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Martedì 18 Marzo 2008, 8:22
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Ieri nel pomeriggio, eravamo come al solito in sala davanti ai monitors quando abbiamo notato i prezzi sulla nostra piattaforma muoversi repentinamente a favore del dollaro con un movimento di 60 pips sull'Eurusd in pochi secondi. Informandoci abbiamo ricevuto conferme di richieste di prezzi da parte della Banca Centrale Europea ad alcuni importanti Istituti. Dopo questo piccolo terremoto il mercato è poi tornato a salire con l'Eurusd che dapprima si era mosso da 1.5760 a 1.5710 per poi riprendersi velocemente e tornare in area 1.5760. Questi tipi di price action sono caratteristici dei momenti in cui le Banche Centrali intervengono, ovvero, il mercato tende a “leggere” al ribasso le richieste di prezzi da parte della Autorità Monetaria che negli interventi vende la valuta forte e acquista la valuta debole con la controparte che a sua volta vende le quantità ricevute sul mercato in una specie di effetto domino. La storia ci insegna che nel breve periodo queste operazioni a mercati aperti, di solito limitatissimi nel tempo e come ammontari, almeno le prime volte, producono risultati poco efficaci e danno l'impressione che gli interventi delle Banche non producano risultati contro la speculazione. Ebbene, siamo convinti che non sia così nel senso che se le autorità cominciano a tracciare una “line in the sand”, iniziano ad indicare al mercato i livelli che non vogliono che siano superati, se non limitatamente nel tempo. Per noi è un primo segnale importante accompagnato da interventi verbali che a nostro avviso sono necessari per ridare fiducia e stabilità al mercato. Certamente non bastano, ma se agli interventi di iniezione di liquidità da parte delle autorità monetarie si accompagnassero anche segnali importanti per evitare la spirale perversa, “dollaro giù - oro e petrolio su” attraverso il ridimensionamento dell'Euro dai livelli attuali, probabilmente ne trarrebbero tutti un qualche beneficio. Non si deve ovviamente escludere che venga toccato il livello di 1.6000, analogamente a quanto successe nel 2001 quando il mercato andò ad approfondire di circa un 5% il primo livello di intervento da parte delle Banche Centrali. La Banca Nazionale Svizzera ieri con il suo presidente Roth ha per esempio affermato che la salita del Franco è sintomo di grande preoccupazione, anche se è troppo presto per dire quando finirà. In ogni caso abbiamo finalmente capito che la Bce, così come le altre Autorità Monetarie in Europa, cominciano a preoccuparsi del livello del cambio e le indicazioni di ieri finalmente possono finalmente indicare la strada ai molti, tantissimi investitori che in questo periodo ci hanno chiamato, scritto, per chiederci lumi sul dollaro, sulle valute ad alto tasso e su investimenti che stanno dando loro molte preoccupazioni. La nostra idea a questo punto diventa finalmente più chiara, ovvero i livelli attuali di Eurusd, UsdChf sono vicini ad interventi che possano ristabilire ordine e prezzi più vicini ai fondamentali, ma perché ciò avvenga occorre tempo, potrebbe passare anche più di un anno di trading sui livelli attuali prima che il mercato ribalti le condizioni di pressione attuale, come accadde tra il 2000 e il 20001. Altro fatto da non sottovalutare invece è la forza dello Yen che potrebbe perdurare nei confronti del biglietto verde e poco può fare la Boj per contrastare una discesa che deriva dalla riduzione della forbice dei tassi tra Stati Uniti e Giappone. Se stasera, come è sicuro, alle ore 19.15 italiane, la Fed taglierà (c'è chi dice addirittura dell'1%) i Fed Funds portandoli tra il 2 e il 2.50%, il differenziale tra dollaro e Yen scenderà notevolmente, anche se il mercato e i prezzi hanno già scontato tale decisione. In ogni caso la rottura