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Lunedì 26 Maggio 2008, 8:22
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SITUAZIONE ATTUALE: nuove tensioni si affacciano sui mercati azionari internazionali che nelle ultime settimane hanno mostrato un andamento altalenante, alternando pressioni al ribasso con ulteriori tentativi di recupero. Alla crescita della scorsa ottava ha fatto seguito una settimana vissuta tutta in negativo, con una pesante flessione per tutti i listini che hanno azzerato e oltre il rimbalzo delle cinque giornate Solo lunedì scorso gli indici hanno tentato di spingersi ancora in avanti, ma il tentativo è fallito subito dopo, seguito da una progressiva discesa. A spaventare gli acquirenti sono stati diversi fattori, a partire dai nuovi record realizzati dai prezzi del petrolio che è arrivato a superare anche la soglia dei 135 dollari al barile. La folle ascesa dell'oro nero e della materie prime ha riportato così in primo piano le preoccupazioni per l'inflazione, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti. Una conferma in tal senso è giunta anche dai dati macro diffusi in settimana, con l'indice Zew in Germania che ha perso ancora terreno proprio per i timori legati alle dinamiche inflazionistiche. In America si è avuta invece una crescita maggiore del previsto dei prezzi alla produzione relativamente alla versione "core", depurata cioè dei componenti più volatili quali alimentari ed energia. Non sono mancate tuttavia le buone notizie, come quella del mercato del lavoro che ha visto calare le nuove richieste di sussidi di disoccupazione più del previsto. Proprio in chiusura di settimana un'indicazione incoraggiante è arrivata anche dal settore immobiliare, visto che le vendite di case esistenti ad aprile hanno mostrato una flessione dell'1%, ma minore di quella attesa. A preoccupare i mercati stato il quadro sull'economia e sull'inflazione Usa restituito dai verbali dell'ultima riunione della Fed. Quest'ultima ha rivisto al ribasso di un punto le stime sulla crescita, intervenendo in ugual misura, ma al rialzo, sulle previsioni relative all'inflazione. Gli operatori temono che la debolezza della congiuntura, unitamente alle pressioni registrate dalla dinamica dei prezzi al consumo, possano avere ricadute negative sugli utili aziendali dei mesi a venire. Tanto è bastato a ridimensionare drasticamente l'entusiasmo della scorsa ottava. A difendersi meglio degli altri è stato il Nikkei 225 (notizie) , capace di mantenersi poco al di sopra della soglia dei 14.000, senza evitare tuttavia una flessione dell'1,45%. Ben più ampie le perdite in Europa, ed è andata ancora peggio in America, che vede il Dow Jones (notizie) chiudere l'ottava con un ribasso del 3,75%, insieme all'S&P500 e al Nasdaq Composite (NASDAQ: notizie) che sono arretrati rispettivamente del 3,35% e del 3,4%. PREVISIONI ATTESE: Nonostante tutto non pensiamo a una correzione pesante. Queste sono le quattro principali motivazioni pubblicata dal settimanale di strategia. 1) Il pacchetto fiscale americano è già in azione. Gli effetti positivi verranno catturati dai dati con il consueto ritardo di uno-due mesi. In questo momento il mercato non è più nello spirito di scontare in anticipo la ripresa dei consumi, in parte perché è meno liquido che in marzo e in parte perché teme l'effetto del petrolio. Va però ricordato che i rimborsi fiscali sono di gran lunga superiori alle maggiori spese da sopportare per la benzina. 2) Il pacchetto americano sui mutui è in dirittura d'arrivo. Se Bush metterà il veto sarà solo per ottenere dal Congresso la certezza che il pacchetto sia a costo zero per il bilancio. Un accordo entro luglio è molto probabile. Il pacchetto non metterà termine alla discesa dei prezzi delle case, ma la rallenterà. 3) Chi si è ritirato dai mercati tra febbraio e marzo non ha completato il rientro in aprile e maggio. Resta ancora liquidità da investire. Ovviamente, con il petrolio a questi livelli, le operazioni di rientro sono sospese, ma il combustibile per un ulteriore limitato rialzo, più avanti, c'è ancora. 4) I fondi sovrani, ogni giorno più ricchi, hanno mostrato in febbraio e marzo di essere in grado di riciclare velocemente i dollari e gli euro che arrivano loro dalle esportazioni. Il supporto ai mercati è stato provvidenziale e non c'è ragione per pensare che verrà meno. Sui cambi la breve primavera del dollaro è già finita. Rimaniamo però dell'idea che al momento sia interesse degli Stati Uniti impedire una nuova gamba di ribasso. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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