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Giovedì 22 Maggio 2008, 0:11
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L’interpello è stato formulato da una società che opera nel settore turistico e che, tramite il proprio sito web - che si avvale di due server condotti in esclusiva e gestiti da un fornitore americano - coordina la corrispondenza e-mail tra chi prenota il soggiorno e l’albergatore prescelto. La prenotazione viene effettuata (tramite Internet) collegandosi a un server situato nel New Jersey, e i clienti pagano, mediante carta di credito, il 10% di quanto dovuto per l’intero periodo di permanenza alla società interpellante, che emette la relativa fattura. Il quesito sollevato dalla società in questione riguarda l’applicazione dell’Iva sul corrispettivo ricevuto. A suo giudizio, poiché il server si trova ed è gestito in America e a esso vengono collegati sia il cliente che l’albergatore, non si effettua alcuna prestazione di mediazione in Italia e quindi, in base a quanto previsto dalla normativa che disciplina l’applicazione dell’imposta, riguardante il luogo di utilizzazione del servizio reso (che a parere dell’istante corrisponde al Paese in cui è ubicato il server), le operazioni effettuate nei confronti di privati sono da considerarsi fuori dal campo di applicazione dell’Iva. L’agenzia delle Entrate, proprio in considerazione della procedura utilizzata (richiesta da parte del cliente tramite e-mail, prenotazione tramite internet, fatturazione al cliente delle operazioni effettuate), ritiene che la società svolga un’attività di intermediazione, in cui l’uso di internet costituisce lo strumento, esattamente come il telefono o il fax, attraverso il quale vengono raccolte le richieste dei clienti e, per loro, vengono effettuate le prenotazioni. Per ulteriori informazioni visita Soldiblog.it |
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