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Mercoledì 26 Marzo 2008, 8:50

L'impulso rialzista durerà nel breve, ma sarà seguito da nuove correzioni

Di Alberto Susic

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Il mercato italiano ha realizzato ieri un deciso rimbalzo che ha allontanato l'S&P/Mib dai minimi del 2008 segnati giovedì scorso. Il problema è capire se il recupero potrà proseguire nelle prossime giornate o se invece c'è il rischio di un ritorno sui livelli segnati la scorsa settimana. Per capire quale potrà essere la dinamica del mercato nel breve, con uno sguardo rivolto ad alcuni titoli di Piazza Affari, abbiamo sentito per Voi

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Robert Baron, Amministratore Delegato di DeltaForex.

Nel suo precedente intervento aveva segnalato il supporto dei 1.250 punti per l'S&P500 e dei 30.000 per l'S&P/Mib. Dopo essere stati testati, da questi livelli è partito un rimbalzo: ci sono buone probabilità che il recupero in atto prosegua? Cosa è cambiato nelle ultime due settimane per i mercati? Quali le attese nel breve?

Nelle ultime sessioni gli indici azionari si sono portati su dei livelli difficilmente comprimibili ed estendibili al ribasso. E' in corso un rimbalzo tecnico che è configurabile dalla struttura discendente del mercato e andiamo così a considerare l'ultima evoluzione della stessa. Non tanto quella che parte dalla prima decade di ottobre quanto da quella di dicembre, e in tal caso vediamo che la struttura ribassista è completa. C'è pertanto un rimbalzo per andare a ricucire questo strappo ribassista e l'obiettivo per l'S&P/Mib è un ritorno verso i 32.800/33.000 e in caso di superamento di quest'area in direzione dei 33.800/34.000.
E' difficile proseguire per ipotesi più ampie perché i movimenti che ci sono mancano di una strutturalità più forte, nel senso che a fronte di un rimbalzo di un punto percentuale e a ribassi successivi anche del 2%/2,5%, abbiamo giornate come quella di ieri in cui i recuperi vanno anche oltre i tre punti.
Non è facile avere pertanto un quadro di riferimento su dei livelli in corrispondenza dei quali cambia qualcosa in modo radicale. A nostro avviso quindi è molto più interessante andare a monitorare la dinamica con cui si realizzano questi movimenti, piuttosto che i singoli livelli, perché questi ultimi possono essere intaccati o leggermente modificati, senza generare tuttavia segnali contrari.
C'è da dire che la struttura della dinamica era troppo tirata al ribasso, con divergenze su una serie di indicatori, ma è chiaro che per avere indicazione di un'inversione è necessario per l'S&P/Mib avere una chiusura giornaliera superiore ai massimi della seduta di mercoledì scorso. Fino a quando quindi non avremo un close daily superiore a 31.750 punti, non avremo alcun segnale rialzista e rimarremo all'interno di una dinamica che varia da una a due sessioni e ancora in direzione ribassista.
Si auspica che questo movimento possa portare ad un grande rimbalzo fino alla fine del mese/inizio aprile, secondo una classica operazione di windows dressing partita un po' anticipo rispetto al consueto. Questo perché la struttura al ribasso è stata molto forte e anche perché i valori raggiunti sui vari mercati erano molto incisivi.
Per la maggior parte degli indici si dovrebbe tornare sui livelli del 21/22 gennaio, con un discorso a parte per i listini americani che hanno una strutturalità diversa. In seguito ci attendiamo una successiva fase discendente e più in generale ci aspettiamo un quadro che si confeziona con un più ampia di rimbalzo, cui seguirà una nuova direzionalità ribassista.
All'interno di questi riferimenti, ossia dei minimi che abbiamo già visti e dei massimi che andremo a vedere entro la prima settimana di aprile, riteniamo che si andrà a confezionare il resto del mese prossimo. Difficilmente riusciremo a superare i livelli del 26 febbraio ed è ancora meno probabile che avremo chiusure giornaliere inferiori ai minimi vissuti poco prima di Pasqua.
Si configura così un mercato in trading range, con titoli come sempre più interessanti rispetto ai valori complessivi dell'indice.

Alla luce di quanto appena esposto, quali strategie può suggerire a quanti hanno ancora titoli in portafoglio e a coloro che invece guardano a nuovi acquisti?

