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Venerdì 27 Giugno 2008, 0:00
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Su un doppio binario. Il Codice vero e proprio sarà presentato come disegno di legge delega e ricalcherà gran parte dell'ossatura portante del provvedimento messo a punto dagli ex ministri Giuliano Amato e Linda Lanzillotta. A questo il governo affiancherà un pacchetto di norme immediatamente operative. A cominciare dall'abolizione del divieto di terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni. Verrà poi cancellata, rispetto al testo del governo Prodi, la norma che riconosceva il diritto di voto ai cittadini extracomunitari e saranno definiti meglio i meccanismi di governance delle aree metropolitane dove saranno eliminate le attuali province. Il pacchetto di norme sull'ordinamento di Roma capitale, inoltre, sarà espunto per costituire un disegno di legge ad hoc. Intervenendo alla Conferenza programmatica dell'Anci svoltasi ieri a Roma il ministro dell'interno Roberto Maroni è stato chiaro su quale sia la direttrice lungo cui si snoderanno gli interventi riformatori del governo nei prossimi mesi. "Vogliamo realizzare il federalismo, non solo fiscale, un federalismo senza aggettivi, a 360°, e per la prima volta abbiamo una maggioranza stabile che ci consentirà di farlo". Maroni guarda a un superamento del bicameralismo perfetto, auspicando un senato federale sul modello tedesco che dia rappresentatività alle regioni e agli enti locali. Il ministro dell'interno non l'ha detto a chiare lettere, ma nel Codice dovrebbe trovare spazio anche l'eliminazione delle comunità montane. "I livelli di governo vanno semplificati", ha aggiunto il ministro, "e personalmente ritengo che i sindaci e i presidenti di provincia abbiano tutte le competenze per gestire adeguatamente il territorio montano". Nessun pericolo, invece, per le province che non saranno toccate dal repulisti di Maroni a parte quelle delle città metropolitane. "Il ruolo delle province è essenziale", ha detto Maroni, sgombrando il campo da ogni dubbio, "semmai ci sarebbe da discutere sul ruolo delle prefetture". Sull'accorpamento dei piccoli comuni, il ministro leghista ha preso le distanze dal suo collega alla funzione pubblica, Renato Brunetta. Per Maroni i comuni non possono essere costretti ad associarsi, ma l'accorpamento dovrà avvenire solo su base volontaria e per l'esercizio associato di funzioni. L'accelerazione del governo sul Codice delle autonomie è stata accolta con favore dall'Anci che ha apprezzato il "clima di concertazione con cui l'esecutivo Berlusconi si sta muovendo in questi primi mesi di legislatura". L'associazione dei comuni, però, prima che al Codice deve guardare al presente. E il presente registra un inasprimento del patto di stabilità che preoccupa non poco. La manovra d'estate (il decreto legge n.112/2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.147 del 25/6/2008) fissa in 1.340 milioni di euro l'impegno richiesto ai comuni per centrare il pareggio di bilancio nel 2011. E questo nonostante l'ottima performance messa a segno nel 2007 dai municipi che hanno ridotto le spese del 6,2% chiudendo con un saldo positivo di 325 milioni. "Vogliamo che lo sforzo richiestoci sia proporzionale ai risultati contabili che abbiamo ottenuto l'anno scorso", lamenta il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici. "Nonostante lo sconto di 200 milioni fatto da Tremonti il sacrificio che il governo ci chiede continua a essere insostenibile. Ecco perché ci auguriamo che il confronto con l'esecutivo riprenda per arrivare a un alleggerimento della manovra". L'impressione è che alla fine i comuni riusciranno ad addolcire la pillola. I segnali che arrivano dal governo sono incoraggianti. "C'è la piena disponibilità del governo a rivedere il Patto con gli emendamenti che saranno presentati al dl", ha detto il ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto. Mentre sembra ormai certo che il trasferimento ai comuni degli immobili demaniali sarà finalizzato alla riduzione dell'indebitamento locale. E, restando sempre sulla manovra d'estate, fa discutere l'anticipo di 500 milioni di euro (a valere sui prossimi trasferimenti erariali) concesso dal governo al comune di Roma. Una boccata d'ossigeno per ripianare la disastrosa situazione finanziaria del Campidoglio che è stata difesa a spada tratta dal sindaco Gianni Alemanno (eletto ieri all'unanimità presidente del consiglio nazionale dell'Anci, si veda box a fianco): "Il comune di Roma fa affluire ogni anno nelle casse dello stato una cifra pari a 15 volte i trasferimenti erariali che riceve e può contare su contributi pro capite che sono la metà di quelli di Scopri l'archivio di Italia Oggi dal 1993 ad oggi |
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