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Giovedì 20 Marzo 2008, 11:47
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La Fed ha compiuto passi coraggiosi ma inevitabili. In un mondo ideale lo sforzo dovrebbe essere diviso meglio tra Tesoro (NYSE:
A scanso di equivoci è bene insistere sul fatto che non è in corso una massiccia operazione di reflazione in stile 2001-2002. La parola liquidità, ai tempi di Greenspan, significava aprire le dighe monetarie, inondare il mondo di dollari e in questo modo fare salire tutto quello che galleggiava sull'acqua. Se si alza la marea si sollevano tutti i natanti, dal transatlantico al surfista, dall'azionario alle case. E' l'asset inflation. Oggi c'è asset deflation. Scendono le case e le azioni e il fatto che salgano le materie prime è dovuto al fatto che c'è un commensale in più a tavola, la Cina, non al fatto che ai commensali vengano regalate nuove banconote da spendere in cibo e combustibile. Liquidità oggi significa qualcosa di completamente diverso, ovvero oliare la macchina della finanza, impedire che grippi e blocchi l'intero sistema economico. Tutti i nuovi strumenti creati dalla Fed per dare liquidità alle banche e ai dealer non aumentano le dimensioni dello stato patrimoniale della Fed, perché vengono neutralizzate da un ridimensionamento delle operazioni di mercato aperto. Le banche centrali non sono insensibili alla questione dell'inflazione, non vogliono cercare di risolvere il problema della crescita tirandosi in casa quello dell'inflazione. Certo, la Fed fa quello che Bruce Kasman chiama triage, quel primo filtro che si fa al pronto soccorso per capire a chi dare la precedenza. E' chiaro che il paziente crescita e il paziente stabilità finanziaria sono stati mandati subito in terapia intensiva, mentre il paziente inflazione è ancora in sala d'attesa. Questo non vuol dire che ci si è dimenticati di lui. Lungi dall'essere abbandonato in un angolo, il paziente inflazione è oggetto di attenzioni di ogni tipo. Gli si prova continuamente la febbre (le aspettative d'inflazione sono monitorate in tempo reale) e gli si fanno continue rassicurazioni (sono notevoli la lunghezza e il tono della parte dedicata all'inflazione nel comunicato del Fomc). Gli si somministrano anche, di tanto in tanto, degli antipiretici, come la ripresina del dollaro di queste ore, temporanea ma psicologicamente importante e già efficace nel disinfiammare aree surriscaldate dalla speculazione come oro, petrolio e derrate. Si confida infine ragionevolmente nella possibile remissione spontanea del paziente, che tipicamente non avviene immediatamente, all'inizio di una recessione, ma più tardi, a volte perfino a ripresa iniziata. Se non si lascia il paziente sotto la finestra spalancata di un aumento forsennato dell'offerta di moneta la remissione è la regola, non l'eccezione. Oltre che sull'inflazione la Fed è oggetto di critiche sulla questione dell'azzardo morale da una parte e sull'assunzione di rischi impropri dall'altra. Sulla questione dell'azzardo morale non è il caso di stracciarsi le vesti. Se c'è un infarto è ovvio che si intervenga sul cuore e non ha molto senso che i polmoni o il pancreas si ingelosiscano per le cure costose prodigate per salvare un unico organo. Se si ferma il cuore si fermano anche tutti gli altri. Se va sotto una banca d'investimento in condizioni come le attuali va il tilt l'intero sistema finanziario e, in rapida sequenza, l'insieme dell'apparato produttivo. Questo non significa che, a salvataggio avvenuto (a prezzo, ricordiamo, dell'esproprio di tutti i beni del malato), non si debba discutere sullo stile di vita che lo ha condotto a questo punto e sulla mancanza di prevenzione e di controlli. E' ora che aree selvagge dei mercati vengano regolamentate. Niente di asfissiante, per carità. Si tratta semplicemente di generalizzare la marginazione e i limiti di posizioni a tutti i nuovi strumenti finanziari, di non