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Lunedì 24 Agosto 2009, 7:50

La bolla che verrà.

Di Andrea Mazzalai

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Segnali di fumo, segnali di speranza, segnali di pace, dalle colline di Jackson Hole nel Wyoming, il grande capo della Federal Reserve invia a tutto il mondo un tenue segnale di fumo, un filo di speranza, adattando la sua coperta al tenue ottimismo che le sue parole tendono a rilasciare dalle braci della Grande

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Recessione.

«L'economia globale appare sulla via della ripresa dopo aver evitato il peggio, ma il rimbalzo sarà probabilmente lento e rimangono molti rischi». (...) Intervenendo al summit dei banchieri centrali in corso a Jackson Hole, nel Wyoming, Bernanke ha anche sottolineato che «sebbene sia stato evitato il peggio abbiamo ancora di fronte difficili sfide». In particolare, il numero uno della Fed ha osservato che «la ripresa sarà probabilmente lenta all'inizio e la disoccupazione scenderà solo gradualmente dagli alti livelli attuali».( Sole24Ore )

"Le prospettive per un ritorno alla crescita nel breve termine appaiono buone».

Sin qui nulla di eccezionale, ordinaria amministrazione, in fondo Bernanke non ha detto nulla di nuovo, le prospettive per un ritorno alla crescita nel breve termine sono matematicamente buone, un gioco di specchi formulato dalla ricostituzione delle scorte e dei magazzini e qua e la qualche incentivo nel settore automobilistico e immobiliare.

CASH FOR CLUNKERS è stato un successo, ma da lunedi tutte le favole hanno un fine!

Nessuna sorpresa, la fiducia e l'ottimismo si crea anche cosi, aritmeticamente e matematicamente facendo in modo che qua e la qualche numero aiuti il PIL ha superare l'asticella della crescita zero.

Anche Krugman sottolinea che "some call it recovery", il vero problema qui è il linguaggio standard che non ha molta confidenza con il tipo di zona grigia in qui siamo noi, una sorta di terra di nessuno, aggiungerei io. Non credo che quello che stiamo attraversando sia una buona notizia, ma il PIL è quasi sicuramente aumentato, in modo tale che la recessione cosi come normalmente definita è finita.

Ma noi almeno da due anni sappiamo che in America la recessione si misura in un'altra dimensione, le fasi recessive vengono storicamente delimitate dalla NBER il cui attuale presidente è un certo Martin Feldstein.

Il confine tra il reale e il surreale nell'economia è spesso ignoto, non per questo talvolta si sussurra che l'economia conosce il prezzo di tutto e il valore di niente!

La realtà quotidiana va al di la di quello che ci raccontano gli economisti, il PIL è uno specchietto per le allodole, ma visto che dobbiamo imparare ad usare gli unici strumenti a disposizione, proviamo a smontarli uno per uno.

Credete davvero che dopo alcuni anni nei quali la crescita economica americana è stata sostenuta in via esclusiva dal mercato immobiliare, i prossimi anni registreranno nuovi livelli di crescita oltre il limite del 3 % fisiologico e necessario per creare occupazione.

Quali saranno i nuovi motori dell'economia, gli incentivi alla rottamazione o quelli per l'acquisto di un immobile, i rimborsi fiscali o la spesa governativa, quale innovazione all'orizzonte potrà sostenere questo feticcio che si assume l'onore di determinare la ricchezza di una nazione?

Questa è la recessione intesa secondo i canoni della National Bureau Economics Research:

" La recessione è un calo significativo dell'attività economica diffusa in tutta l'economia, della durata di più di due mesi, normalmente visibile nei dati del PIL, in termini reali, reddito, occupazione, produzione industriale, vendite al dettaglio "

Lo so avete letto questa frase un migliaio di volte, ma credetemi non conosco altra maniera oltre alle mie analisi per far comprendere a tutti coloro che si accostano a questo veliero, come questa recessione ci accompagnerà nel tempo oltre quello che il "main stream" sussurra, perchè ad oggi in termini reali non c'è traccia di un significativo recupero dei redditi, dell'occupazione, di una produzione industriale che vada al di la di una ricostituzione delle scorte o delle vendite ovvero i consumi!

Non lo dico io, lo dicono i numeri, lo dice la realtà dei dati macroeconomici.

Nella sua ultima intervista a Bloomberg, Feldstein ci dice che ... HE'S NOT READY TO DECLARE RECESSION OVER , di non essere pronto a dichiarare la fine della recessione.

