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Lunedì 26 Ottobre 2009, 19:14

Tre offerte e tre prospettive per la rete di E.On

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La cessione della rete italiana del gas promossa da E.On ha allertato i maggiori operatori del settore.

In gioco ci sono oltre 9.500 chilometri di tubazioni che trasportano il gas a circa 620 mila clienti: si parla dunque di una quota del mercato italiano del 4% che non può che fare gola ai protagonisti del ramo.Negli ultimi giorni Italgas, la più grande realtà del trasporto del gas in Italia controllata da Snam Rete Gas (Milano:

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SRG.MI - notizie) , ha presentato un'offerta vincolante per questi asset la cui cessione sembra slittata a novembre sotto la pressione delle diverse offerte pervenute.Per Snam l'acquisizione della rete di E.On sarebbe un importante passo verso il consolidamento del proprio dominio sul mercato italiano della distribuzione del gas. Già oggi Italgas distribuisce direttamente e indirettamente circa 9 miliardi di metri cubi di gas l'anno con oltre 60 mila pipeline e circa 7 milioni di contatori installati. La sua quota di mercato, se il gruppo riuscisse a conquistare le società di E.On, passerebbe dall'attuale 36% del mercato a una quota di circa il 40% complessivo del mercato. Lo stacco con gli altri operatori in gara diverrebbe dunque proibitivo.All'appuntamento con i tedeschi si sono però presentati anche la cordata F2i-Axa Private Equity e il consorzio dei bresciani di Erogasmet con il fondo 3i. F2i, il fondo per le infrastrutture guidato da Vito Gamberale e controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti e da un pool di banche, ha già in portafoglio l'80% di Enel Rete Gas e controlla poco meno del 17% del mercato italiano con circa 31 mila chilometri di tubi. Una sua vittoria favorirebbe la creazione di un secondo polo delle reti del gas in Italia e metterebbe un pericoloso avversario alle spalle di Italgas.La stranezza del conflitto fra queste due realtà sta nel fatto che sia F2i che Italgas hanno come azionisti importanti dei soggetti pubblici (la prima come detto con la Cdp e la seconda tramite Snam ed Eni (Milano: ENI.MI - notizie) con il ministero del Tesoro e con la stessa Cdp). In un certo senso la Cassa depositi e prestiti si fa guerra da sola tramite due società di cui è importante azionista e viaggiano in direzioni contrapposte. Per questo la terza cordata bresciana ad osservatori come Carlo Stagnaro è in parte parsa preferibile.Le incertezze, nonostante l'avvicinarsi dei termini per la cessione, rimangono però anche sul fronte del prezzo che dovrebbe comunque essere superiore ai 300 milioni di euro, ma che, secondo alcuni analisti, potrebbe addirittura superare i 600 milioni. La presenza di diverse offerte sicuramente gioca in favore dei tedeschi che potranno spuntare forse un prezzo migliore. In gioco però c'è anche qualcosa di più, ossia l'assetto del mercato della distribuzione del gas in Italia che potrebbe orientarsi verso una maggiore leadership di Italgas, incoraggiare la crescita del concorrente F2i o promuvere lo "sfidante" Erogasmet. A poco giovano gli esempi stranieri che spaziano dal monopolio di Gaz de France in Francia (circa il 96% del mercato) alla maggiore frammentazione del mercato britannico e confermano la mancanza di un modello uniforme di matrice europea per questo settore.

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