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Mercoledì 27 Maggio 2009, 0:00
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All'inizio della tavola rotonda il presidente dell'organismo di vigilanza, Luigi Giampaolino, ha sottolineato che il ricorso a questo strumento "è una scelta quasi obbligata per un paese come l'Italia, il cui livello di infrastrutturazione è al di sotto di quello degli altri partners dell'Unione europea e in cui solo recentemente è stata favorita la partecipazione privata in settori storicamente pubblici". Guido Moutier, consigliere dell'Authority e responsabile del lavoro di messa a punto dei due corposi e rilevanti documenti, ha invece messo in evidenza l'esigenza che "le istituzioni forniscano strumenti e regole certe per attrarre gli investitori e incentivare maggiormente il ricorso al partenariato pubblico privato, non solo nel settore dei lavori, ma anche in quello dei servizi". Nel merito delle linee-guida Moutier ha evidenziato come si tratti di "modelli che sono da considerare di riferimento", per cui "ogni stazione appaltante li potrà adattare alle proprie esigenze e alle specificità dell'opera che vuole realizzare e potranno essere aggiornati al nuovo regolamento in corso di approvazione, o corretti, se in sede di prima applicazione emergeranno criticità". Giuseppe Zadra, direttore generale Abi, dopo avere evidenziato che su 100 iniziative in project financing, soltanto 48 arrivano all'aggiudicazione, con gravi conseguenze economiche per le stazioni appaltanti e le imprese che hanno lavorato sulle altre 52 iniziative, ha affermato che ancora oggi rimane il problema delle procedure amministrative e dei suoi tempi, del contenzioso e dei ritardi (rischio amministrativo) che non consentono a chi finanzia di avere certezze sulla sicurezza del flusso di cassa dell'operazione. Sulla stessa linea anche Massimo Varazzani, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, che ha sottolineato l'importanza del fattore tempo e ha reso noto che nel 2008 sono stati erogati 8 miliardi e nel 2009 6 miliardi per pere di enti territoriali di piccole e medie dimensioni. Dall'altro lato il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti, dopo avere dato atto delle positive innovazioni contenute nel terzo correttivo del Codice, ha affermato che "tutti si devono assumere i rischi di queste operazioni, a partire da noi costruttori, e per tutto il tempo di durata delle iniziative; le banche non possono pensare di ridurre tutti i rischi in queste operazioni che sono necessariamente di lungo periodo". Anche il vice presidente di Confindustria per le infrastrutture, Cesare Trevisani ha sottolineato che le banche devono entrare in una logica di maggiore assunzione del rischio ed ha evidenziato la necessità di qualificare le stazioni appaltanti. In sostanza, sulla stessa linea si è mosso anche Angelo Maria Cicolani, che nel chiudere i lavori, dopo aver sottolineato che la nostra legislazione è di avanguardia a livello europeo, ha anche detto che "la finanza di progetto non può dare una completa certezza di tempi e di costi; nel nostro paese, anche per ragioni naturali, il grado di incertezza è più alto che in altri paesi europei". Da tutti gli intervenuti è anche emersa la necessità di qualificare maggiormente la pubblica amministrazione che deve imparare a gestire al meglio queste operazioni. Durante la tavola rotonda l'Autorità ha reso noto che metterà a breve a disposizione degli operatori uno studio, redatto congiuntamente con l'Unità tecnica della finanza di progetto, sul metodo Public sector comparator e su altri metodi per la valutazione della convenienza ad utilizzare il partenariato pubblico privato. Scopri l'archivio di Italia Oggi dal 1993 ad oggi |
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