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Venerdì 19 Giugno 2009, 0:00
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Ma se l'operazione serve a raccontare la nuova anima del proprio brand «e un domani innovativo, meno bon ton e più improntato al cambiamento», il gioco ha un altro sapore. Ballantyne, griffe del cachemire di lusso del fondo Charme, è riuscito nell'intento. E la collaborazione con il designer francese culminata nella linea Starck with Ballantyne di scena a Pitti Immagine Uomo ha i connotati di un nuovo capitolo dell'avventura cominciata dal marchio scozzese classe 1921. Da rileggere oggi guardando anche al marketing. Come racconta Giuseppe Rossi, da sette mesi a.d. e direttore generale del gruppo. Domanda. Avete portato a Firenze la fiaba di una cappuccetto rosso anno 2010 e una capsule collection senza tempo. A cosa è dovuta questa svolta nella filosofia di Ballantyne? Risposta. È in atto un percorso innovativo. Da un lato, con questi capi informali ma studiatissimi strizziamo l'occhio a un modello non fashion o di consumismo isterico. Parallelamente pensiamo a linee meno castigate per le nostre collezioni di punta. D. Come pensate di coniugare queste diverse anime anche a livello distributivo e di marketing? R. In parallelo e senza sconvolgimenti sul retail. Per lo meno nei nostri monomarca. Più interessante sarà l'impatto visivo della capsule collection nei grandi magazzini e nei multibrand, per cui Starck ha disegnato un'installazione espositiva che verrà svelata a ottobre assieme alla collezione. D. Non è la prima volta che moda e design dialogano. Cosa serbate in più? R. Spesso i matrimoni con i creativi si fermano in superficie o agli accessori. Noi siamo andati oltre. La cosa affascinante del progetto Starck with Ballantyne è stato partire da zero. Dal disegno ai bottoni. Forse la seconda collezione sarà figlia di qualche tendenza. Ma questa no, è un parto unico, non contaminato da esigenze di mercato e ci fa avere una visione sul futuro. D. Avete mai dovuto dire: Philippe questa no, non si può fare? R. Con Matteo (di Montezemolo, a.d. del fondo Charme), siamo stati entusiasti fin dall'inizio. Idee cassate in principio non ne ricordo. E poi la lavorazione del cashmere ha regole che vanno rispettate anche da un genio del design. D. Il pubblico accosta a Ballantyne una certa atmosfera tradizionale. Come comunicherete il cambiamento? R. Di quella sensazione vogliamo mantenere i valori, ma l'audience si è allargata al cliente che è alla ricerca di qualcosa di moderno oltre che durabile e di altissima qualità. Quindi vanno scelti i canali giusti, dagli eventi alla comunicazione tradizionale. D. Una rottura col passato? R. Piuttosto un'apertura. Già con l'arrivo di Charme c'è stata un'evoluzione, ma dal punto di vista stilistico l'innovazione è stata contenuta. Questo, invece, è il primo vero progetto che avrà un impatto nel percepito mondiale. Ora possiamo dire: Ballantyne è pronto a offrivi novità in termini stilistici, di marketing e di contenuti. D. L'obiettivo a medio termine? R. Vogliamo tornare a essere leader con una verve creativa e aggiornata al futuro. La linea di scena alla Stazione Leopolda sembra adatta per sobrietà anche al momento economico. Ma prevediamo che passata la congiuntura negativa a livello mondiale lo stile resterà in assoluto informale. Studi di settore o no, la maglieria continuerà a interpretare gli stili di vita a 360 gradi. D. Il contratto con Starck durerà tre anni e poi? R. Abbiamo in mente altre collaborazioni per crescere. Ma non dovrà per forza trattarsi di una star. Tutte le idee buone, anche quelle di un giovane designer appena uscito da scuola potrebbero trovare spazio. L'importante è che non siano esperienze mordi e fuggi.
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