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Sabato 27 Giugno 2009, 0:00

Pr, il futuro è sempre più digitale

Di di Irene Greguoli Venini

Italia Oggi

Dopo un 2008 chiuso in positivo, il mondo delle pubbliche relazioni comincia a tremare, tanto da ritoccare al ribasso le previsioni per quest'anno. Infatti, se fino a qualche mese fa ci si aspettava un 2009 sostanzialmente stabile, oggi gli operatori del settore, secondo i primi dati raccolti da Assorel, temono un calo del comparto tra il 5 e il

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10%.
Una crisi da cui si potrà uscire, secondo Furio Garbagnati, presidente dell'Associazione italiana delle agenzie di relazioni pubbliche, a patto di investire nella formazione e quindi nella qualità dei servizi e, soprattutto, puntando sul digitale che, nel giro di tre anni, potrebbe arrivare a valere il 25% del mercato delle pr.

«La vera sfida del mondo delle pubbliche relazioni è l'innovazione. Il digital pr è uno dei pochi settori che cresce, anche se non abbastanza per compensare il calo delle altre aree. Perciò dobbiamo prepararci ad affrontare il cambiamento che, grazie al web, investirà il mondo della comunicazione. Sono convinto infatti che il digitale, nel giro di tre anni, varrà il 25% del mercato delle pr», dice Garbagnati che, oltre a guidare Assorel, è amministratore delegato di Weber Shandwick Italia.

Anche se oggi il peso dell'area digitale è pari, secondo le stime di Assorel relative al 2008, al 3,2% del giro d'affari complessivo, con un fatturato di 4,2 milioni di euro. Per ora i settori che utilizzano maggiormente l'attività di pr basata sui new media sono l'automotive e l'elettronica di consumo, ovvero quelle aree in cui le scelte di acquisto del consumatore sono influenzate dalle community. «Ma non è facile far compiere alla domanda il passaggio al digitale e ai social media», ammette il numero uno di Assorel.

Mentre l'anno passato per le pr si è chiuso con una crescita del 3,9% rispetto al 2007, con un fatturato di 134 milioni di euro sviluppato dai soli onorari professionali, «dopo i primi mesi del 2009, che sono stati ricchi in termini di vitalità del mercato, oggi le aziende hanno bloccato gli investimenti. C'è interesse, ma le imprese stanno risentendo dell'onda lunga della crisi economica, che sta colpendo anche i settori che reggevano bene», spiega Garbagnati. «Ma il ruolo delle pr è indispensabile per uscirne, proprio perché si focalizzano sulla fiducia e sulla reputazione e la crisi è legata proprio a un crollo di fiducia dei mercati e dei consumatori».

Non per nulla il «sentiment» all'interno del mondo delle pubbliche relazioni è segnato da un crescente pessimismo. Se infatti all'inizio del 2009 gli operatori del settore prevedevano un mercato stabile, con al massimo un leggero calo dell'1%, oggi, secondo i primi dati di un'indagine di Assorel presso gli associati, «ci si aspettano perdite, per la fine dell'anno, tra il 5 e il 10%», dice Garbagnati. «Inoltre, i dati raccolti sul nostro sito rivelano che il 60% delle agenzie ritiene che la domanda sia in forte calo, il 20% pensa che la crisi colpirà la pr anche se meno di altri settori della comunicazione, mentre per il restante 20% il mercato resterà stabile».

Monitorare l'andamento del mercato delle pr con indagini che coinvolgono gli associati è «uno dei compiti fondamentali che Assorel si pone. Lo facciamo già da tempo con una ricerca annuale, che ora però verrà svolta con cadenza trimestrale», spiega Garbagnati, che ha partecipato a un convegno di TP – Associazione italiana pubblicitari professionisti, che si chiuderà domani a San Patrignano, dedicato proprio al modo in cui le associazioni professionali intendono affrontare la crisi economica. «Il secondo fronte è la formazione, con Assorel Academy, perché siamo convinti che si possa uscire da questo momento difficile con la qualità del servizio. Il terzo fronte è poi quello delle politiche commerciali: intendiamo dedicare molta attenzione al tema delle gare, perché oggi più che mai il mercato deve essere trasparente e corretto», sottolinea il presidente di Assorel. «Cercheremo anche esercitare una «moral suasion» per fissare dei prezzi minimi per le offerte dei servizi di pubbliche relazioni, per non cadere in una guerra dei prezzi, che sarebbe molto dannosa per la professione nel suo insieme».

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