Oltre a ribadire la sua previsione di una "double dip recession" una nuova ricaduta in recessione ( tecnica ) con qualche cattiva notizia all'orizzonte, magari ancora nel quarto trimestre quando finirà l'effetto degli incentivi governativi. Tutto ciò non è e non sara sufficiente a sostenere un solido futuro recupero.

Abbiamo assistito ad una sorta di celebrazione di un eroe, colui che ha evitato una seconda Grande Depressione e alla quasi unanime richiesta di riconferma da parte di prestigiosi attori economici.

Oggi Bernanke ci dice che la crisi ha avuto un "costo umano ed economico enorme". Ma la forte e rapida risposta delle autorità mondiali ha evitato il peggio. "Dobbiamo attaccare le debolezze strutturali del sistema finanziario, soprattutto quelle che riguardano la normativa, così da fare in modo di non ritrovarci a dover sopportare i costi enormi di questi ultimi due anni". Americaoggi

We saved the world from disaster, Fed's Bernanke says, noi abbiamo salvato il mondo da un disastro!

Certo nulla da dire, il valore di questo salvataggio non lo conosciamo, il prezzo possiamo provare ad immaginarlo, peccato che probabilmente sarebbe bastato un pizzico di superficialità in meno nel valutare la solidità di fondamentali economici e finanziari di argilla e meno discrezionalità nel lasciare fallire Lehman Brothers (NYSE: LEH - notizie) . Il che non avrebbe evitato la crisi ma almeno non ne avrebbe amplificato le conseguenze.

Anche nel 2005 si celebrò tra le montagne del Kansas, sempre nel Economic_Symposium di Jackson Hole il mito di Greenspan, in 2005, "The Greenspan Era: Lessons for the Future".

Certo, visto che le lezioni del passato non servono allora perchè non pensare ad una lezione per il futuro, la Storia ci dirà se Greenspan e Bernanke subiranno la stessa nemesi.

Per tutti coloro che hanno dimenticato o vogliono dimenticare la farsa dei famigerati "Stress Test" messi in atto dal governo americano ecco che uno dei migliori analisti fondamentali americani Christopher Whalen di Risk Analytics, il cui sito è nei link di Icebergfinanza da circa due anni, esperto di rischio, che ci dice tutto quello che gli STRESS TEST non sono stati in grado di predirre.

"The stress tests said that through the two-year cycle, big banks had to have enough capital plus earnings to withstand a 9 percent loss rate,”

Analizzando i dati finanziari di circa 7000 banche a partire dal secondo trimestre, lo stress nel settore finanziario è aumentato rispetto al primo trimestre dell'anno. Le cifre rimettono in discussione i risultati del governo americano e della Federal Reserve, il test potrebbe non essere stato abbastanza realistico.

Inoltre vorrei condividere con Voi quanto accadde nell'agosto del 2008 proprio in prossimità dell'uscita del dato relativo alla vendita di abitazioni esistenti:

WASHINGTON, 25 agosto 2008 Existing-home sales rose in July to the highest level in five months, although sales have hovered in a relatively narrow range over the past 11 months, according to the National Association of Realtors ®

Secondo il Nar di allora, il maggiore aumento da cinque mesi, il tutto per rimarcarvi solo l'elemento stagionale, non per sminuire il dato uscito recentemente, ma per ricordare che luglio e agosto solitamente rappresentano il top nelle vendite del mercato immobiliare.

Inoltre vorrei aggiungervi, senza ricordare altri fattori che hanno contribuito ad amplificare una dinamica ormai naturale di lenta ripresa del mercato immobiliare.

Lawrence Yun, NAR chief economist, said home prices in some regions could soon increase. “Sales have picked up significantly in several Florida and California markets. Home prices generally follow sales trends after a few months of lag time,” he said.

Nell'agosto dello scorso anno la simpatica portavoce della NAR, Lawrence Yun ci ricordava che generalmente i prezzi delle case seguono la tendenza delle vendite con alcuni mesi di ritardo, peccato che dopo dodici mesi stiamo ancora aspettando e che probabilmente ne passeranno altrettanti prima di vedere una possibile stabilizzazione.

Poi in fondo visto il piccolo conflitto di interesse esistente, la NAR Associazione Nazionale degli Immobiliaristi Americani preferisce evidenziare il numero di vendite senza dar troppo peso al calo dei prezzi, quello si dovuto ad un eccesso di inventario e di vendite forzate.

