MILANO (Reuters) - Alla luce dell'attuale tasso d'inflazione al 4%, la politica della Bce che ha
portato il tasso di riferimento al 4,25% non è qualificabile come restrittiva. Lo ha detto Lorenzo
Bini Smaghi, membro del board esecutivo della Bce, in un'intervista a "La Stampa".
"Con un'inflazione al 4%, che rimarrà oltre il 3% ancora per alcuni mesi, un tasso d'interesse al
4,25% non è proprio qualificabile come restrittivo", dice.
Inoltre la ripresa potrebbe richiedere tempi più lunghi rispetto a quelli previsti dalla Bce, che
stima l'inizio della ripresa in coincidenza col quarto trimestre.
Questa stima infatti "si basa su ipotesi che non necessariamente si avvereranno, come il
ritorno del petrolio a 120 dollari al barile. Può dari che la ripresa richieda tempi più lunghi", dice
ancora Bini Smaghi.
Nel difendere l'operato dell'istituto centrale europeo il consigliere fa un confronto con gli Usa.
"L'inflazione negli Stati Uniti ha raggiunto il 5%", ricorda. "Oggi avremmo un'inflazione ben più
alta anche noi. A pagare quell'errore sarebbero soprattutto i cittadini".
"Confrontiamoci con gli Usa: al momento abbiamo più crescita e meno inflaizone di loro" dice
ancora.
Parlando dello shock petrolifero, Bini Smaghi menziona quelli già sperimentati negli anni '70 e
'80. "La differenza oggi è che si sovrappone anche uno shock finanziario e del mercato
immobiliare che parte degli Stati Uniti".
L'unico modo di evitare l'aumento del prezzo del petrolio, secondo il consigliere, è ridurre i
consumi e cercare di diversificare le fonti energetiche, "il che non è facile nel breve periodo".