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Martedì 23 Giugno 2009, 10:17

Mercati senza benzina. Quota 1000 si fa attendere per l'S&P500

Di Borsaprof

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Migliori e peggiori
E' passato più di un mese dall'ultimo commento ai mercati. Il mio “silenzio” è stato causato in gran parte dal fatto che sostanzialmente i mercati, nell'ultimo mese e fino a ieri, non hanno fatto assolutamente nulla di significativo. Il 18 maggio SP500 quotava 910, venerdì scorso 918. L'indice delle 40 blue chips italiane il 15 maggio valeva 19.548, venerdì scorso 19.348. Non si può certo dire che sia stato un mese direzionale, a meno di catalogare con l'aggettivo “piatta” la tendenzialità in atto.

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Se vogliamo essere sinceri però il nostro mercato qualcosa di importante l'ha fatto. Ha cambiato il nome degli indici. Il cervello di Borsa Italiana, ormai stabilmente a Londra, ha partorito la brillante idea di mandare al macero il glorioso Mibtel, a cui tutti gli addetti ai lavori erano affezionati, dopo quasi 16 anni di umile ed utile lavoro segnaletico. Ne prende l'eredità il nuovo FTSE Italia All-Share (troppo inglese anche il nome…) che è calcolato con criteri diversi rispetto al Mibtel. Risultato immediato: le analisi grafiche di lungo periodo diventano impossibili poiché è stata ricostruita a posteriori la serie storica del nuovo indice ma andando indietro solo di 5 anni. Continuano a sfuggirmi i vantaggi che avrebbe dovuto portare per gli investitori la fusione tra Borsa Italiana e London Stock Exchange (Londra: LSE.L - notizie) .
Non basta. Anche L'indice delle blue chips ha cambiato nome, eliminando lo scomodo riferimento a Standard & Poor's, ma per fortuna è cambiato solo quello. Ora si chiamerà FTSE MIB, e chi vorrà dare l'impressione di far parte del mondo degli addetti ai lavori, dovrà pronunciarlo “Fuzzi mib”.
Anche i derivati su questo indice hanno cambiato nome. In particolare il future è tornato al suo antico nome (FIB), mai dimenticato dai nostalgici.
Al di là di queste novità semantiche sui mercati azionari pare che il rally, che per tre mesi ha messo le ali ai mercati, non abbia al momento più benzina per tenere l'andatura precedente. Tuttavia la lateralità intrapresa nell'ultimo mese ci indica anche che grande paura di essere saliti troppo, al momento non c'è ancora.
Il risultato della partita sembra pertanto rispecchiare un notevole equilibrio delle forze rialziste e ribassiste e richiede i tempi supplementari per risolvere il braccio di ferro.
Il perché di questa incertezza è presto spiegato.
Si è diffusa in questi mesi, ed è stata alimentata da tutti i guru e le autorità monetarie e politiche, la convinzione che la crisi sia finita.
Ovviamente le autorità hanno aggiunto che l'effettiva ripresa non è ancora in atto e che il cammino per uscire dal pantano sarà ancora lungo, ma tutti concordano che il peggio sia passato.
La convinzione è basata sul miglioramento deciso degli indicatori di “sentiment” (o di fiducia) dei consumatori e dei managers, su qualche timido segnale di miglioramento dal fronte immobiliare e sulla ripresa delle quotazioni delle banche, da cui era arrivato l'impulso più forte alla crisi nel 2008.
Il ragionamento che si fa è: prima che arrivi il sole deve smettere di piovere. Per cui se smette di piovere verrà il sole.
Sulla base di tal ragionamento tutti si attendono che dopo il miglioramento del sentiment venga un chiaro miglioramento anche sui dati reali dell'economia. Se proprio non si riesce a far ripartire il PIL USA nel secondo trimestre, almeno si pretende che il dato che in questi giorni si sta definendo e che verrà comunicato a fine luglio sia decisamente meno drammatico del -5,7% del primo trimestre.
E' successo però che le indicazioni positive dell'economia reale stanno tardando ad arrivare. E' vero che il mercato del lavoro distrugge meno posti di qualche mese fa. Ma ne distrugge ancora troppi e il tasso di disoccupazione ha già superato il valore preso come riferimento per gli stress test sulle banche USA.
La ripresa dei consumi si dimostra fragilissima e più dovuta agli aiuti di Obama che alla effettiva voglia di tornare consumisti degli americani.
Gli investimenti per ora non ripartono.
Si comincia a manifestare qualche dubbio circa il ragionamento precedente. Qualche dubbio che chi ha dimestichezza con la logica ha avuto fin da quando ha letto la mia frase precedente relativa al barometro dell'economia. Infatti smettere di piovere è necessario affichè torni il bel tempo, ma non sufficiente.
