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Alitalia: fiches sul tavolo, il banco a Colaninno
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Alla fine i "capitani coraggiosi" incaricati di salvare Alitalia (Milano: AZA.MI - notizie) si sono fatti vivi e hanno messo la loro fiche sul piatto della newcompany sponsorizzata da Roberto Colaninno con 200 milioni di euro. La Compagnia aerea italiana che dovrà traghettare la Magliana attraverso fusioni, scorpori, alleanze e aumenti di capitale sarà per il momento affidata a Rocco Sabelli, già nominato amministratore unico della Srl da un miliardo di euro pronta a divenire una società per
azioni.
Il Governo ha fatto i salti mortali per promuovere questa impresa che raggruppa alcuni dei più importanti imprenditori italiani, da Benetton (Milano: BEN.MI - notizie) a Marco Tronchetti Provera, da Salvatore Ligresti a Marcellino Gavio passando per il numero uno di Confindustria nonché ad delle acciaierie omonime Emma Marcegaglia. Insomma la cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi in tempo di elezioni non ha tagliato la corda - come molti temevano - e alla fine ha messo la faccia e i quattrini in cambio di un appoggio più che conciliante di banche e istituzioni.
Nel frattempo il Governo sta lavorando a un decreto legge ad hoc che piegherà la Legge Marzano alle circostanze e permetterà alla newco presieduta da Colaninno di fare tutto quello che riterrà opportuno, dalla cessione del personale a quella delle rotte o di rami industriali. E' previsto anche che l'Antitrust chiuda un occhio sulla concentrazione delle rotte e delle quote di mercato dopo la fusione fra Alitalia e AirOne e in molti a Roma incrociano le dita perché le reazioni europee non siano troppo dure.
Si tratta, insomma, di una serie di manovre straordinarie e spesso poco ortodosse che il Governo sta attuando per salvare il salvabile (e la faccia) dopo le promesse elettorali. La regia finanziaria del film "Salviamo la compagnia" è affidata come noto a Intesa Sanpaolo (Milano: ISP.MI - notizie) che ha già previsto esuberi da 7000 unità (molti di più di quelli calcolati a suo tempo da AirFrance o da AirOne) e la scissione della società in due tronconi (uno sano affidato a manager e alleati e uno destinato al commissariamento, la cosiddetta bad company).
I manager di Intesa sono già partiti in pellegrinaggio per Parigi dove incontreranno in giornata i vertici di Air France (Parigi: FR0000031122 - notizie) per presentare il proprio progetto. La necessaria alleanza con un big come Air France-KLM o Lufthansa (Xetra: 823212 - notizie) rimane comunque appesa a un filo: a Vienna la partita per la conquista di Austrian Airlines (Vienna: AUA.VI - notizie) costringerà gli sconfitti a rivolgersi subito all'Italia e quindi condizionerà gli equilibri europei.
Rimangono indignate le considerazioni dell'opposizione, delle sigle sindacali e delle associazioni dei consumatori. Qualcuno commenta con malizia che dopo tanti giri alla fine si torna a supplicare Air France di intervenire, qualcuno preoccupato osserva che i costi sociali dell'impresa ricadono ancora sul pubblico. Gli esuberi saranno infatti distribuiti dal Tesoro (NYSE: TSO - notizie) fra vari enti pubblici come Fintecna, Poste Italiane, Catasto e Agenzia delle Entrate: chissà come la prenderà Brunetta. Il timore è che finisca, come spesso è accaduto nel Bel Paese, con i debiti spostati nelle casse dello Stato e gli utili trasferiti in quelle dei soliti noti. Molti dei protagonisti finanziari di questa vicenda sono infatti anche imprenditori cresciuti all'ombra di grandi privatizzazioni e di importanti concessioni: Benetton, Gavio, Tronchetti Provera e Colaninno sono cognomi sentiti già in altre stagioni non sempre finite col sole. Questa volta in ballo c'è una compagnia dai conti fallimentari e in una congiuntura assai sfavorevole.
E i piccoli azionisti di Alitalia? Sono già rassegnati a considerare quei titoli carta straccia: il concambio con le azioni della nuova Alitalia sarà di certo inferiore alla parità. (GD)
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