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Venerdì 24 Luglio 2009, 20:11
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“A questo punto possiamo anche dirlo: siamo “quasi” felici! E ridendo di noi stessi, potremmo anche definirci “quasi commossi”. Ma dimenticandoci per un attimo del “quasi”, vediamo quel che, in fondo, potrebbe renderci “felici”. Anzitutto, abbiamo una bullish engulfing su base settimanale. Una “bullish engulfing” (pattern in cui la candela bianca si “mangia completamente” la precedente scura) è figura di valore assoluto: nel caso, infatti, annuncia un trend al rialzo su base settimanale (il grafico da noi propostovi, d'altronde, è un grafico settimanale, N.d.R.). Tra l'altro, essendosi costruita dopo un evidente trend al ribasso (sempre su base settimanale), la figura non necessita d'ulteriori conferme. Al limite, se si vogliono proprio cercar delle conferme, quelle vanno individuate, da un lato, in un aumento dei volumi (puntualmente verificatosi, in particolare nei momenti decisivi) e, dall'altro, in un accompagnamento al rialzo dei corsi da parte degli oscillatori (che è proprio quanto si diceva a proposito del nostro Tutto ciò ci aveva portato a ribadire, con maggior vigore di quanto fatto allora (s'era alla fine di giugno), una prospettiva che proprio nello scorso fine settimana s'apriva concretamente al nostro orizzonte: “Alla luce dell'ultima chiusura trimestrale è giusto affermar come… 1. ci sono ottime probabilità che il nostro mercato possa segnar, nel secondo semestre dell'anno, massimi superiori agli attuali (20996p); 2. vi sono buone probabilità che il nostro mercato possa segnar, nel terzo trimestre, massimi superiori a quelli segnati nel secondo (20702p).” Si tratterà, insomma, di capir se questi nuovi massimi dell'anno saranno segnati nel terzo trimestre o nel successivo. E, in questo secondo caso, cosa mai potrebbe accadere di qui a settembre. Un'idea, ovviamente, ce la siamo fatta, ma è ancor presto per esprimerla, anche se, di quell'idea, almeno sin qui, noi non abbiamo cambiato nulla. Tuttavia, sapevamo da subito che non avremmo cambiato nulla della stessa… almeno sin qui. Perché il difficile di quell'idea, in realtà, comincerà proprio nella prossima settimana.” I nostri dubbi nascevano, più che altro, dalla circostanza che proprio nell'attuale settimana il Siderografo di Bradley prendeva a scivolar verso il basso con continuità (due mesi!) dopo aver accompagnato i corsi del mercato azionario, con buona precisione nei suoi punti di svolta, dai minimi di marzo. Il pericolo, ovvio, era che se tale correlazione fosse proseguita anche nelle settimane successive a quella del 14/15 luglio, i mercati azionari avrebbero dovuto, quasi di necessità, prendere a flettere a loro volta, come già accaduto al Siderografo. E se proprio dobbiamo dirla tutta, nelle nostre speranze c'era proprio che il mercato seguisse in questa svolta il Siderografo, ma che prendesse ad entrare in divergenza con quello a partir dalla prossima settimana. Tale “percorso” sarebbe stato vantaggioso sotto due aspetti di non poco conto: da un lato, infatti, avrebbe consentito a tutti noi una più facile operatività (inseguire un mercato al rialzo, senza mai afferrarlo, non è certo esperienza piacevole per nessuno…), dall'altro avrebbe permesso agli oscillatori più rapidi, quelli su base giornaliera, di scaricarsi appieno, nell'attesa che quelli di breve o settimanali si fossero messi, a propria volta, sulla giusta pista (e, fosse stato proprio così, i mercati avrebbero potuto gestire il proprio approccio alla prossima settimana nel migliore dei modi possibili). Ed invece… oggi sappiamo che il mercato, fregandosene bellamente delle nostre speranze ed attese, s'è messo a correre verso l'alto sull'abbrivio di quel che era accaduto la settimana precedente. Si sono rotte alcune resistenze d'assoluto rilievo (in particolare quella dei 20mila punti), ma soprattutto s'è imposto, a tutti, una visione del mercato ben più rialzista di quel che anche il sottoscritto, “rialzista impenitente” a vita, avrebbe osato avanzare nei suoi corsi. Personalmente, più che professionalmente, n'abbiamo avuto piacere, ma la prima domanda che ci siamo posti (a noi capita così) è stata su… “il senso di tutto ciò”. Quando ci si occupa di mercati finanziari, infatti, spesso, il domandarsi “perché” accadono certe cose è decisamente meno utile che chiedersene il “senso”. Aristotele, che sarà pur stato noioso, ma a tal proposito sapeva, eccome, il fatto suo, le chiamava “cause finali”, poi la filosofia moderna ha pensato bene di sbarazzarsene e la scienza ha fatto il resto riducendo tutto a rapporti causali lineari in cui esiste una causa iniziale ed un suo effetto. Alcuni alla televisione hanno capito così bene la lezione che alla domanda “Perché il mercato oggi è salito?” rispondono, senza alcun'ombra di dubbio, “Perché il rialzo del petrolio ha fatto bene ai mercati!”, e alla domanda, fatta qualche mese dopo, “Perché il mercato oggi è sceso?”, sempre senza alcun'ombra di dubbio, rispondono “Perché il rialzo del petrolio ha fatto male al mercato”. Più lineari di così non si potrebbe, ma… “così si vuolse colà dove si puote”, direbbe il buon Dante che di schizofrenia non sapeva un accidente, ma almeno aveva la fantasia di ripetersi ben poche volte. Quando, però, si pongono problemi di “senso” del mercato, si smette d'essere analisti “tecnici” e si diventa d'incanto (come sarebbe piaciuto a Corto Maltese) analisti “qualitativi”: in quant'avvenuto questa settimana c'è molto di tecnico, certo (negando un segnale ribassista, come quello fornito nella settimana del 10 luglio, in fondo, s'è fornito un segnale doppiamente… rialzista), ma non sufficiente a spiegar modi e tempi di quant'avvenuto. Quando ci si mette a correre, senza guardar ostacoli, infatti, c'è solo un motivo che tecnicamente non è definibile: la fretta! E perché s'abbia tanta fretta nel salire noi, come i più, non lo sappiamo. Possiamo far supposizioni, ma solo con quelle si va poco lontano. Di certo, quando s'ha fretta di comprare non è perché v'è un qualche pericolo imminente all'orizzonte (come dire che chi teme un rigurgito d'allineamento al Siderografo può starsene tranquillo): piuttosto v'è paura di non raggiungere per tempo il proprio obiettivo. Senso ed obiettivi, in fondo, vanno a braccetto ben più di quanto s'è portati a credere: l'obiettivo, infatti, è la causa finale di quel che accade. E se c'è qualcuno che corre a comprare, senza badare in fondo a spese, può esser solo perché tale obiettivo deve essere particolarmente ambizioso e… sicuramente raggiungibile (altrimenti non si rischierebbe tanto). L'invito, insomma, è quello d'individuar tale obiettivo sopra le vostre teste. Noi, più volte, n'abbiamo citato uno particolarmente ambizioso sul mercato italiano, 24500p di FTSE MIB, ed uno ben più conservativo sullo S&P500, tra i 1020 ed i 1060 punti: alla luce di quant'accaduto questa settimana e, più probabilmente di quel che accadrà nella prossima, potremmo anche esser costretti a rivederli, portando ancor più in alto la nostra asticella. E pensar che proprio noi siamo soliti definirci “rialzisti melancholici”. Mah… Edoardo E. 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