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Giovedì 17 Aprile 2008, 8:56
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E' ancora presto per dire se il rimbalzo dei listini sia destinato a proseguire nel breve o se invece bisognerà prepararsi a nuovi cali. Diversi sono gli aggiornamenti attesi ancora dal mercato sia sul fronte macro che societario, senza dimenticare che si iniziare a guardare con sempre maggiore attenzione al meeting della Fed in programma per fine mese. Le Borse però sembrano intenzionate a reagire alla crisi del credito, tentando di superare le innumerevoli difficoltà vissute durante il primo trimestre. Indicazioni che emergono anche dall'ultimo sondaggio di Morningstar (NASDAQ: MORN - notizie) , realizzato tra l'1 e l'8 aprile scorsi, con il coinvolgimento di 23 delle principali società di diritto italiano ed estero operanti nel nostro Paese. Nelle prime tre rilevazioni di quest'anno, era emerso in maniera chiara un pessimismo di fondo che aveva indotto i gestori a vedere grigio per il futuro delle Borse. Nell'ultima indagine si registra invece un lieve cambiamento di sentiment, e per quanto sia ancora prematuro parlare di un ritrovato ottimismo, di fatto i fund manager iniziano a guardare oltre la crisi creditizia che ha colpito i mercati dal mese di agosto dello scorso anno. Lo shock del mercato creditizio continua a rappresentare una spina nel fianco, ma intanto sono ritornate in primo piano le preoccupazioni legate all'economia. I riflettori si spostano infatti sul quadro macro, che si presenta ancora in chiaroscuro, dopo che il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime sulla crescita per l'anno in corso, anche se la revisione per il PIL è stata considerata da alcuni eccessiva. Guardando nel dettaglio alle singole aree geografiche, per l'Europa viene confermata da parte dei gestori la preoccupazione sulla congiuntura già emersa in occasione dei sondaggi precedenti. Una conferma è arrivata anche dalle ultime dichiarazioni del presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, il quale ha fatto esplicito riferimento ai rischi di contrazione dell'economia, reiterando però le preoccupazioni sul fronte dell'inflazione. Gli esperti ritengono che la BCE dovrà cambiare strategia sul piano della politica monetaria, arrivando a tagliare i tassi di interesse nella seconda metà dell'anno. Buona parte degli intervista si attende inoltre una riduzione degli utili societari, anche se alcuni sperano proprio nella stagione dei dividendi quale sostegno per i mercati. Resta fermo intanto al 30% il numero di pessimisti, mentre è in lieve crescita la percentuale degli ottimisti, salita al 34,8%, pronti a scommettere su una risalita delle Borse del Vecchio Continente. Per l'America invece non c'è una visione univoca sulle prospettive dei listini, perché il 26% dei gestori ritiene che la piazza azionaria americana sia destinata ancora a calare, visto che la crisi del credito e la recessione dureranno a lungo. Altri invece pensano che il peggio potrà essere evitato grazie alle manovre della Federal Reserve e ai provvedimenti varati dal Governo che aiuteranno l'economia. Tuttavia bisognerà ancora valutare quali ricadute si potranno avere sull'inflazione sul debito pubblico dalle politiche adottata a sostegno della crescita. Quest'ultima sarà comunque debole quest'anno e ancora nel 2009, ma il 43,5% dei fund manager si schiera in favore di un rialzo della Borsa americana nei prossimi sei mesi, ritenendo che il peggio sia ormai alle spalle, senza dimenticare che le valutazioni azionarie sono attraenti in questo momento. Sostanziale parità per la piazza azionaria giapponese, per la quale coloro che prevedono un calo del Nikkei 225 (notizie) si equivalgono a quelli di quanti stimano un rialzo dell'indice. Quest'ultimo è molto sensibile ai dati sull'economia americana, visto che gli Stati Uniti sono il principale mercato di sbocco delle merci nipponiche. Ai timori legati ad una recessione in Usa, si aggiungono i problemi interni, la forza dello yen e gli elevati prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda le attese sul fronte dei tassi di interesse sulle due opposte sponde dell'Atlantico, i gestori credono che la BCE non potrà ignorare il rallentamento della congiuntura e sarà costretta ad allentare la politica monetaria. La strategia suggerita è quella di privilegiare le scadenze brevi delle obbligazioni, visto che sono meno sensibili all'inflazione. I titoli governativi europei sono da preferire a quelli americani, perché l'idea è che la fase di ribasso dei tassi di interesse negli Stati Uniti sia ormai vicina alla fine, senza dimenticare che il mercato sconta uno scenario peggiore rispetto a quello reale. Gli esperti ritengono inoltre che un eventuale cambio di direzione della Fed in materia di politica monetaria possa essere determinato da un incremento dell'inflazione, per via dell'aumento dei prezzi dell'energia e dei beni alimentari. Infine, spostando lo sguardo sul mercato valutario, è aumentata la percentuale di coloro che si aspettano un riscatto del dollaro nei confronti dell'euro, passando dal 47,6% al 57%. La ripresa in ogni caso avverrà in maniera graduale perché l'economia a stelle e strisce è in fase recessiva, ma un punto di svolta si potrebbe avere a partire dal momento in cui la BCE inizierà a tagliare i tassi di interesse. 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