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Giovedì 29 Ottobre 2009, 0:00
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Marco Bellocchio, regista icona della sinistra radical italiana, ha spezzato il tabù cui si era votato durante la sua lunga e impegnata carriera cinematografica e ha imbracciato la macchina da presa per girare uno spot. Il regista, nato a Bobbio (nel piacentino) settant'anni fa, sigla infatti con la sua firma la nuova campagna Mps in cui si racconta un mosaico di piccole storie italiane, da Venezia a Napoli. Una campagna che debutta on-line, su YouTube, per poi approdare sul piccolo schermo. ItaliaOggi lo ha Domanda. Qual è stato l'elemento che le ha fatto spezzare il tabù pubblicitario? Risposta. Molto infantilmente la curiosità di fronte a una proposta strana e inaspettata. Avevo finito un film (Vincere, ndr), stavo lavorando sui nuovi progetti quando ho ricevuto la telefonata. Dopo aver visto lo storyboard (la storia raccontata attraverso disegni preparatori, ndr), in questa proposta ho visto una storia positiva e la possibilità di poter sperimentare i tempi, così concitati e concentrati, di un linguaggio per me nuovo come quello pubblicitario. Diciamo che è stato come andare di nuovo a scuola: una lezione sull'essenziale, sulla sintesi. Hai cinque secondi per raccontare qualcosa che, in base alla tua esperienza, racconteresti in un minuto. D. Con i temi giusti anche la pubblicità può essere di sinistra? R. Beh... a parte le campagne sociali lascerei perdere la distinzione generale tra pubblicità di destra e di sinistra, ma in effetti sono i temi a fare la differenza. In questo spot credo ci siamo mossi con garbo e naturalezza per raccontare una storia italiana e facendo vedere immagini di lavoro, di divertimento, di cultura. È uno spot, certo, però ha una sua discrezione e permette anche di accennare, se pure per secondi, a immagini che non sono superficiali. D. Nel suo cinema racconta storie in cui la libertà interiore lotta contro condizioni di costrizione fisica o psicologica. Che effetto le fanno i nuovi mezzi che promettono di vivere virtualmente senza confini? R. Quelle digitali sono esperienze che vivo indirettamente attraverso la mia famiglia, i miei figli. E per fortuna in loro non esiste alcuna dimensione di sudditanza morbosa a questi nuovi mezzi. Dimensione che ti porta a dissipare tempo e a essere, in definitiva, meno libero. Ma credo che, nella giusta dose e insieme a una vita reale soddisfacente, che tenga conto dei rapporti umani, siano uno straordinario strumento di comunicazione. Per quanto riguarda me: conosco persone più anziane che usano forsennatamente il computer, ma io scrivo ancora le mie storie a mano. Poi qualcuno però le riporta sul computer, altrimenti sarebbe veramente difficile andare avanti nella lavorazione. |
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