E' vero che spesso capita così. Ma non sempre. Proprio sabato scorso ne ho avuto la prova. Un primo temporale, seguito da una schiarita fugace ed un secondo temporale.
Gli Esperti stanno confidando che dopo la schiarita verrà il bel tempo. La classica inversione a V, che non capita di frequente nei cicli economici e quasi mai negli indici di borsa.
I mercati, con la rapidità che li contraddistingue, senza alcuna logica reale, ma con grande precisione comportamentale, hanno scontato il cambiamento delle aspettative con il rally primaverile. Lo hanno fatto in modo esagerato, come esagerato è stato il crollo che ha preceduto il rally.
Ai mercati non importa nulla la coerenza e nemmeno l'aderenza dei prezzi all'economia. I mercati registrano i mutamenti nelle aspettative della massa degli investitori.
Se poi le aspettative si realizzano i movimenti di breve vengono consolidati. Se la realizzazione delle aspettative pone le condizioni per attendersi ulteriori miglioramenti, i mercati trasformano il movimento di breve in un trend di medio-lungo periodo, estendendo nel tempo la tendenza. Altrimenti correggono o addirittura invertono la tendenza.
In questo senso i mercati hanno sempre ragione. Hanno ragione anche quando sbagliano.
Anzi, in realtà non sono i mercati a sbagliare, perché essi rappresentano semplicemente il termometro che rileva la temperatura delle aspettative degli investitori. I quesi casi sono gli investitori che cambiano la loro percezione.
Il grafico dell'indice SP500 fa vedere tre clamorosi casi di errore da parte degli investitori. Il primo si riferisce alla seconda metà del 2007. Il mercato, dopo la lunga galoppata rialzista, culminata a luglio con il ritorno ai valori massimi del 2000, effettuò un profondo storno in seguito ai primi scoppi delle bolle speculative sui mutui subprime (fallirono alcuni fondi hedge specializzati sui CDO), ma ritornò ai massimi in ottobre, quando si ebbe l'impressione che la crisi fosse gestibile. Anche qui contribuì all'illusione l'atteggiamento delle autorità, con Bernanke che dichiarò che la crisi avrebbe portato un buco complessivo di non più di 100 milardi di $.
Poi venne quel che abbiamo tristemente constatato, per cui possiamo tranquillamente affermare che la percezione delle cose nei mesi del ritorno ai massimi (settembre ed ottobre 2007) fu profondamente errata. I rialzisti, pur essendo in maggioranza, sbagliarono clamorosamente.
Una cosa simile capitò nella primavera del 2008, quando nuovamente si ipotizzò che la crisi fosse al termine ed i mercati registrarono con un significativo bear market rally il mutamento della percezione generale. Anche qui la realtà ripristinò tristemente la direzione ribassista a partire da giugno.
Con il movimento di questa prima parte del 2009 ci ritroviamo per la terza volta di fronte ad un caso di repentino mutamento di aspettative, con la differenza assai significativa che non siamo ancora in grado di sapere se stanno nuovamente sbagliando i rialzisti o questa volta hanno sbagliato i ribassisti. Quel che è certo è che il forte ribasso dei primi due mesi del 2009, seguito dal forte rialzo del trimestre successivo ci permette di affermare che sicuramente una delle due “percezioni della realtà” si trasformerà in un bidone e tra 2-3 mesi potremo facilmente capire chi ha avuto ragione e chi torto.
Ora è presto, anche se qualche ipotesi puramente grafica la possiamo fare, lasciando comunque l'ultima parola, come sempre, al termometro del mercato.
Avevo chiuso il precedente articolo affermando che il mercato era al bivio tra la correzione e la prosecuzione del trend rialzista di breve.
Ora sappiamo che la correzione non si è ancora manifestata significativamente, ma il trend risulta ancora attivo, sebbene l'appiattimento del suo percorso riveli notevole perdita di spinta.
Diciamo quindi che dal bivio per ora il mercato non si è ancora schiodato, limitandosi ad attendere il trascorrere del tempo senza sapere bene che cosa fare.
Pertanto, per le prossime settimane, se il mercato vorrà darci la soddisfazione di raggiungere la fatidica “quota 1.000”, potrà farlo in due modi alternativi.
