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Martedì 18 Marzo 2008, 21:16

La Fed taglia i tassi ma conferma i rischi per la crescita. E' rally a Wall Street

Di Alberto Susic

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A conclusione della riunione iniziata ieri, la Banca Centrale americana ha deciso di intervenire nuovamente al ribasso sui tassi di interesse, in linea con la politica monetaria espansiva avviata a settembre scorso. A distanza di circa un mese e mezzo dall'ultimo meeting, la Federal Reserve per la sesta volta consecutiva ha ridotto il costo del denaro dello 0,75% che ha portato i Fed Funds al 2,25%, con un divario dell'1,75% rispetto ai tassi della BCE. Contestualmente è stato deciso un abbassamento di tre quarti di punto anche del tasso ufficiale di sconto che passa così al 2,5%, dopo la riduzione a sorpresa dello 0,25% decisa domenica scorsa. Quest'ultimo intervento è stato votato all'unanimità dai membri del FOMC che hanno così accolto le richieste presentate dalla Fed di Boston, di New York e di San Francisco.

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Non c'è stato invece completo accordo sul taglio dello 0,75% dei Fed Funds, visto che l'operazione non è stata approvata da Richard Fisher e da Charles Plosser, i quali avrebbero preferito una minore aggressività nella riduzione odierna.
Di fatto il taglio della Fed ha rispettato sostanzialmente le attese del mercato che tuttavia nelle ultime ore aveva scommesso sempre più su una sforbiciata ancora più corposa di un punto percentuale, tanto che tale probabilità era stata prezzata fino al 90%.
Nel comunicato che ha accompagnato l'annuncio ufficiale sui tassi di interesse, si legge che le ultime informazioni disponibili indicano che le prospettive per l'attività economica si sono ulteriormente indebolite. In particolare si è avuto un rallentamento della spesa dei consumatori, unitamente ad un deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro.
Nello Statement viene inoltre aggiunto che i mercati finanziari restano in una condizione di considerevole stress e una minaccia alla congiuntura nei mesi a venire potrebbe arrivare tanto dalle più difficili condizioni del credito quanto dall'ulteriore indebolimento del settore immobiliare.
A differenza di quanto accaduto nelle comunicazioni precedenti, è emersa qualche preoccupazione anche sul fronte dell'inflazione. Di recente la dinamica dei prezzi al consumo ha evidenziato un aumento e alcuni indicatori segnalano un aumento dei rischi sulle aspettative della stessa. Il Board si attende una moderazione dell'inflazione nei prossimi trimestri, di riflesso ad un rientro dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, oltre che per una minore pressioni sul versante dell'utilizzazione delle risorse.
Nonostante questo scenario incoraggiante per il futuro, la Fed ha chiarito che è aumentata l'incertezza sulla dinamica inflazionistica, motivo per cui sarà necessario monitorare con attenzione tutti gli sviluppi relativi alla stessa.
I riflettori continuano ad essere puntati comunque principalmente sulla crescita economica, per la quale dovrebbe arrivare benefici non solo dal taglio odierno che si aggiunge a quelli decisi in passato, ma anche dalle misure adottate per garantire la liquidità sui mercati. Due fattori che dovrebbero promuovere un moderato avanzamento della congiuntura, mitigando al contempo i rischi per la stessa.
La Fed ha ribadito ancora una volta che sarà pronta ad agire in maniera tempestiva non solo per garantire una crescita sostenibile, ma anche per assicurare la stabilità dei prezzi. Di fatto viene lasciata la porta aperta anche ad ulteriori allentamenti della politica monetaria, laddove questi dovessero risultare necessari.
Indicazioni che nel complesso sono stati accolti con molto favore dal mercato che, subito dopo l'annuncio sui tassi, ha mostrato qualche incertezza, ritracciando di oltre un punto dai massimi segnati a metà seduta. Nell'ultima ora e mezza di contrattazioni però si è avuto una decisa risalita, che ha portato gli indici a chiudere sui massimi di giornata, con un poderoso rally di oltre quattro punti per il Nasdaq Composite (NASDAQ: notizie) e per l'S&P500, seguiti dal Dow Jones (notizie) che ha portato a casa il 3,51%.


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