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Mercoledì 26 Agosto 2009, 0:00
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Se si guarda al dato del numero delle imprese qualificate, la relazione ha evidenziato come al 31 dicembre 2008 fossero 34.068 le imprese attestate Soa, con un tasso di crescita tra il 2007 e il 2008, pari al 3,4% (+1.123 unità). Si tratta di imprese in prevalenza di piccole dimensioni: le imprese abilitate a partecipare a gare di importo sotto il milione di euro (il limite superiore alla III classifica è pari esattamente a 1.032.913 euro) risultano essere il 65,98% del totale. In questo quadro è emersa comunque la difficoltà delle imprese a mantenere i requisiti tecnici, economici e finanziari attestati con il processo di qualificazione di cui al dpr 34/2000, in una situazione di contrazione della domanda del settore privato, situazione ulteriormente peggiorata con l'attuale crisi economica. Le norme approvate un anno fa, che consentono di utilizzare i migliori requisiti maturati nel decennio precedente l'attestazione Soa, vengono incontro a queste difficoltà, ma l'Autorità rileva come i requisiti di qualificazione siano nella sostanza rimasti quasi identici rispetto a quelli che consentivano l'iscrizione al soppresso Albo nazionale costruttori: «Non vi è alcun elemento di novità che rifletta le nuove e diverse esigenze della modernizzazione del mercato». A tale riguardo le proposte dell'organismo di vigilanza, particolarmente utili in questo momento in cui si sta definendo il nuovo regolamento del Codice dei contratti pubblici, mettono l'accento per esempio sulla necessità di puntare sull'elemento dell'attrezzatura tecnica necessaria alla realizzazione delle specifiche tipologie di lavori, con esclusione, invece, delle attrezzature non conferenti. Si propone inoltre di richiedere la presenza di personale specializzato in relazione alla peculiare attività svolta, in luogo del riferimento generico alla quantità di personale dipendente delle imprese. Per l'Autorità sarebbe inoltre opportuno puntare su forme di selezione premianti, basate, per esempio, sull'attribuzione dell'incremento convenzionale a imprese che attraverso la relazione dettagliata sul comportamento in cantiere avessero dimostrato una particolare diligenza nell'applicazione della disciplina sul subappalto o delle norme sulla sicurezza (l'incremento potrebbe essere, invece, negato, in presenza di annotazione a carico dell'impresa, sul casellario informatico). Sul versante della vigilanza sulle Soa le criticità rilevate dall'Autorità attengono in primo luogo alla composizione azionaria delle Soa «formalmente società per azioni», ma che «continuano a corrispondere più al modello delle società personali, con cessioni di azioni in ambito familiare-parentale». Dalla relazione si ricava anche una notevole «polverizzazione» delle partecipazioni azionarie: per alcune società «vi sono più di venti soci di cui la maggior parte con quote azionarie inferiori al 5%; i rimanenti soci comunque non superano la quota azionaria del 11%»; inoltre «molti soci non dimostrano di avere redditi corrispondenti alla natura di sottoscrittori di azioni, evidenziando un ruolo presunto di prestanome». Viene anche evidenziato come sia rimasta «modesta nel tempo» la partecipazione delle banche che, invece, l'Autorità sembra ritenere necessaria «sia pure con dei limiti», per «vedere coinvolti soggetti finanziariamente solidi e più sensibili a criteri reputazionali». Un altro rilevante profilo di criticità attiene alle cessioni di rami d'azienda che, per l'Autorità, rimane ancora oggi lo strumento con il quale si realizzano «la rigenerazione dei requisiti posseduti da imprese che, per esaurimento del ciclo di attività, per motivi fiscali, amministrativi o penali, risultano oramai fuori dal mercato». Da questa prassi nascono imprese prive di know-how aziendale, «scatole vuote», che acquisiscono unicamente il diritto ad utilizzare certificati di esecuzione lavori. Il dato generale è che ogni 10 imprese c'è ne una che cede l'azienda nell'arco di validità dell'attestato di qualificazione. C'è poi il problema dei falsi attestati che l'Autorità sta tentando di arginare attraverso la banca dati dei certificati di lavori pubblici (cui le Soa devono attingere per il rilascio degli attestati); qui si registra la mancata osservanza dell'obbligo di invio dei certificati da parte delle stazioni appaltanti, che ha un impatto notevole sul rilascio delle attestazioni da parte delle Soa.
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