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Sabato 27 Giugno 2009, 16:53

Crisi: Un Fine Giugno Tra Speranze Di Ripresa e Timori Di 'Double Dip'

Agenzia ASCA

(ASCA) - Roma, 27 giu - A fine giugno il diario della crisi si arricchisce di nuove speranze e improvvisi timori. Le note positive continuano a giungere dagli indici anticipatori delle tendenze economiche. Negli Stati Uniti e nella Ue migliorano le aspettative dei consumatori, precedentemente scese ai minimi storici. I manager del settore manifatturiero e di quello dei servizi vedono meno nero, tanto che gli indici di fiducia sono saliti a 40/45 punti. Ma sono ancora sotto quota 50 punti, lo spartiacque tra recessione ed espansione economica. In ogni caso quest'anno l'economia mondiale si contrarra', secondo la Banca Mondiale, del 2,9% e cio' non accadeva dal 1945. Guardando avanti, ''sembra che il peggio sia stato evitato, ci stiamo avvicinando al fondo'', ha scritto l'Ocse. Probabile che nel secondo trimestre si registri una dinamica meno negativa del Pil dei paesi occidentali, uno scenario condiviso da gran parte degli economisti e dalle banche centrali. Per alcuni paesi emergenti, quali India e Cina, l'Ocse ha rivisto al rialzo stime sulla crescita economica. L'appuntamento per la ripresa globale resta fissato per il 2010. Previsione sottoscritta da banche centrali, governi e enti sovranazionali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale. Si intravede una ripresa lenta. Efficace la fotografia fatta da Arrigo Sadun, direttore esecutivo del Fondo. Per Sadun, siamo di fronte a una recessione ''a forma di tinozza vittoriana, quindi asimmetrica alle due estremita'. Siamo entrati in crisi dalla parte piu' alta, ne usciremo dalla parte piu' bassa''. Cioe', dovremo abituarci a tassi di crescita del Pil molto piu' contenuti di quelli registrati prima della crisi e finanziati con la bolla del debito. Il corollario di un simile scenario potrebbe essere una incapacita' del sistema produttivo di riassorbire i posti di lavoro che si perderanno da qui al 2010, l'Ocse stima un tasso di disoccupazione al 12% in europa e al 10% negli Usa. Nei 32 paesi dell'area Ocse, i senza lavoro raggiungeranno quota 57 milioni, molto piu' dei 35 milioni previsti solo qualche mese fa. Una prospettiva destinata a pesare sulla finanza pubblica dei singoli paesi che dovranno approntare misure di Welfare a medio termine per garantire la coesione sociale. Insomma si fa strada l'ipotesi di una crescita economica reale senza creazione di nuovi posti di lavoro. Dal lato dell'economia finanziaria, la situazione resta complicata, '''ci potrebbero essere nuove turbolenze'', ha ammonito il presidente della Bce, Jean Claude Trichet. ''Possibili nuovi fallimenti bancari se non si interviene sugli asset tossici'', gli ha fatto eco il ministro dell'economia tedesco Peer Steinbruck. Cosi' la prima operazione di finanziamento del sistema bancario con scadenza 12 mesi ha conseguito un successo straordinario. Un vero assalto al bancomat della Bce, le banche dell'eurozona hanno chiesto e ricevuto ben 442 miliardi di euro, si tratta del massimo storico. Gli analisti prevedevano una richiesta di 300 miliardi. Certo le condizioni del prestito erano favorevoli, tasso di interesse l%, ma gran parte degli osservatori si e' chiesto come mai un sistema bancario pregno di liquidita', criticato dai governi per non fornire credito alle imprese, abbia avuto necessita' di altri 442 miliardi di euro. Non e' da escludere che parte di queste risorse venga dirottata verso l'acquisto di Titoli di Stato invece di finanziare il capitale circolante di imprese a corto di fatturato e, dunque, piu' rischiose. D'altra parte le misure anti-crisi degli stati nazionali stanno portando a massicce emissioni di titoli di stato. L'Italia rifinanziera' almeno 220 miliardi di debito pubblico, la Germania 84 miliardi solo nel terzo trimestre, di cui quasi la meta' a breve termine, una vera' novita' per Berlino storicamente allergica alle scadenze brevi del mercato monetario. Ma sul mercato monetario il denaro costa circa il 2-3% rispetto al mercato obbligazionario a medio e lungo termine. E gli Stati, per risparmiare, potrebbero essere tentati di puntare sul debito a breve che verrebbe finanziato, come sta peraltro accadendo, dalle tesorerie delle banche. Insomma, il denaro delle banche centrali potrebbe soprattutto finanziare, attraverso le banche commerciali, i crescenti debiti pubblici dei paesi dell'Eurozona piuttosto che le imprese. Allo stesso tempo, difficilmente una ripresa economica senza creazione di posti di lavoro sara' in grado di rilanciare stabilmente i consumi. L'economista, Nouriel Roubini, ma anche la Camera di Commercio Usa, hanno avvertito sul pericolo del ''double dip'', un secondo scivolone, una doppia recessione. Allo stato dei fatti, si tratta di una possibilita', se poi dovessero salire tassi ed inflazione allora si passera' dal possibile al

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