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Venerdì 25 Luglio 2008, 0:00
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I governatori saranno chiamati a collaborare con le direzioni regionali dell'Agenzia delle entrate per gestire in modo unitario non solo i tributi regionali e locali, ma anche quelli erariali. L'ultima versione del disegno di legge delega sul federalismo fiscale messa a punto dal ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, disegna per le regioni un ruolo cruciale sulla strada dei risparmi e dell'eliminazione degli sprechi. I governatori non dovranno solo dimostrare di essere bravi a gestire le tre maggiori voci di spesa regionale (sanità, istruzione, assistenza) abbandonando il criterio della spesa storica ("che va a vantaggio degli enti meno efficienti") e facendo leva sulle risorse proprie, integrate dal fondo perequativo, ma diventeranno i veri protagonisti della lotta all'evasione. Anche perché solo chi spenderà bene e rispetterà i vincoli di bilancio potrà assumere. Gli altri non potranno coprire i posti vuoti negli organici e iscrivere in bilancio spese discrezionali. Il fisco delle regioni, dei comuni e delle province si fonderà su un mix di compartecipazioni a tributi erariali e tributi propri, corretto in senso perequativo da un fondo alimentato dalle regioni più ricche. Sul corretto utilizzo delle risorse vigilerà un nuovo organismo, la Conferenza per il coordinamento della finanza pubblica. Un tavolo a cui siederanno rappresentanti tecnici di tutti i livelli istituzionali e dove si troveranno, l'uno di fronte all'altro, i finanziatori del fondo e coloro che da questo sono finanziati. In questo modo le regioni che alimentano il fondo potranno controllare che le risorse destinate alla perequazione vengano impiegate in modo produttivo. Vediamo le altre novità del ddl delega che sarà presentato a settembre come collegato alla Finanziaria d'autunno.Come detto, il ddl abbandona il criterio della spesa storica, per abbracciare parametri di spesa standard sulla base di obiettivi di efficienza. I trasferimenti perequativi dovranno assicurare il finanziamento integrale (calcolato in base al costo standard) dei livelli essenziali delle prestazioni riguardanti sanità, istruzione, assistenza e funzioni fondamentali degli enti locali, secondo quanto previsto dall'art. 117 della Costituzione. Per le altre competenze non si applicherà il criterio del fabbisogno standard. Il trasporto pubblico locale farà storia a sé. I finanziamenti dovranno essere quantificati in modo da garantire un livello adeguato del servizio su tutto il territorio nazionale, nonché attraverso il criterio dei costi standard. Le regioni finanzieranno le proprie voci di spesa con l'Irap (che non scomparirà da subito), con la compartecipazione all'Irpef e all'Iva, nonché con quote del fondo perequativo.La parte residua sarà finanziata con i tributi regionali.Sarà lo stato a individuare i tributi propri dei comuni e delle province. A livello centrale saranno definiti i presupposti, i soggetti passivi, le basi imponibili e le aliquote valide per tutto il territorio nazionale. Le regioni potranno istituire tributi comunali e provinciali nel proprio territorio. Resta comunque ferma la possibilità per gli enti locali di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti, nonché di introdurre agevolazioni. Gli enti locali avranno anche piena autonomia nella definizione delle tariffe per le prestazioni.Oltre al fondo perequativo per le regioni, il ddl ne prevede altri due: uno a favore dei comuni e uno a favore delle province. Entrambi dovranno essere istituiti dai governatori per finanziare le funzioni amministrative di competenza regionale svolte dagli enti locali. Infine, si prevede che anche le cinque regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano prendano parte al sistema di perequazione finanziando il fondo a favore dei territori più Scopri l'archivio di Italia Oggi dal 1993 ad oggi |
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