Ricordo a tutti che la stabilizzazione che probabilmente sta avvenendo nei vari mercati immobiliari non significa necessariamente una stabilizzazione dei prezzi, elemento decisivo per valutare gli assets delle banche e il livello futuro degli inventari.

James Bullard, presidente della Fed di St.Louis sostiene che i mercati non abbiano ancora digerito l'espressione delle Fed secondo la quale i tassi rimarranno a lungo oltre ogni ragionevole supposizione. La strategia della Fed è rivolta a promuovere un futuro aumento del tasso di inflazione che dovrebbe fornire un impulso immediato all'attività in attesa di una futura espansione, ma ciò non è ancora avvenuto.

No inflation, no party e senza inflazione sarà difficile continuare la festa, magari sino oltre il 2010, anche se ormai abbiamo tutti il sospetto che dopo la "new economy" e il mercato immobiliare, la prossima bolla finanziaria della storia, sia proprio quella dei mercati azionari, chissà, tutto è possibile in fondo non ci resta che attendere.

Anche a Jackson Hole se ne è parlato, eccome se ne hanno parlato, come ha scritto il Corriere della Sera:

" Nei dintorni del ranch di Jackson Hole, sulle Montagne Rocciose, si aggirano tre orsi che ogni tanto lasciano cervi sbranati nella radura. È qui che Ben Bernanke ama raccogliere i saggi e i potenti della finanza globale, e ormai quegli incidenti devono sembrargli un' utile metafora di ciò che rischia di questi tempi. L' ultimo predatore ha assalito il presidente della Federal Reserve ieri, ma aveva le sembianze di un grillo parlante: di quelli difficili da ignorare, o da schiacciare. Perché Willem Buiter, olandese di nascita, anglo-americano di doppio passaporto, è stato a lungo al vertice della Bank of England prima di insegnare alla London School of Economics."

"Per la platea di Jackson Hole, l' uomo che ieri ha lanciato le sue accuse a Bernanke è uno del gruppo."

«La Fed mette a rischio la sua reputazione di serietà nella lotta all' inflazione», ha attaccato Buiter. E ancora: «È inevitabile che gli Stati Uniti debbano affrontare una lunga o profonda frenata dell' economia».

Poi, con buona pace di chi s' illude che l' economia sia una scienza fredda, le frasi di fuoco: «La Fed ascolta Wall Street e crede a ciò che sente, o in ogni caso agisce come se ci credesse».

Il risultato? «La banca centrale Usa appare troppo vicina ai grandi istituti finanziari, troppo sensibile alle loro richieste per prendere le decisioni giuste per l' economia in generale».

"Era questa la debolezza della Fed di Alan Greenspan, accusa Buiter, «ma mi sorprende che la Fed di Bernanke faccia lo stesso». Per l' olandese, la banca centrale Usa «è stata cooptata da Wall Street, ne ha interiorizzato gli obiettivi, le preoccupazioni, la visione del mondo e i timori. Ciò è malsano e pericoloso». (...) Ma il vero orso minaccia Bernanke e, secondo, Buiter è quello di Borsa."

"Per difendere ricchi banchieri e investitori, la Fed avrebbe tagliato troppo i tassi d' interesse, poi si sarebbe adoperata fin troppo per salvare Bear Stearns (BSC - notizie) con fondi pubblici. Se le icone americane in sala a Jackson Hole volevano uno schiaffo, l' hanno avuto. E l' hanno reso: «Alcune delle questioni sollevate da Buiter meritano riflessione - ammette l' ex segretario al Tesoro Larry Summers -. Ma lui esagera malamente il suo argomento, per quanto mi riguarda non ho seri problemi con le mosse della Fed»."

Nessuna sorpresa invece per noi, figurarsi se Larry Summers ha qualche problema con le mosse della Federal Reserve, lui uno dei paladini della deregulation, destinatario di un cospiquo assegno milionario ricevuto come consulente di un hedge fund, prima di diventare capo del consiglio economico di Obama.

Finisce così che molte delle colpe finiscono addosso al grande assente di Jackson Hole, Alan Greenspan. «È legittimo criticare la Fed della sua gestione per aver portato i tassi all' 1% a inizio decennio e aver promesso di tenerli lì. Credo che abbia contribuito alla bolla immobiliare». Insomma è tutta colpa del vecchio Maestro: ma lui, a questo punto della crisi, è già stato sbranato dagli orsi da un pezzo.

Mi raccomando, la carrozza per il paese dei Balocchi sta passando, il migliore dei Mondi (Londra: MNDI.L - notizie) possibili ci attende.

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