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Venerdì 23 Maggio 2008, 19:40
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Era giusto con queste parole che s'era chiuso il nostro intervento di settimana scorsa. Con queste parole e con la promessa che alle stesse, oggi, si sarebbe provato a dar maggior concretezza: proprio quel che proveremo a fare adesso. Anche questa settimana s'è assistito, “impotenti” (si dice così, no?…), ad un nuovo record del prezzo del petrolio: i 150 dollari, ormai, sono veramente ad un tiro di schioppo. E pensare che lo scorso febbraio ne valeva meno di 90! Una crescita del 50% in poco più di tre mesi non sono certo bazzecole. Ed infatti non lo sono state. Già, ma tutto questo, in fondo, è solo il “passato”: il futuro, oggi, è “ma dove mai arriverà?…”. Questo tuttavia, ed è già chiaro a tutti, “non lo sa proprio nessuno!”. Tecnicamente, la soglia più accredita a fermar la folle corsa parrebbe, almeno sin qui, quella dei 165$. Come dir che il petrolio, dagli attuali livelli, potrebbe crescere ancor di un altro 20% e forse anche più: è credibile?… Sì, no, forse, chissà… tanto non è importante: già oggi, infatti, siamo in quel che, all'inizio dell'anno, sarebbe parso a tutti “incredibile”. In termini di tempo poi, al passo attuale, non sarebbero neanche necessarie più di due o tre settimane per raggiungere la vetta! Fosse così… già, “fosse così”: sin qui, infatti, di tutte le soglie, come di tutti i tempi dai più indicati, si sono fatte semplici polpette. Eppure, “secondo i nostri percorsi campione, il petrolio è ormai molto prossimo a chiudere la propria corsa al rialzo”. “Molto prossimo”, attenzione: non solo “prossimo”. Detto altrimenti: non “a breve”, ma “a brevissimo”. Facciamo una data, tra le tante?… Bene: a cavallo del 7 giugno dovremmo averne le prime conferme. D'altra parte, sul Siderografo di Bradley, proprio questa parrebbe la data di maggior rilievo per l'anno in corso: volete che non abbia una qualche incidenza anche sul petrolio? Suvvia, l'avrà, l'avrà… Obiettivo a 140$?… a 160$?… a 200$?… No, guardate, non ha alcun'importanza il prezzo che potrà esser toccato dal petrolio nel corso delle prossime settimane perché, qualunque esso sia, non sarà comunque “sostenibile nel tempo”. Ma fate attenzione: quant'andremo adesso a dire ha valore solo per il petrolio. Seppur si sarebbe potuto dire cose simili anche sul Nasdaq (NASDAQ: notizie) all'inizio del 2000. Eh sì, perché c'è solo il petrolio (nonché, forse, qualche altra materia prima del settore energia) che oggi si trova all'apice di tutti i nostri percorsi. Ma proprio di “tutti tutti”: generazionale, di lungo, di medio, di breve e di brevissimo periodo. Ed anche se proprio lassù è la vetta del “Monte Olimpo”, il petrolio non potrà comunque starci “in eterno”: da quando, infatti, Prometeo ha rubato il fuoco agli dei, per donarlo agli uomini, anche l'energia ha smesso d'essere immortale! Prima o poi, insomma, ma più prima che poi, anche il trend al rialzo del petrolio finirà per morir di se medesimo. D'altra parte è un trend che dura, ormai, da dieci anni e che ha preso a correre soprattutto negli ultimi otto. Sarà un caso che l'attuale presidente degli Stati Uniti, in fondo, è figlio di tal semenza?… Sarà un caso se domani, finalmente, il “nero” non sarà solo il colore del nuovo oro?… Ai posteri. Certo che se il petrolio, come sembra, è ormai prossimo ad entrare in una delle diverse fasi di distribuzione previste dai nostri percorsi, allora sì che si dovrà fare in fretta a crear le condizioni per poterlo… distribuire. Già, ma a chi distribuire quel che tutti vedono essere in cima, non già ai propri pensieri, ma alle proprie preoccupazioni?… Chi mai, dotato di senno, oserebbe avventurarsi nell'acquisto di un qualcosa che è cresciuto tanto in così poco tempo?… Già chi?… Semplice: noi tutti! Stupiti?… Sappiamo già quel che state pensando: “No, io no: non sono mica matto!”