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Mercoledì 24 Giugno 2009, 0:00
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Intanto, nella riunione del Cipe in programma il 26 giugno saranno approvati alcune grandi opere, i primi due contratti di programma del settore aeroportuale, lo stanziamento per l'edilizia scolastica in Abruzzo e il piano di interventi da 2 a 4 miliardi per la ricostruzione delle zone dell'Abruzzo colpite dal terremoto. Lo ha confermato Paolo Signorini, capo dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica del Cipe. I 17,7 miliardi reperiti nel «tesoretto» dei fondi Fas (Fondo aree sottoutilizzate, ndr) saranno messi in campo, per la quasi totalità, entro l'estate e il vice ministro Castelli ha riferito l'intenzione del governo «di cercare di spendere il più possibile i fondi Fas in collaborazione con gli enti locali abbreviando le procedure». D'altronde, ha ricordato Castelli, il governo «ha fatto scelte precise e le porta avanti con coerenza: il nostro Paese», ha ricordato, «sconta trent'anni di cultura del non fare infrastrutture, per una sorta di tutela del territorio, come recita una legge del 1995 nella quale si dice chiaramente che non bisogna più fare autostrade. Su questa questione ideologica penso che abbiamo vinto la partita perchè le voci del non fare a tutti i costi sono sempre meno e decisamente sconfitte dai fatti». Lo stesso Castelli ha poi difeso la «legge obiettivo» varata dall'ex ministro del precedente governo Berlusconi, Pietro Lunardi: «É una legge giusta che compone le esigenze dei cittadini e dello stato e grazie a questa legge nelle conferenze dei servizi si decide a maggioranza. La 'legge obiettivo' ha proseguito Castelli sta funzionando, come possiamo vedere dall'alta velocità che si sta incardinando». Nel suo intervento Castelli ha sostenuto la necessità di imporre i pedaggi per reperire fondi con quali realizzare nuove opere: «Bisogna convincere gli enti locali - ha detto il dirigente della Lega Nord, che se vogliono opere rapidamente ci vuole il pedaggio e questo discorso deve valere per tutta Italia, non possiamo permetterci che una parte del Paese non paghi le infrastrutture». Castelli ha chiarito che il pedaggio sarebbe imposto solo sulle nuove opere, visto che sulle esistenti «ci sarebbero grandi difficoltà perchè gli utenti non capirebbero per quale motivo prima non si pagava poi si paga. Riguardo le nuove opere il pedaggio sarebbe limitato solo a casi molto particolari. E il grande raccordo anulare è una di queste opere ma il pedaggio non lo pagherebbero i romani, ha specificato Castelli, «ma solo chi lo usa solo come un pezzo di autostrada». Riguardo il concorso dei privati nella realizzazione delle infrastrutture, Mario Ciaccia, a.d. di Banca Infrastrutture (Biis) del gruppo Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) , ha ricordato che la banca dedicata alle infrastrutture è coinvolta in progetti in Italia ed all'estero che ammontano ad un valore complessivo di oltre 42 miliardi di investimenti, dei quali i soli progetti infrastrutturali ammontano ad oltre 30 miliardi. Sul piano delle grandi opere per il 2009, portato dal Cipe con la delibera del marzo di quest`anno a 17,8 miliardi, Ciaccia ha fatto sapere che Biis sta «monitorando le opportunità esistenti per assicurare il massimo del contributo che possiamo dare, anche per accelerarne la cantierabilità». Far partire cantieri è priorità paese perchè sono il volano per la ripresa, ha sostenuto Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, aggiungendo che le imprese «sono in grandissima attesa per la riunione del Cipe del 26 giugno», in quanto ci sono 8,1 miliardi di euro «ancora da assegnare, 7 miliardi del Fas e 1,1 miliardi della legge Obiettivo». Per Buzzetti che insieme ad Anci, l'associazione dei comuni, ha firmato ieri un accordo per sollecitare la richiesta di sblocco delle piccole opere, c'è anche da rivedere il rapporto tra le imprese e la pubblica amministrazione, nel senso che la p. a. deve pagare le imprese applatatrici, altrimenti dopo l'estate per le aziende sarà il collasso visto che si stanno assottigliando i portafogli ordini. «Quest'anno appalteremo circa 2,5 miliardi di euro di nuove opere», ha detto l'amministratore delegato di Atlantia (Milano: ATL.MI - notizie) , Giovanni Castellucci, «stanziamento doppio rispetto alla media degli anni passati di 1,2 miliardi. I soldi li abbiamo, in cassa ci sono circa 4 miliardi di cui 1,2 miliardi dalle banche». Castellucci ha ribadito che uno dei problemi per le infrastrutture è quello di avere regole più snelle. Secondo l'ad di Atlantia «ci sono troppi enti che devono dare l'ok per un'opera. Questo significa che il costo del consenso è elevatissimo. Va dunque ridefinita la gerarchia delle autorizzazioni in base alla gerarchia delle infrastrutture, altrimenti il costo del consenso diventa insostenibile». Un altro tema indicato da Castellucci è quello dei «costi dei progetti che sono più alti in Italia perchè», ha concluso, «ci sono professori e progettisti che si inventano raggi di curvatura da Indianapolis».
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