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Mercoledì 28 Maggio 2008, 20:40

Mercati: meglio non farsi illusioni. E' ancora alto il rischio di una recessione Usa

Di Alberto Susic

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Nelle prossime ore i mercati azionari si misureranno con un aggiornamento molto significativo sul fronte macroeconomico americano. Si tratta del dato relativo al Prodotto Interno Lordo del primo trimestre, che nell'indicazione rivista dovrebbe mostrare una variazione positiva dell'1%, in miglioramento rispetto all'incremento dello 0,6% della lettura preliminare. Difficilmente dovremmo avere valori negativi molto distanti da quest'ultimo e ciò consentirà di ritenere scongiurato il rischio di una fase recessiva almeno nei primi tre mesi dell'anno.

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L'economia americana, almeno nel primo trimestre del 2008 dovrebbe mostrare un rallentamento meno significativo di quello previsto. Questo però non deve indurre a facile entusiasmi, perché restano intatte le preoccupazioni sulla crescita, per la quale ci sono ancora rischi al ribasso, come ribadito nelle scorse settimana dalla Federal Reserve.
Proprio quest'oggi il capo dei consiglieri economici della Casa Bianca ha dichiarato che l'economia a stelle e strisce non è in fase di recessione, anche se procede ad un ritmo decisamente più lento rispetto a quello dei mesi scorsi.
Lo spettro di una fase recessiva però potrebbe riaffacciarsi in futuro e a lanciare un monito in questa direzione è stato ancora una volta Alan Greenspan. L'ex presidente della Banca Centrale americana è convinto che la minaccia recessione non sia stata ancora scongiurata, nonostante si siano ridotte le probabilità che la stessa si concretizzi in maniera grave. L'ex Chairman ritiene che siano ancora superiori al 50% le probabilità che gli Stati Uniti scivolino in una fase recessiva, nonostante alcuni segnali di stabilizzazione dell'economia. Molto dipenderà dall'andamento dei prezzi immobiliari in America, dove almeno per il momento difficilmente si dovrebbe assistere a sorprese positive. L'idea di Greenspan è che si possa assistere ad un'ulteriore discesa del 10% dai livelli di febbraio, con una flessione complessiva del 25% dai massimi dello scorso anno.
La voce di Greenspan non resta isolata però nel panorama economico e finanziario, perché le sue idee vengono sposate anche da altri addetti ai lavori. Dal sondaggio realizzato tra il 17 aprile e il primo maggio dalla National Association for Business Economics, con il coinvolgimento di 52 economisti di impresa, è emerso un maggiore pessimismo sulle prospettive della congiuntura Usa. A fronte del 45% rilevato a febbraio, ora è salito al 56% il numero di quanti ritengono che l'economia americana sia già in recessione o sia in procinto di entrarvi.
Gli esperti prevedono un miglioramento del mercato del credito nei prossimi mesi, convinti che la crisi del settore immobiliare possa toccare il suo punto più basso nel corso del 2008, prima di assistere ad una ripresa che avverrà in ogni caso in maniera piuttosto lenta.
Gli economisti del Nabe si aspettano che quest'anno il PIL Usa crescerà nell'ordine dell'1,4%, sui livelli più bassi dall'ultima recessione del 2001. Nel corso del 2009 si dovrebbe assistere ad una ripresa con una crescita del 2,3%, rivista al ribasso rispetto alle stime presentate a febbraio scorso. Il tasso di disoccupazione si manterrà invece stabilmente bel al di sopra del 5%, salendo al 5,3% nel 2008 e spingendosi fino al 5,6% il prossimo anno.
Nel secondo semestre del 2008 invece si dovrebbe assistere ad un miglioramento del settore finanziario, nel quale ci saranno condizioni più agevoli di accesso al credito sia per le imprese che per i privati. In generale l'idea è che sia stata superata ormai la fase più acuta e difficile del rallentamento economico, ma si potrà a parlare di una ripresa solo nel corso del prossimo anno e mezzo. Nel momento in cui l'economia inizierà a prendere quota, allora la Federal Reserve riprenderà una politica monetaria restrittiva, con un incremento dei tassi di interesse che dovrebbero tornare al 3% entro la fine del 2009.
Ci si chiede a questo punto come queste prospettive si potranno tradurre sull'andamento dei mercati azionari nei prossimi mesi. Salvo sorprese particolarmente negative, difficilmente le Borse registreranno scossoni simili a quelli visti nel primo trimestre. Il rallentamento dell'economia ed un'eventuale fase recessiva di lieve entità sono già scontati dai listini che difficilmente però realizzeranno il classico movimento a V.
E' più credibile pensare ad una fase di recupero più lenta, che sarà intervallata con ogni probabilità anche da correzioni intermedie, con una volatilità che si manterrà su livelli piuttosto sostenuti. Lo scenario più accreditato è quello di un andamento laterale che sarà poco proficuo per posizioni di medio termine, rivelandosi adatto piuttosto ad un'operatività di trading da realizzare in ottica a volte anche di brevissimo periodo.


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