. Eppure sarà proprio così, anche se forse ve n'accorgerete solo dopo. Sperando, poi, che non sia già troppo tardi. Oggi, infatti, il petrolio è sulla bocca di tutti (anche Tremonti, in fondo, ha detto che i petrol… ieri dovranno guardarsi alle spalle), ma già aleggia una parola ben più trendy: “commodity”. Sino (Xetra: 576550 - notizie) a qualche anno fa solo due italiani su cento avrebbero saputo spiegarne l'esatto significato: oggi, anche gli altri 98 saprebbero persino dirci cos'è una “soft commodity” (per non sentirvi del tutto tagliati fuori, si tratta delle cosiddette “derrate alimentari”). E lo sanno così bene che quando, entrati in una banca, sentiranno proporsi una bella “obbligazione strutturata sul mercato delle commodities”, non solo non faranno alcuna fatica a capire, ma aggiungeranno anche un “finalmente mi proponete qualcosa che funziona”. Anche perché, come il solerte funzionario sottolineerà loro, “non si rischia proprio nulla: il capitale è garantito”. I più “svelti”, tra l'altro, hanno già cominciato a proporre ed i più “furbi” hanno già cominciato ad accettare. Voi no, eh?… Lo sapevamo: voi nel petrolio non ci cascate, giusto?… Ma qui non si tratta di “petrolio”: si tratta di “commodities”. Il petrolio, infatti, è solo una fetta (e ben minoritaria!) dell'intera torta. Il petrolio, in fondo, è come il capo branco: dietro a lui il branco deve ancor arrivare! La terra trema, è vero, ma ancor non si vede altro che la “nube di polvere” sollevata dagli zoccoli. Noi non abbiamo dubbi: ci cascherete dentro. Pure voi. Anche perché sarà per tutti favorevole: non vi proporranno mica di comprar la “monnezza” di Napoli per portarvela a casa! Noi per primi, ad esempio, s'è scritto settimana scorsa: “Secondo i nostri percorsi campione, il petrolio è ormai molto prossimo a chiudere la propria corsa al rialzo. Incredibilmente, però, proprio questo dovrebbe render conveniente per noi europei l'investimento sui prodotti in materie prime (non dimenticate, infatti, che il petrolio pesa, sì, sugli indici di riferimento, ma non più del 15%) ed il dollaro, in ripresa nei prossimi mesi, potrebbe tra l'altro proteggerci da eventuali rendimenti negativi (così come, negli ultimi due anni, ci ha impedito d'ottenerne di positivi)” Detto altrimenti: acquistare commodities è ancor conveniente. E lo è soprattutto per noi europei. Il dollaro contro euro (ma cose analoghe potrebbero dirsi anche contro le altre valute) si muove in percorsi del tutto opposti a quelli in cui oggi muove il petrolio: il dollaro, infatti, è al momento un “pentapibede” con tre zampe ancor all'inferno e due, sole, timidamente fuori. Tra l'altro, fra queste ultime, mancano ancor le più importanti, proprio quelle che, nel tempo, finiranno per imprimere la vera svolta. Come dire insomma che, per noi europei, “acquistar attività in dollari” è e sarà, ancor per qualche tempo, un affare (sempre che i percorsi assunti dal dollaro non debbano improvvisamente abortire sotto il peso di un risultato elettorale diverso da quel che il mondo parrebbe augurarsi). Ed oggi, senza alcun dubbio, non v'è attività in dollari più gettonata delle materie prime. Abbiamo, insomma, ancor la possibilità d'acquistare “a sconto valuta” quel che tutti noi, in questo momento, vorremmo avere in portafoglio! E se tutti noi si vorrebbe averlo in portafoglio, perché allora non comprarlo? Meglio ancora, poi, se ci assicurano anche la garanzia del capitale, giusto?… D'altra parte, in tutto questo, lo Zio Sam è sempre stato un maestro: pompa pompa e tutti a guardare, col naso all'insù, quel che viene pompato. Un tempo furono le ferrovie, poi le radio e le televisioni, più di recente la tecnologia, ma il meccanismo, più o meno, è sempre il medesimo: s'attira l'attenzione di tutti e poi si lascia agli ultimi l'ingrato compito di bruciarsi le dita. Il mercato immobiliare americano vola?… Bene: perché non costruirci sopra un bel po' d'obbligazioni da vendere a tutti?… Già, “ma se il mercato immobiliare americano scende?”… “Che problema è: ficchiamo l'obbligazione in un bel fondo “total return” ed il più è fatto. Tutto matematico, tranquillo: abbiamo solo una probabilità su un milione di perdere quattrini!”