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Martedì 21 Aprile 2009, 17:26
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L’operatore Time Warner Cable avrebbe infatti appena proposto piani tariffari non flat, scatenando una marea di polemiche. Secondo quanto riportato dal New York Times, infatti, i provider mediterebbero di fare una transizione, almeno parziale, da offerte “all you can eat” a quelle che hanno prezzi variabili a seconda dell’uso che ne fa l’utente. Consumi tanta banda perché ti scarichi mezza Hollywood in un mese? Pagherai di più. Certo è che sarà una transizione sofferta e, al tempo stesso, sempre più avvertita come necessaria. La pietra dello scandalo i piani "non flat", sarebbero attualmente in fase di sperimentazione da altri operatori, come Comcast, al solito per fronteggiare il fenomeno del peer to peer, che ora equivale a circa il 90 per cento del traffico mondiale. Secondo Nuti, presidente di Aiip (associazione dei principali provider italiani), per capire il problema, è opportuno ritornare “ai tempi in cui è nata la banda larga su rete fissa. È stata sempre flat, a differenza di quella su rete cellulare, perché grazie all’Adsl e al protocollo IP, la tecnologia permetteva di dare tanta banda a costi ottimizzabili tramite la condivisione delle risorse tra tanti utenti”, spiega Paolo Nuti, presidente di Aiip (associazione dei principali provider italiani).
Poi qualcosa si è rotto in quest’idillio. Con il successo del peer to peer, si è visto che “saliva l’utilizzo della rete da parte degli utenti, mentre il costo per aumentare la capacità delle reti non tendeva a zero”, dice Nuti. Un corto circuito, che rischia di rendere sempre meno sostenibile il business degli operatori. “Poiché l’utente vuole pagare il meno possibile, devono nascere tariffe differenziate in base all’uso”, dice Nuti.
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