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Giovedì 25 Giugno 2009, 10:02

In recupero la fidcia delle imprese manifatturire. L'indagine Isae

Di Pierpaolo Molinengo

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Secondo l'indagine condotta dall'ISAE dall'1 al 19 del mese su un panel di circa 4.000 imprese il clima di fiducia del settore manifatturiero ed estrattivo, considerato al netto dei fattori stagionali e calcolato in base 2000=100, si porta a 69,3 da 68,8 dello scorso mese, circa quattro punti al di sopra al di sopra della media dei primi cinque mesi dell'anno. Emergono lievi segnali di recupero circa lo stato attuale della domanda (più marcatamente in quella estera) e dei livelli della produzione, ma tornano ad accumularsi le scorte di magazzino. Il giudizio di un aumento delle giacenze di magazzino è coerente con un miglioramento delle attese sugli ordini e sulla produzione; segni di recupero emergono anche dalle attese relative

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all'occupazione.
Scendono d'altro lato le previsioni delle imprese sui prezzi di vendita.
Le valutazioni delle imprese sono diverse tra i principali comparti produttivi e nelle principali ripartizioni geografiche. A livello settoriale, si registra un miglioramento della fiducia nelle imprese produttrici di ben intermedi (dove l'indice passa da 65 a 65,7) ed un peggioramento in quelli di investimento (da 63,2 a 62,5 il saldo). Nei produttori di beni di consumo l'indice resta pressoché costante (da 78,5 a 78,4). A livello territoriale, segnali di ottimismo emergono al Centro (dove l'indice balza da 74,7 a 76,1) e nel Nord Est (da 67 a 67,2); la fiducia è invece sostanzialmente stabile nel Mezzogiorno (da 77,4 a 77,3) e scende infine leggermente nel Nord Ovest (da 67,8 a 67,5).
Segni di recupero vengono anche dalle usuali domande trimestrali sull'andamento delle esportazioni.
Salgono giudizi e attese sul fatturato all'export e torna a crescere il rapporto tra i prezzi praticati sui mercati esteri e quelli interni. Torna ad aumentare però la quota di quanti segnalano la presenza di ostacoli all'esportazione, principalmente a causa di problemi legati alla dinamica dei costi, oltre che ad “altri motivi”, probabilmente nella situazione attuale associabili alla scarsità della domanda. Germania e Cina continuano inoltre ad essere i paesi percepiti come maggiori concorrenti sui mercati interni ed internazionali. Dal lato dei mercati di sbocco, infine, si rafforza il ruolo della Germania e del Regno Unito, a scapito di altri paesi UE; aumentano anche a giudizi degli imprenditori le quote verso altri paesi del mondo diversi da quelli europei e dagli Stati Uniti.

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