… Devono averla pensata più o meno così anche in UBS (Virt-X: UBSN.VX - notizie) , prima che capitasse quel che, in effetti, poi è capitato. Però il capitale è garantito… A scadenza, ovvio, e sempre che UBS, quel giorno, ci sia ancora. Altrettanto ovvio (aah, maligni!). Spaventati?… Suvvia, un po' scherziamo, ma solo un po', invero: c'è ancor molto tempo, infatti, prima che scoppi la bolla delle commodities! Tuttavia ne siamo certi: anche questa, come tutte le precedenti, prima o poi scoppierà. Purtroppo, però, nel caso il fragore sarà enorme e coinvolgerà tutto il mondo e non solo il suo spicchio a stelle e strisce. Ma c'è tempo, ancor molto tempo per fortuna, prima che tutto quel che noi temiamo accada. E così, nel frattempo, anche noi possiamo prenderci le nostre belle commodities e metterle in portafoglio. Soprattutto, però, le “soft” che hanno corso moltissimo, è vero, ma sono per la maggior parte lontanissime dal proprio capolinea. Personalmente, poi, noi punteremmo sui “maialini” (…e senza scherzi!): è vero, i loro prezzi sono letteralmente “crollati” negli ultimi anni, ma in un mondo che marcia a grandi falcate verso la “fame” (prima dei paesi più poveri e poi di quelli meno ricchi, e poi… e poi si vedrà), la carne di maiale potrebbe tornare a far bella mostra di sé anche sulle nostre tavole. D'altronde, come ben sanno coloro che “masticano” di queste cose, del maiale non si butta via mai nulla. Come si faceva, in fondo, in tempo di guerra. Almeno così dicono, perché il sottoscritto, fortunatamente per lui, fa parte della prima generazione che non ha mai visto la guerra sul suolo italiano: speriamo in bene… Già, la guerra. Non solo sono sempre meno coloro che possono dire d'averla vista, ma soprattutto mancano, ormai, coloro che possono raccontarcela e, in particolare, che possano raccontarci quel che è accaduto dopo. Ad esempio: quanti sanno, oggi, che i tassi d'interesse, nel nostro paese, sono sostanzialmente gli stessi che v'erano nel 1946? Incredibile, eh?… i tassi del 2008 sono gli stessi che c'erano in Italia nei primi anni dell'ultimo dopoguerra. Senza la guerra, però. Ovvio. E per fortuna. Ma c'è di più: tra il 2002 ed il 2006 i tassi in Italia sono stati i più bassi degli ultimi sessant'anni! Roba da stracciarsi le vesti per la disperazione, vero?… Eppure continua la solita litania: “Ma che cattiva la BCE: ma perché non taglia i tassi?”… Si lamentano un po' tutti: le imprese, i gestori (perché se la BCE dovesse tagliare i tassi, a loro giudizio, salirebbero sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari e, forse, con quelli anche i loro stipendi), nonché tutti coloro che hanno un mutuo da onorare. Soprattutto questi ultimi. C'è da chiedersi però come facessero i nostri padri, negli anni 70, a convivere con tassi al 10% circa. Un dramma?… Mica tanto, sapete?… Quelli che si sono sposati a cavallo dei primi anni '80 non si stracciavano le vesti neanche con un mutuo al 15 e più per cento (nel 1981 i tassi erano al 19%!). Ed anche il sottoscritto, per un po' di tempo, ha dovuto pagar rate al 12%: s'era, allora, nei primi anni '90. Poi i tassi hanno preso a scendere: dal 15 al 2% in soli sette anni (dal 1992 al 1999). E, così, ci siamo abituati. Abituati a convivere con tassi sempre più bassi. Una buon'abitudine, certo, ma che potrebbe diventar pessima per chi ne facesse un fin troppo semplice “abito” mentale: “All'orizzonte, infatti, si presenta un problema non previsto dai più: i tassi d'interesse in Europa sono destinati a salire, e non poco, nel corso dei prossimi anni.” Ci torneremo, però, sopra la prossima volta, quando andremo a vedere anche quel che potrebbe accadere ai mercati azionari ed in particolare al nostro: al 7 giugno (massimo di Siderografo!), infatti, manca ormai pochissimo e non vogliamo certo arrivarci, proprio noi, impreparati. Edoardo E. Macallè Responsabile Scelte d'Investimento in NIKKAIA Strategie Direttore Area Investimenti – ASSOCONSULENZA www.nikkaiastrategie.com - www.assoconsulenza.eu Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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