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Finanziaria: Rpp, Disoccupazione a 8,5% Nel 2009 e a 8,8% Nel 2010
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(ASCA) - Roma, 23 set - In Italia si sono manifestati
''segnali incoraggianti di ripresa'' nei mesi estivi, in
linea con la migliorata congiuntura internazionali.
La fiducia delle imprese manifatturiere inizia a salire,
il processo di decumulo delle scorte, che ha avuto il picco a
luglio, ad agosto sembra essersi arrestato e ''e'
plausibile'' che nei prossimi mesi si avvii la ricostruzione
delle scorte. Tuttavia il mercato del lavoro non e' previsto
risentire a breve di questi elementi positivi. Il governo,
nella Relazione Previsione a Programmatica (Rpp) presentata
insieme alla Finanziaria, stima un aumento del tasso di
disoccupazione all'8,5% nel 2009 (contro il 6,7% del 2008),
fino all'8,8% nel 2010. Miglioramenti si dovrebbero
registrare nel 2011, con un tasso di disoccupazione previsto
all'8,3%, e nel 2012 al 7,9%.
Nell'anno in corso il calo maggiore delle unita' di lavoro
avverra' nell'industria in senso stretto (-6,7%), mentre
sara' minore nelle costruzioni e nei servizi privati
(rispettivamente -2,5% e -2,4). Tiene, invece, l'occupazione
nel settore dell'agricoltura.
Per quanto riguarda l'inflazione, la stima e' all'1% nel
2009 (indice Nic (NASDAQ:
EGOV - notizie) ). Per il 2010 la Rpp prevede un'inflazione
media all'1,5%.
Inevitabili le ripercussioni della crisi sulla finanza
pubblica. La scelta del governo nel varare la finanziaria
'light', spiega la Rpp, e' volta alla stabilizzazione in
attesa che la ripresa si faccia piu' consistente. ''In tale
orientamento e' stata valutata l'opportunita' di proseguire
nell'opera di manutenzione dei conti pubblici, in attesa di
un piu' netto consolidarsi del miglioramento economico. La
correzione degli andamenti tendenziali - e' scritto - potra'
essere ripresa a partire dal 2011''. La stima nel quadro
programmatico aggiornato, infatti, e' di un indebitamento
netto al 5,3% del pil nel 2009, al 5% nel 2010, al 3,9% nel
2011 e al 2,7% nel 2012.
La finanziaria segue la logica di ''prudenza fiscale'',
con misure di impatto neutrale: ''Tale impostazione e' in
linea con gli orientamenti che stanno emergendo nel dibattito
europeo, ove si chiede agli Stati membri una attuazione delle
politiche di uscita dalla crisi economica concentrata sia nei
tempi che nei contenuti''.
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