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Mercoledì 24 Giugno 2009, 17:42

La volatilità rimette in ombra le banche

Di Morningstar

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Gli investitori tornano a non fidarsi dei titoli finanziari. Nell'ultimo mese l'indice Msci del comparto ha perso poco più dell'1%, mentre da inizio hanno la performance resta positiva (+4%). A preoccupare il mercato è stato soprattutto un deciso ritorno della volatilità dopo che ad aprile e maggio si era respirata un po' d'aria di

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ottimismo.

Gli ultimi dati congiunturali hanno evidenziato che la ripersa a livello mondiale potrebbe essere più lenta del previsto. Solo negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso di disoccupazione si sta avvicinando al 10%. Questo ha portato gli investitori a rivedere le proprie posizioni in portafoglio liberandosi di asset considerati rischiosi come vengono bollati ormai da due anni banche e assicurazioni. Sul comparto pesa anche un'incognita di tipo regolamentare. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha proposto l'istituzione di un organismo federale che sovrintenda all'attività degli istituti finanziari. Il progetto ha trovato l'opposizione dell'Associazione bancaria americana secondo cui, eccessivi lacci, potrebbero, alla lunga pesare sui bilanci. Un allarme che, alle sensibili orecchie degli investitori, fa sempre effetto.

Un provvedimento simile a quello americano è stato ventilato dalla Financial Services Authority inglese che, davanti al comitato del tesoro della Camera dei comuni, ha detto di volere maggiori controlli sul lavoro delle banche, soprattutto dopo gli interventi dello Stato per salvarli dalla bancarotta. “Il problema vero è che molti top manager bancari sulle due sponde dell'Atlantico sentono minacciati i loro compensi”, spiega una nota di Oxford Analytica. “Ma il punto fondamentale è proprio questo: stipendi troppo alti spingono i vertici delle banche a prendere eccessivi rischi. Questo è stato uno degli elementi che ha scatenato la crisi.

Per capire quale sarà il futuro del comparto finanziario, in ogni caso, bisognerà aspettare la fine dell'estate e, dicono gli analisti, vedere cosa succede negli Stati Uniti: nel Paese, cioè, dove la crisi è partita. Fra metà settembre e la fine di ottobre scadranno alcuni dei programmi di stimolo che l'amministrazione Bush e quella Obama hanno lanciato per evitare il collasso del sistema americano.

A quel punto si capirà se il governo si dovrà impegnare ancora oppure se la crisi del settore è a un punto di vera svolta. Nello stesso periodo si avranno anche i risultati ufficiali degli stress test che la Federal Reserve e il Tesoro Usa hanno effettuato sulla solidità patrimoniale degli istituti di credito. Un tassello in più per chi ha intenzione di rituffarsi nel settore.

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