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Mercoledì 23 Luglio 2008, 8:22

Petrolio in calo, dollaro in ripresa.

Di Saverio Berlinzani

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Coloro che credono che la correlazione tra dollaro e petrolio sia effimera e di breve durata, vengono puntualmente smentiti dai fatti. La realtà è ben diversa e se da un lato è vero che talvolta e in qualche rara circostanza capita che i due siano scollegati, dall'altro tendono poi costantemente a convergere. Il dollaro ieri sembrava indirizzato nuovamente al test dei minimi nonostante il fatto che già da un paio di sedute il petrolio avesse cominciato a scendere.

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Ebbene, ieri la caduta del prezzo del petrolio, che peraltro appare dovuta a fattori macro evidenti, come il calo della domanda dovuto al calo generalizzato della congiuntura, ha spostato gli equilibri e anche il dollaro si è svegliato dal suo torpore ristabilendo quella correlazione che richiamiamo peraltro da tanto tempo, e che abbiamo più volte definito perversa. Il petrolio è sceso infatti a 128.40 con i mercati azionari tornati a riprendere quota mentre parallelamente uno dei rappresentanti della Fed Plosser parlava di un possibile rialzo dei tassi in futuro negli States, a causa dei seri problemi derivanti dal rialzo incontrollato dell'inflazione.

In sostanza Plosser ha affermato che il rialzo del costo del denaro avverrà ancor prima che il mercato del lavoro e i mercati colpiti dai subprime avranno rialzato la testa. Ciò che ci sembra di capire è che alcuni rappresentanti della Fed come Plosser, Fisher, Lacker e Stern sembrano in contrasto con Bernanke, che invece più volte ha ripetuto di essere preoccupato per la crescita economica. Una situazione di difficile interpretazione, ma che nel breve comunque ha avuto l'effetto di far risollevare la testa al biglietto verde. E domani, a conferma del movimento di ieri, potrebbe uscire un dato relativo all'Ifo ben peggiore delle attese, con un Euro che potrebbe finalmente muoversi decisamente al ribasso.

Oggi sono attese le minute della Bank of England e il Beige Book stasera sullo stato di salute dell'economia Usa, il riassunto di queste ultime settimane di dati macro, un quadro che potrebbe ancora cambiare lo scenario di breve. Ma come non parlare della fiducia dei consumatori in Italia, scesa al minimo degli ultimi 15 anni a 95.8, ben al di sotto del 99.10 atteso e del 100 del mese di giugno. Preoccupante, non c'è che dire, ma è mesi che diciamo che la situazione non è rosea così come viene dipinta talvolta dai Banchieri Centrali Europei che non sembrano avere il polso della congiuntura delle varie situazioni definiamole così “regionali”.

EUR/CHF DAILY
Ma ieri è stato anche il giorno dell'indebolimento del franco nonostante i dati relativi al surplus commerciale giunto al record storico di 2.4 miliardi di franchi rispetto al +1.8 del mese precedente.
Il franco si è però indebolito sul rafforzamento del UsdChf che ha ripreso a correre più di quanto sia sceso l'Eurusd e l'EurChf è salito fino a 1.6300 ripiegando nella notte fino a 1.6265.
Le prospettive sarebbero estremamente positive per il cambio in questione se venisse violata l'area di resistenza cruciale a 1.6350-1.6380, che rappresenterebbe il viatico per un nuovo rafforzamento fino a 1.6700 1.6800, ma fino ad allora crediamo che vi siano possibilità di correzioni al ribasso che potrebbero riportare i prezzi in area 1.6000 e quindi , nel caso di violazione al ribasso, in area 1.5800.
Per ora la tendenza resta positiva anche se con cautela.
Per quel che riguarda i carry trades, restano forti e non vi sono segnali di indebolimento, con l'avversione al rischio in calo e legato all'andamento del petrolio.
Se guardiamo ai mercati asiatici segnaliamo poi il fatto che il Politburo (in Cina) si riunisce per fare il punto della situazione congiunturale. Alcuni Ministri hanno chiesto di ridurre la velocità di rivalutazione dello Yuan , giunto a 6.8300 sul dollaro dopo un massimo a 6.8100, in quanto la perdita di competitività di alcuni settori dell'economia sarebbe evidente.
Secondo delle statistiche la media dei margini legati ai profitti industriali sarebbe del 20%, quindi assai robusta anche se le esportazioni sono scese nel secondo trimestre al +22.5 su base annua (pensate incremento annuale del 22.5%) rispetto al più ras sicuramente 26.7% di crescita del 2007.
Un calo c'è stato e i Cinesi mettono le mani avanti per cercare di frenare questo calo che sembrerebbe però più legato al calo della domanda globale che ad una perdita di competitività del sistema dovuto al tasso di cambio.
Lo Yuan sul dollaro dal Luglio 2005 a oggi ha guadagnato la misera percentuale di circa il 5% anno da 8.10 a 6.83 esattamente in tre anni. Ebbene, se guardiamo il grafico EurYuan, ci rendiamo contro dell'asimmetria che esiste tra UsdYuan ed EurYuan in termini di andamenti storici. Si fa fatica a trovare giustificazioni macro o logiche per giustificare un simile andamento con l'Euro salito da 7.0000 del 2001 ai 10.78 di oggi con massimi visti a 11.25.

EUR/CNY monthly
Le ragioni sono ovviamente legate al movimento di Eurusd visto negli ultimi anni. Un altro motivo valido per vedere un Euro scendere nei confronti del dollaro nel medio e lungo termine.

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