di 100 sul UsdYen sembra essere stato il preludio alla discesa fino almeno a 95.00, con possibilità di vedere 90.00. Così come la sterlina che rimarrà sotto pressione per qualche tempo per correlazione tra le decisione sui tassi Usa e quelle della Boe, attesa ad un taglio presto. Per quel che riguarda l'analisi tecnica, oggi ci vogliamo soffermare sul cambio GbpJpy per evidenziare la caduta della valuta britannica, che solamente nel mese di Agosto scorso era stata vicino ai 250 Yen per sterlina ed oggi è scesa sotto quota 200.00. Vi ricordate i carry trades ' Erano la forma di investimento principe fino al luglio scorso, chi non aveva investimenti di questo tipo ? Chi non aveva obbligazioni in lire turche o corone islandesi ? I prezzi, ricordiamo, erano 1.7500 EurTrl, 90 EurIsk, 1.8500 EurNzd , e 245 GbpJpy. Oggi gli stessi currency pairs quotano rispettivamente 1.9800 , 118.00 , 1.9500 e udite udite, 194.50. Tecnicamente ci interessa evidenziare la discesa della GbpJpy per una serie di considerazioni che ci paiono evidenti. Dal Luglio scorso il tasso della sterlina è sceso di 25 basis point dal 5.50% al 5.25% e il differenziale tra le due valute è pressoché rimasto stabile al 4.75% annuo che significa, in termini di pips un incasso dovuto al differenziale di rendimento tra le due valute che ha oscillato tra le 8 e 12 figure all'anno. Ci spieghiamo: chi avesse acquistato un anno fa a 240.00 GbpJpy, oggi avrebbe un prezzo di carico di 228.00 circa mentre tra un anno questo prezzo sarà, se i tassi rimarranno uguali a quelli attuali, 218.00 circa e via dicendo. In quattro anni circa i prezzi ritornerebbero ai livelli attuali. Questo per dire che nonostante adesso il carry trade abbia prodotto una perdita significativa (da 228.00 a 194.00 ci sono circa il 17%) permetterà di recuperare nel medio termine perchè il differenziale rimane alto. Ma questo serve anche per dire, al contrario che comprare carry trades indiscriminatamente è un errore che si corre quando non si conoscono le price action e la storia del mercato valutario. Il grafico che proponiamo racconta proprio la storia della GbpJpy degli ultimi anni dal 2004 ad oggi e la cosa che più colpisce è la velocità di discesa dei prezzi una volta iniziata la crisi. GbpJpy weekly La discesa da 250.00 a 194.50 è durata 35 settimane, o meglio, il mercato ci ha messo 35 settimane per scendere da 250 a 194.00 quando per salire da 194.50 a 250.00 ci aveva messo 104.00 settimane, ovvero due anni esatti, per sfruttare proprio il differenziale di tasso che permetteva guadagni facili. Coloro che avessero acquistato Gbpjpy nel luglio del 2005, tra differenziale di tasso e guadagno sul cambio avrebbero portato a casa (tra il 2005 e il 2007) il 39% in due anni a leva 1 mentre in poco più di 6 mesi avrebbero perso il 22% sulla discesa. Ciò che stiamo dicendo cerca di spiegare ai nostri amici lettori che il carry trade è una forma di investimento eccellente, ma occorre molta attenzione ai livelli storici e alle leve finanziarie. Per tale ragione i livelli attuali potrebbero essere considerati interessanti per aprire posizioni a favore di tasso, anche se non si deve escludere un qualche approfondimento nei mesi a venire fino a 180.00. Ai livelli attuali il differenziale di tasso di quasi 5 punti percentuali permetterebbe un incasso di circa 9 figure annue, il che significa che chi compra oggi a 194.50 tra un anno avrà un prezzo di carico di 185.50 e via dicendo, non ci sembra affatto male. Ma il panico che è ancora presente sui mercati forse suggerisce cautela per cui è meglio attendere che il mercato si sfoghi del tutto prima di entrare contro lo Yen. Per altri suggerimenti non esitate a contattarci allo 0331 455471 o via email all'indirizzo info@salex.it Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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