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Martedì 23 Giugno 2009, 0:00

L'alto di gamma al bivio strategie

Di di Domenico Aliperto

Italia Oggi

La strategia per aiutare i brand de lusso a emergere dalla crisi internazionale? Attendere il momento della ripresa per mettere a frutto le esperienze acquisite durante la congiuntura sfavorevole. E, nel frattempo, puntare su una nuova declinazione del concetto di beni o servizi alto di gamma, i quali, secondo alcuni, devono fare propri i concetti di sostenibilità e di basso impatto ambientale.

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La recessione, infatti, ha bussato alla porta anche de mondo dei prodotti premium, che non avevano conosciuto battute d'arresto dal 2003 e ora devono aspettare che si esaurisca un ciclo di transizione.

Secondo l'Osservatorio del lusso, se fino all'estate dell'anno scorso le previsioni per il 2009 parlavano di un giro d'affari complessivo di circa 200 miliardi di euro (con una crescita che coerentemente con le performance precedenti si sarebbe attestata intorno all'11%), oggi sembra più realistico ipotizzare che a fine anno il fatturato globale sia di 153 miliardi di euro, il 12,6% in meno dei 175 miliardi del 2008.

Una situazione non incoraggiante emersa alla sesta edizione dell'Evento Deluxe (kermesse di Porto Cervo con le ultime novità in fatto di prodotti all'insegna dell'eccellenza e del pregio).
La fotografia ha messo in evidenza che parallelamente alla diminuzione degli ordini, in Italia diminuisce pure la spesa in ricerca e sviluppo. Se negli ultimi mesi del 2008, quando la crisi internazionale era già stata innescata, l'Indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica (Ifiit, elaborato dal Gruppo editoriale Big) non mostrava nel lusso segni di cedimento rispetto ai beni di largo consumo, all'inizio del 2009 anche l'Ifiit luxury ha perso parecchio terreno, per arrivare, addirittura, in aprile, a essere superato dall'indice che si riferisce alla produzione industriale nel suo complesso.

Analizzando i singoli settori per la nautica, che in termini di valore è uno dei comparti trainanti del lusso made in Italy, è stimato un calo degli ordini del 25% sull'onda della contrazione delle richieste soprattutto statunitensi e russe.

Ma nemmeno l'alta moda se la passa bene: la curva della discesa mostra la medesima pendenza, con punte addirittura del 30%. Male anche i gioielli, giù del 10%, mentre la cosmetica sembrerebbe tenere, se non addirittura migliorare i propri risultati, seppur di poco.

Facile intuire quali sono le piazze che trascinano l'alto di gamma verso il fondo. Indebolito dalla crisi che ha penalizzato in primo luogo il settore finanziario, colpendo l'accesso al credito, il Nord America (dove i consumi di prodotti riservati a pochi fortunati come gioielli, yacht, supercar e soprattutto capi firmati pesavano per il 33% della domanda mondiale) stima una flessione del 15%. Mentre dovrebbe attestarsi sul -10% l'andamento dei mercati del Vecchio continente, del Sud America e dell'Asia, fatta eccezione per alcuni Paesi arabi che potrebbero addirittura far segnare una variazione positiva. Ancora in controtendenza la Cina, che però può scordarsi gli incrementi a doppia cifra degli anni passati, accontentandosi di un +7%.

È necessario prendere provvedimenti? Un ripensamento del prodotto di lusso alla luce delle nuove tendenze che si volgono all'ecocompatibilità e alla sostenibilità dei consumi sembrerebbe improbabile: il lusso per definizione dovrebbe essere, infatti, emozionante, unico, distintivo e, nondimeno, superfluo.

Chi ha assunto rispetto al problema una posizione all'Osservatorio è stato definita «moralista». Ma sono in molti a credere che parole d'ordine come etico e green sono molto più che semplici slogan.

Insieme con la spinta alla ricerca di soluzioni tecnologiche innovative, che sempre più spesso rappresentano per le aziende in cerca di nuovi posizionamenti un vero e proprio grimaldello per superare le rigide barriere d'ingresso a questo mondo, potrebbero essere i catalizzatori per un ritorno alla voglia di spendere.

Altrimenti bisogna fare come chi per l'Osservatorio si pone rispetto alla crisi con un atteggiamento da tecnico: attendere che la congiuntura sfavorevole si esaurisca e ripartire insieme con il prossimo ciclo economico.

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