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Giovedì 29 Ottobre 2009, 0:00
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E intanto alla «Codificazione del processo amministrativo», dedica venerdì e sabato a Siracusa un convegno ad hoc che getti le basi per riflessioni e proposte sul futuro di una categoria in sofferenza. A fare il punto con ItaliaOggi è Linda Sandulli, consigliere del Tar da due anni a capo dell'Associazione nazionale magistrati amministrativi, in massima parte costituita da magistrati dei Tar. Domanda. Che ne pensa della delega? Tempi maturi per la stesura dei codici di diritto e procedura amministrativa? Risposta. C'è chi è favorevole a questa iniziativa e chi no: penso a chi sostiene che la peculiarità del giudice amministrativo sia quella di avere poche regole scritte e molte costruite sulla giurisprudenza. Noi non siamo contrari ma questa operazione di cui siamo completamente allo scuro potrà essere valutata solo nel momento in cui si vedranno le norme. Restiamo in attesa di verificare come verrà esercitata la delega. D. Quali sono le vostre perplessità? R. A nostro giudizio la delega è abbastanza indeterminata e se un oggetto è indeterminato è invalutabile. La commissione prevista dalla legge di delega è stata affidata unicamente al Consiglio di stato, non tenendo conto dei Tar: si tratta di un prodotto rispetto al quale non c'è un riconoscimento della categoria. Non siamo stati invitati a partecipare a questo processo di nascita del codice: mai invitati ad audizioni parlamentari né interpellati in altro modo. A questo punto, ci aspettiamo che almeno entro giugno 2010, per l'uscita dei decreti delegati, ci venga riconosciuto il diritto di essere ascoltati. D. Cosa chiedete in questo momento per il settore? R. Vorremmo che il legislatore non si interessi solo al diritto sostanziale e procedurale ma anche al tema più generale della giustizia amministrativa a partire da quei nodi irrisolti e quelle questioni che potrebbero nascere anche dall'approvazione del codice. Cominciamo dai nodi irrisolti: pensiamo sia sacrosanto avere l'unificazione dei ruoli, solo da noi non c'è un corpo unitario perché il Consiglio di stato è nato prima e quando sono nati i Tar si è scelto di non creare un corpo unitario. La loro è una posizione corporativa. Ci sono poi esigenze di ampliamento strutturale a cominciare dalla scarsità delle risorse. A oltre 30 anni dalla nascita, i 15-17 mila ricorsi all'anno sono diventati 90 mila ma non è stato proporzionalmente aumentato il numero dei colleghi oggi pari a 360 magistrati in tutto il paese. Anche per il personale di segreteria, rispetto alla magistratura ordinaria il rapporto è ancora una volta di netto svantaggio: se in un caso ci sono 5 addetti di segreteria per un magistrato da noi il rapporto è di 2 a 1. Tra l'altro, l'ultima riforma del 2000 prevedeva almeno un aumento, seppur minimo, delle risorse, aumento di cui oggi nell'attuale delega non c'è traccia. D. Quali le sedi giudiziarie più ingolfate dai ricorsi? E i tempi medi di giudizio? R. Lazio, Campania, Sicilia e Puglia in parte. Fino a oggi siamo riusciti a dare una risposta entro certi limiti soddisfacenti ma per il futuro non siamo in grado di pronunciarci soprattutto nel caso di accelerazione del rito come previsto dalla riforma in oggetto. Sui tempi, la media, eccezion fatta per i riti speciali come nel caso di appalti e operazioni elettorali per ricordare i più conosciuti, la media è tre anni solo per il primo grado. D. Si parla e ci si muove molto nell'ambito del processo civile telematico, il penale è agli esordi e l'amministrativo che fa? R. Siamo in fase avanzata ma ancora non finita: tutte le informazioni sono on line anche se l'utente non può ancora interagire con il sito. Sul fronte processuale, abbiamo in programma «la scrivania del magistrato», destinata a migliorare l'organizzazione del lavoro per via informatica. I ricorsi sono tutti caricati sul pc, come anche sentenze e ordinanze, è anche possibile lo scambio di atti on line. D. Che ruolo rivendicate nel quadro generale della riforma della giustizia rilanciata dal ministro Alfano? R. All'interno della Bicamerale esisteva già un documento che conteneva un titolo riservato alla giustizia amministrativa. prevedeva l'unificazione dei ruoli con la separazione delle funzioni consultive del Consiglio di stato dall'attività giudiziaria. Se la Consulta per la giustizia presieduta dall'avvocato Ghedini dovesse ripartire da quello, saremmo contenti. |
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