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Martedì 19 Maggio 2009, 22:18

Ripresa economica tra fine 2009 e inizi 2010. Uno scenario già scontato dalle Borse?

Di Alberto Susic

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Superata la prima metà del mese di maggio, le Borse internazionali continuano a vivere un buon momento, anche se la stagionalità non è certo delle più favorevoli, in ossequio al famoso adagio “sell in may and go away”. Almeno per ora però vendere non sembra essere la strategia migliore, vista la perdurante forza dei mercati che nonostante il forte rally già realizzato dai minimi di marzo, continuano a mostrare i muscoli. Ogni flessione viene infatti assorbita nel giro di poche ore, a volte anche nell'arco della stessa seduta, e quello che per ora si vede sui mercati è una gran quantità di denaro che mantiene a galla i listini grazie anche ad una continua rotazione settoriale.

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Come più volte abbiamo avuto modo di sottolineare in altri interventi, la salita del mercato azionario viene sostenuta dall'attesa di un miglioramento del quadro macro e in particolare di una ripresa dell'economia che dovrebbe concretizzarsi tra la fine del 2009 e gli inizi del 2010.
Certo non si può ancora dire che la crisi è del tutto alle spalle e a richiamare l'attenzione su ciò ci ha pensato negli ultimi giorni il presidente della Fed. Ben Bernanke infatti, nella sua ultima testimonianza al Congresso, ha spiegato che l'attività economica dovrà raggiungere ora il suo punto più basso, per poi riprendersi gradualmente verso la fine dell'anno. Il recupero sarà comunque lento ed è atteso ancora un tasso di disoccupazione in aumento, motivo per cui l'economia si svilupperà ad un livello inferiore al suo potenziale a lungo termine per un po' di tempo.
Simili le indicazioni che arrivano da Janet Yellen, presidente della Fed di San Francisco, secondo cui la recessione dovrebbe concludersi durante la seconda metà di quest'anno, grazie alle aggressive politiche monetarie e fiscali portate avanti sino ad ora.
Per quanto queste ultime abbiano impedito agli Stati Uniti di scivolare in una profonda depressione, non saranno comunque sufficienti a garantire una pimpante ripresa che avverrà in maniera piuttosto lenta. E' questa l'idea di Richard Fisher, presidente della Fed di Dallas, il quale si aspetta una frenata del rallentamento nel trimestre in corso, mentre per tornare a vedere un PIL positivo bisognerà attendere gli inizi del prossimo anno.
Quel che è certo è che siamo di fronte ad una stabilizzazione della congiuntura a stelle e strisce, sulla scia di quanto segnalato anche dal Segretario al Tesoro Usa. Timothy Geithner però ha messo in guardia anche dal fatto che milioni di americani continueranno comunque ad avvertire l'impatto del rallentamento economico anche nel momento in cui si uscirà dalla recessione, anticipando che la ripresa, oltre ad essere lenta, non avverrà in maniera costante.
E le indicazioni appaiono meno incoraggianti per l'Europa, che rispetto agli Stati Uniti dovrebbe soffrire più a lungo la crisi finanziaria. Le previsioni formulate dal Fondo Monetario Internazionale infatti restituiscono un quadro ancora piuttosto cupo per il Vecchio Continente. Per gli economisti di Washington infatti la crisi non solo non è ancora finita ma potrebbe durare anche fino a metà 2010, quando dovrebbe lasciare il posto ad una ripresa.
La recessione in atto in Europa, definita “grave”, potrebbe estendersi fino agli inizi del prossimo anno, e la graduale ripresa che seguirà avrà bisogno di ulteriori interventi sul fronte politico, specie nel settore finanziario. La minaccia più grande è infatti che il rallentamento economico si amplifichi ulteriormente sotto l'effetto dell'interazione negativa tra il sistema finanziario e l'economia reale.
Alla luce di queste considerazioni, ci si chiede quanto i mercati abbiano già scontato di questo scenario atteso nei prossimi mesi. Il problema è infatti capire se le Borse abbiano già incorporato l'attesa ripresa dell'economia e quali impatti possano eventualmente avere sulle stesse eventuali ritardi nella ripartenza della congiuntura globale.
Diversi analisti ritengono che le attuali valutazioni azionarie incorporano già la ripresa dopo il rally dai minimi di marzo. L'attenzione si sposterà ora su quella che sarà la crescita nel 2010, sull'entità e la robustezza della stessa, e in assenza di chiare indicazioni in tal senso, sarà da mettere in conto una fase di ulteriore volatilità nel breve. Questo porta a contemplare anche la possibilità di uno storno fisiologico dei listini, per i quali sarebbero comunque scongiurati veri e propri crolli come quelli visti nel recente passato.


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