considerare sufficienti i modelli di valutazione del rischio esistenti, di eliminare l'invulnerabilità della tripla A in alcuni prodotti particolarmente complessi, di estendere ai dealer i controlli che la Fed esercita già sulle banche. Cose fastidiose all'inizio, ma a cui ci si abituerà presto una volta introdotte. Quanto ai rischi impropri, al fatto cioè che la Fed nelle operazioni collateralizzate assuma su di sé il rischio controparte (e, in caso di default della controparte, il rischio della carta data a garanzia), la cosa è inevitabile. Sarebbe però meglio, come ha notato Paul Volker, che certi rischi (come quelli legati ai mutui cartolarizzati) se li assumesse direttamente il governo, tramite agenzie dedicate. Alla fine questo, in qualche modo, succederà (la maggiore flessibilità operativa concessa alle GSE va in questa direzione, anche se ci sono ancora resistenze repubblicane sul piano Frank). Anche il piano meglio disegnato, in ogni caso, richiede tempi lunghi di attuazione. Bene ha fatto la Fed, quindi, a intervenire d'urgenza per guadagnare tempo. Sul piano macro, dove le cose non hanno il ritmo convulso dei mercati, il deterioramento continua lentamente in tutto il mondo. La situazione non è ancora compromessa (si cresce ancora in Europa e in Asia), ma la direzione è inequivocabile. Per quanto la Bundesbank (la Bce è più cauta) si affanni a ripetere che la crescita europea sarà soddisfacente (appena sotto il potenziale), le imprese esportatrici tedesche mostrano i primi segni di affanno per la cancellazione di ordini dall'Asia. Anche l'America Latina, che ha finora retto molto bene grazie alle materie prime, sta perdendo slancio. Quanto alla Cina, le misure di rilancio della domanda interna (provvidenziali e tanto più encomiabili in quanto prese in un contesto d'inflazione elevata), non compenseranno completamente la perdita di crescita da parte degli esportatori, sui quali incombe per di più un'ulteriore rivalutazione del renminbi. La situazione macro non esaltante da una parte e, dall'altra, il verosimile perdurare delle tensioni nel sistema finanziario (ben puntellato dalla Fed con le ultime misure ma passibile di cedimenti marginali veri o presunti che continueranno a mantenere nervosi i mercati) ci inducono a non ritenere imminente un recupero importante delle borse. Ci potrà essere un poco di tono per la fine del trimestre, ci sarà in qualsiasi momento la possibilità di un piccolo taglio a sorpresa da parte della Fed (avere scelto 75 e non 100 lascia 25 punti base da spendere intrameeting, nel caso), ci sarà un taglio ufficiale (verosimilmante di 50) il 30 aprile, ci sarà l'avvicinarsi dei rimborsi fiscali (mancano sette settimane), ci sarà forse qualche impegno più incisivo sui mutui di Amministrazione e Congresso, ma prima di vedere una ripresa dovremo comunque passare per una fase di stabilizzazione. Sui cambi, la debolezza del dollaro è da considerare una scelta strategica (sull'orizzonte intermedio, diciamo un paio d'anni ancora) condivisa da quasi tutti in America e accettata con rassegnazione nel resto del mondo. Sul piano tattico, tuttavia, non c'è da insistere troppo, nell'immediato, nel mettersi lunghi di euro e di Asia. La priorità del giorno, abbiamo visto, è calmare le aspettative d'inflazione e le paterie prime. Vengono ventilati interventi delle banche centrali. Probabilmente se ne farà a meno e la minaccia sarà sufficiente. Sui crediti si vedono qua e là arbitraggi sulla carta delle banche (in particolare d'investimento) corto azioni/ lungo debito. Come tutte le operazioni di arbitraggio in questi tempi difficili sono cose da fare con mano molto leggera. da Il Rosso e Il Nero, settimanale di strategia. Alessandro Fugnoli è strategist di Abaxbank , Banca d'Investimento del Gruppo Credem (www.abaxbank.com). Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! | ||||||||||||||||||||||||||||||
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