Per chi avesse ancora delle posizioni in portafoglio, riteniamo che non sia ancora giunto il momento di dismettere le stesse. Il consiglio è di attendere la chiusura del mese per alleggerire il portafoglio, con switch su altri titoli o in alternativa di chiusura comunque del 50% delle posizioni rialziste.
Per ora il quadro predominante è di volatilità e pur essendo un conteggio secondo cui tutto il ribasso è finito, ma questo passa attraverso il recupero del gap intercorso tra il 18 e il 21 gennaio sui mercati europei. Recupero in tal caso non significa andare a riprenderlo e chiuderci sopra, ma vuol dire creare strutturalmente un impulso rialzista con una dinamica di diverse sessioni. Perché ciò avvenga però saranno necessarie almeno due o tre settimane, ma al momento dubitiamo che un simile scenario si possa concretizzare.
E' più probabile invece che si possa recuperare gran parte del terreno perso, visto che l'ultimo ribasso è denso di gap-down e di forte volatilità, ma in seguito ci vorrà una fase di consolidamento per poter instaurare nuovi percorso di direzionalità.
Subiremo ancora molto la volatilità, ricordando che da un anno abbiamo aperto la crisi del carry trade ed è molto probabile che avremo ancora effetti di volatilità molto importanti. Difficile pensare che il mercato possa modificare la sua struttura perché i riferimenti principali, sia sul fronte petrolio che delle valute, non sono ancora cambiati a livello strutturale.
Quindi il consiglio è di mantenere le posizioni che si hanno fino a che l'indice non raggiunge la fascia dei 33.600/33.800, con una fase intermedia intorno ai 33.000. In una di queste due aree subiremo un arresto di questo recupero e un ritorno delle flessioni.
Il messaggio è sempre lo stesso: per un altro anno sono preferibili le operazioni di trading a quelle di portafoglio, visto che queste ultime non possono essere ipotizzate stante l'attuale volatilità. Per attendere un recupero in maniera strutturale dobbiamo avere un abbassamento della volatilità che però ancora appare piuttosto lontano da raggiungere per ora.

Quali indicazioni ci può fornire in merito al quadro intermarket? Quali i riferimenti da tenere in considerazione ora?

Fino a quando i prezzi del petrolio non subiranno flessioni al di sotto della fascia dei 95 dollari e non avremo recuperi sopra i 106 dollari, di fatto rimarremo all'interno del quadro attuale, con un recupero dell'azionario che si inquadra però come rimbalzo.
Al superamento di uno dei due estremi indicati per l'oil, lo scenario si sposterebbe su un altro piano, perché al di sopra dei 106 dollari ritornerebbe la negatività che conosciamo, mentre discese verso i 95 dollari ipotizzerebbero ancora posizioni di rialzo su questo mercato.
Per l'Euro/Dollaro segnalo 1,575 come area di recupero, per poi trovare discese verso 1,528 per 1,5115/1,51 e anche qui avremo posizioni che andranno impostate di nuovo strategicamente.
Difficile dire per ora che il recupero dell'azionario possa essere strutturalmente il passo con una nuova ondata di rialzo. E' più probabile assistere a questa prima gamba, poi farsi la seconda di discesa e poi da lì vedere se la prima si struttura in un certo modo. Allora potremo avere ipotesi più consistenti per un rialzo che al momento mancano però.

Di recente abbiamo assistito ad una significativa flessione delle utilities che in precedenza avevano retto meglio il ribasso del mercato. Questa discesa si profila come occasione per rientrare o è finito il periodo positivo per questo comparto?

