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Martedì 25 Marzo 2008, 12:39
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Il nostro mercato sta continuando a sottoperformare gli indici europei e americani, e l'indice S&P/Mib è arrivato a segnare nuovi minimi dell'anno prima del lungo ponte di Pasqua. Ritiene che la discesa sia ormai prossima al capolinea? Come valuta l'attuale situazione e quali previsioni si possono fare per il breve In occasione di questo intervento vorrei affrontare un discorso che esula un po' dall'analisi tecnica, affrontando delle considerazioni di carattere più generale. Siamo in una situazione piuttosto critica, soprattutto in America sotto il profilo finanziario. Il nostro indice è stato inizialmente più penalizzato degli altri perché composto prevalentemente da titoli del settore bancario. Se però si guarda all'andamento dell'ultimo periodo, si può notare che questi titoli, pur non avendo fatto bene, non hanno più sottoperformato l'indice come accaduto in precedenza. Basti pensare che nella seduta di giovedì scorso, nonostante l'S&P/Mib fosse arrivato a segnare perdite nell'ordine di due punti percentuali, Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) è stata una delle migliori blue chips, dopo un'inversione di rotta rispetto alla mattinata. In generale potremmo dire che forse è anche un po' il sistema Italia che viene venduto, perché il nostro Paese in questo momento attrae meno capitali, per i quali invece c'è una fuoriuscita maggiore rispetto a quanto accade in altre realtà. La flessione del nostro mercato è da ricondurre anche alle vendite che hanno interessato nelle ultime sedute i titoli del settore utilities, come Enel (Milano: ENEL.MI - notizie) ed ENI (Milano: ENI.MI - notizie) , al pari di A2A (Milano: A2A.MI - notizie) e di Snam Rete Gas (Milano: SRG.MI - notizie) . Ci sono ancora alcuni comparti, tipo quello dei media ed editoriali, che continuano ad essere dimenticati dagli operatori. Ricordo che un anno fa su queste pagine ho predicato grande cautela, invitando alla prudenza, in ragione di alcuni fattori che segnalavano non poca euforia. Basti pensare alle innumerevoli IPO e alle altrettanto numerose revisioni al rialzo dei target price da parte delle banche d'affari per diversi titoli. Un anno fa sembrava che nulla lasciasse presagire una crisi, anche perché da più si metteva in evidenza che, a differenza di quanto accaduto con la bolla speculativa del 2000, questa volta erano i titoli della old economy a salire. Proprio quando ci troviamo però di fronte ad una simile euforia, vuol dire che non ci sono più i temi per sostenere ulteriori rialzi del mercato. L'economia però è fatta di cicli e sappiamo tutti che le salite dell'azionario non possono essere infinite, per cui prima o poi è inevitabile una discesa dello stesso. Oggi di fatto ci troviamo a fare considerazioni opposte a quelle di un anno fa, dopo essere andati incontro ad una flessione che ha portato giù il mercato molto in fretta. A marzo scorso l'ex presidente della Fed, Greenspan, aveva lanciato l'allarme recessione e ora a distanza di un anno ci troviamo di fatto in una fase recessiva. La crisi finanziaria sembra non avere fine visto che ogni giorno continuano ad arrivare notizie negative. La mia idea oggi è che una parte del rialzo che abbiamo vissuto sui mercati è stata effimera, legato al fatto che molti operatori, in primis gli hedge funds, hanno fatto ricorso ad una leva molto forte, si diceva a 10 ma in alcuni casi forse anche di più. Una leva così forte significa che si opera con de soldi che di fatto non esistono e quando un sistema finanziario va in crisi, gli istituti cercano di recuperare liquidità come possono. E' chiaro che una delle fonti di recupero è di chiedere a chi è a leva di rientrare dalle sue posizioni, non a caso per questo motivo abbiamo assistito a volte ad un mercato molto venduto proprio in virtù di questi movimenti. Emblematico mi sembra il caso di Fiat (Milano: F.MI - notizie) che sicuramente è stato acquistato a leva e in seguito venduto con grande intensità proprio in ragione di quel rientro della leva di cui parlavo prima. In generale, ora si paventano crolli biblici dei mercati, ritornando a parlare di crack simili a quelli del 1929. Per quanto tutto possa accadere, ritengo