|
Crisi: Un Fine Giugno Tra Speranze Di Ripresa e Timori Di 'Double Dip'
|
|
(ASCA) - Roma, 27 giu - A fine giugno il diario della crisi
si arricchisce di nuove speranze e improvvisi timori. Le note
positive continuano a giungere dagli indici anticipatori
delle tendenze economiche. Negli Stati Uniti e nella Ue
migliorano le aspettative dei consumatori, precedentemente
scese ai minimi storici. I manager del settore manifatturiero
e di quello dei servizi vedono meno nero, tanto che gli
indici di fiducia sono saliti a 40/45 punti. Ma sono ancora
sotto quota 50 punti, lo spartiacque tra recessione ed
espansione economica. In ogni caso quest'anno l'economia
mondiale si contrarra', secondo la Banca Mondiale, del 2,9% e
cio' non accadeva dal 1945. Guardando avanti, ''sembra che il
peggio sia stato evitato, ci stiamo avvicinando al fondo'',
ha scritto l'Ocse.
Probabile che nel secondo trimestre si registri una
dinamica meno negativa del Pil dei paesi occidentali, uno
scenario condiviso da gran parte degli economisti e dalle
banche centrali. Per alcuni paesi emergenti, quali India e
Cina, l'Ocse ha rivisto al rialzo stime sulla crescita
economica.
L'appuntamento per la ripresa globale resta fissato per il
2010. Previsione sottoscritta da banche centrali, governi e
enti sovranazionali, a partire dal Fondo Monetario
Internazionale. Si intravede una ripresa lenta. Efficace la
fotografia fatta da Arrigo Sadun, direttore esecutivo del
Fondo. Per Sadun, siamo di fronte a una recessione ''a forma
di tinozza vittoriana, quindi asimmetrica alle due
estremita'. Siamo entrati in crisi dalla parte piu' alta, ne
usciremo dalla parte piu' bassa''. Cioe', dovremo abituarci a
tassi di crescita del Pil molto piu' contenuti di quelli
registrati prima della crisi e finanziati con la bolla del
debito.
Il corollario di un simile scenario potrebbe essere una
incapacita' del sistema produttivo di riassorbire i posti di
lavoro che si perderanno da qui al 2010, l'Ocse stima un
tasso di disoccupazione al 12% in europa e al 10% negli Usa.
Nei 32 paesi dell'area Ocse, i senza lavoro raggiungeranno
quota 57 milioni, molto piu' dei 35 milioni previsti solo
qualche mese fa. Una prospettiva destinata a pesare sulla
finanza pubblica dei singoli paesi che dovranno approntare
misure di Welfare a medio termine per garantire la coesione
sociale. Insomma si fa strada l'ipotesi di una crescita
economica reale senza creazione di nuovi posti di lavoro.
Dal lato dell'economia finanziaria, la situazione resta
complicata, '''ci potrebbero essere nuove turbolenze'', ha
ammonito il presidente della Bce, Jean Claude Trichet.
''Possibili nuovi fallimenti bancari se non si interviene
sugli asset tossici'', gli ha fatto eco il ministro
dell'economia tedesco Peer Steinbruck.
Cosi' la prima operazione di finanziamento del sistema
bancario con scadenza 12 mesi ha conseguito un successo
straordinario. Un vero assalto al bancomat della Bce, le
banche dell'eurozona hanno chiesto e ricevuto ben 442
miliardi di euro, si tratta del massimo storico. Gli analisti
prevedevano una richiesta di 300 miliardi. Certo le
condizioni del prestito erano favorevoli, tasso di interesse
l%, ma gran parte degli osservatori si e' chiesto come mai un
sistema bancario pregno di liquidita', criticato dai governi
per non fornire credito alle imprese, abbia avuto necessita'
di altri 442 miliardi di euro.
Non e' da escludere che parte di queste risorse venga
dirottata verso l'acquisto di Titoli di Stato invece di
finanziare il capitale circolante di imprese a corto di
fatturato e, dunque, piu' rischiose. D'altra parte le misure
anti-crisi degli stati nazionali stanno portando a massicce
emissioni di titoli di stato. L'Italia rifinanziera' almeno
220 miliardi di debito pubblico, la Germania 84 miliardi solo
nel terzo trimestre, di cui quasi la meta' a breve termine,
una vera' novita' per Berlino storicamente allergica alle
scadenze brevi del mercato monetario. Ma sul mercato
monetario il denaro costa circa il 2-3% rispetto al mercato
obbligazionario a medio e lungo termine. E gli Stati, per
risparmiare, potrebbero essere tentati di puntare sul debito
a breve che verrebbe finanziato, come sta peraltro accadendo,
dalle tesorerie delle banche.
Insomma, il denaro delle banche centrali potrebbe
soprattutto finanziare, attraverso le banche commerciali, i
crescenti debiti pubblici dei paesi dell'Eurozona piuttosto
che le imprese. Allo stesso tempo, difficilmente una ripresa
economica senza creazione di posti di lavoro sara' in grado
di rilanciare stabilmente i consumi.
L'economista, Nouriel Roubini, ma anche la Camera di
Commercio Usa, hanno avvertito sul pericolo del ''double
dip'', un secondo scivolone, una doppia recessione. Allo
stato dei fatti, si tratta di una possibilita', se poi
dovessero salire tassi ed inflazione allora si passera' dal
possibile al
probabile.
|
|