I periodi di positività per i singoli settori e specialmente per quello delle utilities, dovrebbero trovare ragione ma non ci sono ancora. Se guardiamo all'ultimo piano industriale di Enel (Milano: ENEL.MI - notizie) , non c'era alcun motivo per vendere il titolo sopra i 7 euro, in considerazione anche del dividendo che per la sua entità fa di Enel quasi un'obbligazione.
La situazione che preme di più al mercato in questa fase è la strutturalità dei debiti delle aziende in bilancio. Quei titoli che hanno capitale a debito, dagli immobiliari alla telefonia passando per delle utilities, possono subire le flessioni del mercato che penalizza tutte le situazioni a debito.
A fronte del fatto che ci sarà un recupero, questo potrà essere accentuato anche per le utilities, ma di fatto la situazione non cambia. Facendo l'esempio di A2A, si potrebbe tornare nella fascia 2,48/2,55, prima di avere nuovi ribassi a contenimento dei margini dei 2,05/2,55, con un ampio trading range di accumulo/distribuzione per le prossime settimane.
In generale riteniamo che le utilities non avranno un andamento positivo e al contempo neanche molto negativo, visto che la fase di negatività c'è già stata e almeno fino a quando non si accentuerà una nuova situazione di crisi sui mercati obbligazionari, questi titoli potranno recuperare. Non è detto però che i minimi siano già alle spalle, ma in ogni caso sui prezzi attuali è più probabile che si possano realizzare vincenti al rialzo nella prossima decade piuttosto che al ribasso.
La fase di crisi per le utilities non è finita e quindi avremo nuovi contenimenti con possibilità di rivedere i minimi nelle settimane successive di aprile.

Nella seduta di ieri, grazie alla buona intonazione dei finanziari in generale, c'è stata non poca euforia sugli assicurativi. Ritiene che questi titoli possano offrire un investimento meno a rischio rispetto a quello dei bancari?

La situazione più interessante è un effetto elastico: si è tirato molto al ribasso e quindi i titoli che potranno recuperare di più sono quelli maggiormente penalizzati fino ad ora. Paradossalmente i più pericolosi che presentano ancora strutture molto aperte nella fase ribassista, hanno il maggior potenziale di recupero anche se questo non significa che bisogna affrettarsi ad acquistarli.
Da un punto di vista strategico diverse impostazioni sono ancora al ribasso e il fatto che alcuni titoli come ad esempio Fondiaria-Sai abbiano recuperi più sensibili è solo perché sono scesi di più, ma non perché ci sia un cambiamento di fondo.
Se guardiamo invece a Generali, dal momento che la flessione di questo titolo è stata minore rispetto a quella di altri, è probabile che la sua risalita sia meno incisiva. La fascia compresa tra 29,15 e 29,35 è un target di recupero dove potremmo attenderci nuovi storni.
Guardando ai bancari invece, per Banco Popolare la fase di rimbalzo potrà diventare veramente interessante solo in caso di superamento, in chiusura giornaliera, di 11,7 euro, per attenderci in seguito un recupero verso i 12,25/12,4, ma prevediamo in ogni caso una fase successiva di flessione.
Teniamo presente che stiamo parlando di titoli che si sono distrutti in quest'ultima fase del mercato e avranno ancora difficoltà per avviare recuperi in pianta stabile.
Per ora ci troviamo un po' in una fase in cui gli short sono sospesi, con qualche operazione long di trading, cui seguirà un movimento per nuove operazioni al ribasso.

Ci sono dei titoli che in questa fase andrebbero seguiti con più di attenzione di altri? A quali consiglierebbe in particolare di guardare?

I titoli che possono avere una direzionalità più stabile sono quelli che presentano un beta minore, quali ad esempio quelli legati al comparto alimentare, farmaceutico e chimico, essendo questi i settori esposti a minori rischi.
Finchè abbiamo una volatilità così ampia sui titoli, basti vedere a quello che accade a cavallo della presentazione dei risultati di bilancio, è più interessante seguire dinamiche di questo tipo.
Un esempio potrebbe essere quello di Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) per il quale da più parti ci si chiede se sia stato già visto il minimo e se la fase di ribasso sia già conclusa. E' molto difficile poter rispondere a questi interrogativi, senza dimenticare che un recupero del titolo fino a 1,4 di fatto non cambia il trend ribassista e non fornisce segnali di riferimento di portafoglio. E' presto per dire se il titolo abbia già raggiunto i suoi minimi, e la nostra idea è che 1,4 euro sia un'area di ritorno dove potrebbe essere conveniente alleggerire il portafoglio. La strategia sarebbe quella di proteggersi con uno stop tecnico a 1,24 euro, sebbene serva poco indicare degli stop se non vengono aggiornati di giorno in giorno, perché la volatilità è talmente ampia che si rischia di raggiungerli in pochissimo tempo.
In questa fase è molto complesso riuscire ad anticipare il mercato, oltre ad essere molto pericoloso, per cui è più conveniente seguire una dinamica tattica più che strategica. Tatticamente quindi si rimane orientati al rialzo per quanto detto sopra, per poi riposizionarsi su delle aree più importanti strategicamente al ribasso.


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