Il primo è la prosecuzione del rimbalzo con tenuta di area 880 ed un successivo ulteriore impulso rialzista, che vada a superare con convinzione la resistenza di area 950. In tal caso la correzione sarebbe stata anche questa volta estremamente limitata e ridotta sostanzialmente ad una semplice pausa di lateralizzazione. Potremmo ipotizzare l'obiettivo di area 1.000 o qualcosa di più (difficilmente di più di 1.050) da raggiungere agosto, magari già a luglio. Avremmo così completato praticamente tutto d'un fiato il percorso ipotizzato a marzo.
La seconda possibilità, che appare ora come maggiormente probabile, prevede la manifestazione della correzione non solo in senso temporale, ma anche in senso direzionale, se verrà ceduta la difesa di 880.
I punti di arrivo potrebbero essere 850, 810 e 780. Il mercato prenderebbe maggiormente fiato e si ripulirebbe degli eccessi, permettendo al pendolo degli oscillatori di raggiungere nuovamente le aree di ipervenduto, in grado di attirare i capitali di chi ha perso il treno del primo forte impulso di marzo-aprile. Fino a 780 parleremo di correzione e saremo autorizzati a sperare in una ripresa del rialzo per giungere in autunno o a fine anno l'obiettivo di area 1000. Questo percorso sarebbe più consono alle ipotesi formulate a marzo e sarebbe anche tecnicamente più plausibile.
Vi è ovviamente da considerare la terza eventualità, cioè che il mercato non riesca a fermare la correzione a 780, avvitandosi al ribasso verso i minimi di marzo. Tale scenario è al momento meno probabile per cui non lo prendo per ora in considerazione e spero di non doverlo fare tra qualche settimana. Rimango del parere, fino a prova contraria (lo sfondamento di area 780) che il mercato voglia arrivare a 1000 prima di voltare pagina.
Evidentemente nulla possiamo dire di quel che ci attende dopo il raggiungimento di area 1.000, poiché l'eventuale superamento aprirebbe a scenari estremamente positivi, che dovrebbero però essere suffragati da fatti e non solo da speranze.
Confermo perciò, parola per parola, quanto scritto a marzo, che riporto:
“Arrivati al termine del viaggio (quota 1.000 n.d.r.) il mercato avrà gli elementi per battezzare la recessione in corso e deciderà se classificarla come “la peggiore dopo quella del '29” (scenario 1) oppure “la ripetizione del '29” (scenario 2).
La differenza non è di poco conto. Innanzitutto per gli effetti sull'economia reale.
Se prevarrà lo scenario 1 potremmo vedere la luce in fondo al tunnel e magari il 2010 sarà migliore del sicuramente pessimo 2009.
Se invece ripeteremo il '29 la passione continuerà anche il prossimo anno e la crisi che stiamo vivendo sarà soltanto l'antipasto. Ricordo che la crisi del '29 portò negli USA ad un calo sia del PIL che dell'occupazione di circa il 30%. Ora siamo ancora distanti da tali valori, per cui se si dovrà arrivare da quelle parti moltissimi americani verseranno ancora copiosamente lacrime e sangue, e lo faranno anche gli europei, che hanno mostrato di seguire passo passo l'andamento dell'economia USA. Anzi, siccome gli americani sono molto bravi a condividere col resto del mondo i loro problemi, non è escluso che per gli europei le cose possano anche andare un po' peggio che per gli americani.
Anche per i mercati le due alternative potranno portare ad esiti opposti circa la strada che si percorrerà nel 2010.
L'avveramento del primo scenario consentirà di trasformare il rimbalzo in un vero e proprio ciclo rialzista di lungo periodo, magari meno euforico dei due che lo hanno preceduto (quello 95-2000 e quello 2003-2007). Dopo questa crisi il mondo non sarà più lo stesso e questo varrà anche per i mercati finanziari, che dovrebbero assumere una connotazione meno speculativa e ridurre l'operatività a leva. Io penso che per le borse occidentali i massimi storici rimarranno tali per moltissimi anni. Tuttavia lo spazio per cicli di rialzo anche prolungato, se l'economia si dovesse riprendere, non manca. Anche se non si dovesse tornare ai massimi assoluti, si potranno trovare belle soddisfazioni anche nell'investimento al rialzo (ovviamente se si imparerà anche a vendere quando è ora e non solo per disperazione).
Se malauguratamente dovesse invece realizzarsi lo scenario 2, l'ndice SP500 raggiungerà nel 2010 gli obiettivi finali del ribasso di lungo periodo: quel 385 che si staglia all'orizzonte, ma al momento risulta ancora così lontano da rappresentare un semplice incubo notturno.
Il nostro Spmib arriverà intorno a quota 7.000 e da quelle macerie si cercherà di ricostruire i mercati finanziari.”
Tutto valido, parola per parola, eccetto Spmib, che nel frattempo è diventato FTSE-MIB.

Pierluigi Gerbino
www.borsaprof.it


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