burocratiche che per l'erario rappresentano solo centri di moltiplicazione della spesa senza alcuna utilità reale. Per eliminare questi enti non ci vorrebbe molto, basterebbe fare un decreto legge assegnando poi le loro prerogative in capo alle province".

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