che un pessimismo così elevato, che si guadagna spesso le prime pagine di molti quotidiani nazionali, sia quasi all'estremo. In base alla mia esperienza, situazioni come queste rappresentano l'anticamera se non della ripresa dei mercati, quantomeno della fine del grande ribasso. Recentemente Warren Buffett ha dichiarato che proprio in questi momenti in cui c'è il terrore sui mercati, bisogna essere avidi e comprare. E' chiaro che una situazione come quella attuale non produce la possibilità di comprare su un minimo assoluto, che potrà essere definito solo in seguito. Sicuramente però questo contesto aiuta a capire il momento in cui sarà realizzato un bottom che di solito viene realizzato sull'onda di una fase di pessimismo. Per molti aspetti abbiamo visto qualcosa che somiglia al panic-selling si è avuto per alcuni titoli, e sicuramente siamo in presenza di una fortissima volatilità e di una situazione critica, da noi in maniera più evidente che in altri mercati. Alla luce di questo esame dello scenario attuale, concentrando l'attenzione in particolare su Piazza Affari, quali sono i livelli da monitorare ora per l'S&P/Mib. Qual è il rischio di nuove flessioni, quali invece le probabilità di assistere ad un recupero nelle prossime giornate? Per l'indice S&P/Mib, i 30.000 punti testati giovedì prossimo, rappresentano un primo importante supporto, oltre ad essere una soglia psicologica. Al di sotto di questo livello c'è un ampio spazio di discesa che potrebbe portare le quotazioni fino ai 28.750 punti. Tra novembre 2003 novembre 2004, l'indice si è mosso in un range di circa 2000 punti che aveva come parte alta i 28.750, attaccata per tre volte senza essere superata. Questo livello è stato violato contestualmente all'elezione del secondo mandato di Bush negli Stati Uniti ed ha rappresentato l'inizio del movimento rialzista che ci ha portato fino ai massimi di marzo scorso. Dopo aver visto una discesa di circa 14mila punti dai massimi di maggio scorso, anche valutando la possibilità di uno spazio per una discesa di altri 500 punti, si tratta di uno scenario che non mi spaventa. Se anche dovessimo arrivare sui 28.750 punti, con ogni probabilità su questo livello di prezzo entrerebbero importanti capitali sul mercato. Al rialzo invece c'è tutta una fascia di prezzo che va dai valori attuali fino ai 35.700, piuttosto fastidiosa da superare, all'interno della quale si potrebbe concretizzare una lateralizzazione di medio-lungo periodo, per un'eventuale accumulazione. Ci tengo a ribadire in ogni caso che la mia idea non è che il ribasso sia finito e sia giunto il momento di comprare a piene mani. Il mio pensiero è che quando tutto appare nero per il futuro, di solito è questo un primo segnale della fine della discesa, che potrebbe anche durare ancora un po'. Non dimentichiamo che le Borse scontano in anticipo tutto quello che succede nell'economia reale e con ogni probabilità stanno scontando ora uno scenario che nella realtà sta vivendo il suo peggio adesso o potrebbe trovarlo nei prossimi mesi. Con la dovuta cautela, ritiene che il momento sia favorevole per iniziare a fare qualche acquisto tra i singoli titoli? Su quali in particolare concentrerebbe la sua attenzione ora? Differentemente dalle indicazioni che ho fornito nei mesi scorsi, visto che quanti hanno seguito il mio consiglio dovrebbero aver preservato quasi completamente la loro liquidità, ora si potrebbe iniziare a fare qualche piccolo acquisto, in una serie che magari sarà lunga e spalmata nel tempo. Credo che i principali bancari siano ancora da evitare perché forse ancora a rischio emotivo di ulteriori discese se dovessero verificarsi nuove situazioni critiche. Tra le Popolari però ci sono alcune storie che graficamente iniziano a dare segnali di un certo interesse. Mi riferisco in particolare a Banco Popolare (Milano: BP.MI - notizie) e Ubi Banca (Milano: UBI.MI - notizie) che offrono dei dividendi molto interessanti e che ai livelli attuali hanno dei rapporti prezzo/utili da non trascurare, pur ricordando che i risultati del 2007 non è detto venga ripetuti in fututo. Gli acquisti non andranno comunque realizzati in un'ottica speculativa di brevissimo, quanto piuttosto in vista di un'accumulazione con una visione più ampia. Se l'indice dovesse però scendere al di sotto dei 28.750 di cui parlavo prima, allora il quadro sarebbe più compromesso del previsto, motivo per cui fisserei uno stop loss per Banco Popolare e Ubi Banca in corrispondenza della violazione di quest'area per l'indice delle blue chips. Qual è il suo giudizio sugli assicurativi? Su quali titoli in particolare suggerirebbe di iniziare ad aprire qualche posizione long? Tra gli assicurativi abbiamo Generali che rispetto al mercato ha mostrato buona forza relativa, basti guardare a quanto ha perso dai massimi. E' anche vero però che proprio questo farà si che il titolo non avrà molta leva nel caso in cui l'indice S&P/Mib dovesse risalire in maniera decisa. Il mercato ha un po' dimenticato gli assicurativi negli ultimi mesi, visto che non ci sono stati temi di particolare interesse. Se però dovessi scegliere una storia del comparto, non disdegnerei Alleanza che ai livelli attuali si muove su dei minimi che non vedeva dal 2003 e dai quali, da allora in poi, ha sempre reagito con decisione. Quali strategie ci può fornire invece per il settore utilities, alla luce delle flessioni che hanno interessato i vari titoli nelle ultime settimane? Consiglierebbe di tornare in acquisto sul comparto? Stiamo assistendo all'uscita di capitali dalle commodities più in generale che erano stato oggetto in precedenza di una forte ondata speculativa. Anche in questo caso alcuni operatori potrebbero essere intervenuti con forte leve finanziarie e visto che per molte materie prime siamo sui massimi, è probabile che gli investitori decidano di prendere beneficio e fare liquidità. Ci potrebbe quindi essere una rotazione settoriale in conseguenza della quale potrebbe essere saggio non investire molto sulle utilities che pure è stato il comparto più forte in quest'ultima fase di mercato. Vorrei comunque fare un'eccezione per Enel che offre un rendimento piuttosto elevato, con un p/e interessante specie in ottica di medio periodo. In linea generale manterrei le distanze più dai petroliferi che dalle utilities. Come valuta l'attuale impostazione di Fiat, che pure è stato oggetto di un pesante ritracciamento negli ultimi mesi? L'area dei 12 euro potrebbe essere un punto di ripartenza per il titolo? Fiat è uno dei titoli che è stato venduto con maggiore accanimento, ma in quest'ultima fase di ribasso si è mosso in linea con il mercato. Personalmente avevo un target per la discesa a 11,5 euro, ma su questi livelli sicuramente ci sono dei supporti interessanti. E' uno dei titoli che si può considerare per lo shopping, con un obiettivo di breve periodo intorno ai 15 euro, ma in caso di recupero del mercato si potrà guardare ad un rialzo anche più significativo. Per Telecom Italia la discesa potrebbe essere ormai agli sgoccioli o c'è il rischio di ulteriori flessioni nel breve? Come giudica il recente movimento del titolo e quali strategie operative ci può fornire in merito? Credo che il nuovo management della compagnia telefonica abbia fatto piazza pulita su diversi fronti rispetto alla situazione che c'era in precedenza. Non è mancato il coraggio di ammettere il reale stato del contesto attuale, ma la cosa importante è capire se Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) riuscirà a venir fuori dallo stato in cui si trova, senza dover ricorrere ad un aumento di capitale. Quest'ultimo penalizzerebbe ulteriormente il prezzo dell'azione, ma se la ricapitalizzazione non si farà, allora l'area 1,2 euro potrebbe avere un certo appeal. In ogni caso credo che su Telecom Italia la scommessa di un investitore dovrà essere a lungo periodo. Dando infine uno sguardo ad editoriali e media, c'è un titolo che più di altri in questo momento ha buone chances di recupero dopo la recente debacle? Vorrei segnalare in particolare Mediaset (Milano: MS.MI - notizie) che potrebbe essere interessante anche per motivazioni di carattere politico, dal momento che non sono da escludere benefici in caso di ritorno della destra al Governo. La società produce utili interessanti, per quanto sia da verificare se gli stessi saranno sostenibili o meno, in considerazione delle difficoltà dell'economia italiana che potrebbero avere ricadute negative sull'andamento della raccolta pubblicitaria. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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