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Martedì 29 Aprile 2008, 21:10
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L'evento chiave di questa settimana sarà senza dubbio quello in agenda domani, quando la Federal Reserve renderà nota la sua decisione sui tassi di interesse. Dopo aver abbandonato l'aspettativa di una riduzione del costo del denaro nell'ordine di mezzo punto, coltivata fino a qualche settimana fa, il mercato si aspetta ora un intervento al ribasso più contenuto dello 0,25%, che porterebbe i future sui Fed Funds dal 2,25% al 2%. Gli operatori sembrano inoltre già preparati ad accogliere quella che potrebbe essere l'ultimo allentamento di politica monetaria, prima di una pausa che dovrebbe essere annunciata domani dalla Banca Centrale americana. A lanciare questa ipotesi è stato la scorsa settimana il Wall Street Journal, secondo cui la Fed potrebbe assumere ora un atteggiamento più cauto in relazione alle mosse future. Nel comunicato che accompagnerà la decisione ufficiale, si dovrebbe cogliere l'intenzione di lasciare spazio ad una pausa nel ciclo ribassista. Il quotidiano americano però spiega che questo messaggio non deve essere frainteso, perché si tratterà di una pausa e non della fine del taglio dei tassi. La Fed infatti non pensa che il peggio sia ormai passato, anzi continuerà a monitorare con molta attenzione non solo l'andamento della crescita economica ma anche l'evoluzione sul fronte dell'inflazione, lasciando in ogni caso la porta aperta a nuovi interventi sui tassi in caso di peggioramento della congiuntura. Anche diversi analisti ritengono che quello di una pausa possa essere ora lo scenario più probabile che sarà delineato nel comunicati di domani sera. Lehman Brothers (NYSE: LEH - notizie) ad esempio si aspetta un ultimo taglio dei tassi dello 0,25%, pronosticando una nuova riduzione della stessa entità a dicembre di quest'anno, e a gennaio e a marzo del prossimo, quando i future sui Fed Funds dovrebbero calare all'1,25%. A scommettere su una prosecuzione della politica monetaria espansiva per l'anno in corso è invece Schroders (Londra: SDR.L - notizie) che si aspetta una contrazione del costo del denaro di ulteriori 75 basis point nel 2008. Non si sbilanciano invece i colleghi di Mps Finance che si limitano solo a segnalare che nel comunicato di domani sera la Fed potrebbe comunque lasciare la porta aperta a nuove interventi in caso di necessità. E' molto probabile in ogni caso che la Banca Centrale americana decida, con il taglio atteso per domani, di avviare una pausa di riflessione, anche per riportare la sua attenzione su un altro grande problema, rappresentato dall'inflazione. La dinamica dei prezzi al consumo, passata un po' in secondo piano negli ultimi mesi, ha mostrato di recente crescenti segnali di tensione, anche sulla scora del continuo aumento dei prezzi del petrolio e dei beni alimentari. Proprio quest'oggi del resto il numero uno della Banca dei Regolamenti Internazionali ha dichiarato che uno dei rischi per l'economia a stelle e strisce è rappresentato dalla stagflazione, ossia un mix di stagnazione ed inflazione elevata. L'economista esprime infatti non pochi dubbi sulla posizione più volte ribadita dalla Casa Bianca, che vede una ripresa della congiuntura nella seconda metà di quest'anno, ritenendo piuttosto che l'attuale debolezza possa estendersi anche a gran parte del 2009. Per il momento sono confermate le preoccupazioni sulla crescita, per la quale ci sono ancora rischi al ribasso, come dichiarato qualche giorno fa dal Segretario al Tesoro (NYSE: TSO - notizie) , Henry Paulson. Un messaggio ripreso quest'oggi dal presidente degli Stati Uniti Bush, secondo cui l'aggiornamento sul PIL in programma per domani dimostrerà che la crescita procede molto lentamente. Ancor prima dell'annuncio della Fed sui tassi di interesse, si conoscerà nel primo pomeriggio la lettura preliminare del Prodotto Interno Lordo riferito al primo trimestre di quest'anno. Secondo alcuni si avrà una variazione positiva dello 0,2%, in frenata rispetto allo 0,6% degli ultimi tre mesi del 2007, mentre secondo altri non è da escludere già un'indicazione sulla parità, segnalando così l'avvio della recessione. Del resto campanelli d'allarme in questa direzione sono stati già suonati dal mondo dell'occupazione che negli ultimi mesi ha evidenziato una ripetuta perdita di posti di lavoro. Anche per domani la stima ADP (Parigi: FR0010340141 - notizie) sui nuovi occupati nel settore privato dovrebbe segnalare un saldo negativo di 60mila unità, prima di conoscere i non farm pay-rolls in programma per venerdì. Per quanto riguarda le possibili reazioni dei mercati azionari, relativamente alla mossa della Fed, non si dovrebbero avere particolari reazioni in Borsa, soprattutto se saranno rispettate le attese degli operatori. Questi ultimi torneranno a concentrare la loro attenzione sugli aggiornamenti relativi alla crescita, che tornerà in primo piano, visto che la stagione delle trimestrali societarie, per quanto non ancora conclusa, ha già fornito le sue indicazioni di massima. Se la crescita si mostrerà più debole del previsto, allora non è escluso che gli indici azionari possano reagire negativamente, interrompendo il recupero avviato da circa un mese, per dare vita ad una correzione che potrà rivelarsi più o meno significativa in base agli aggiornamenti in arrivo sullo stato di salute dell'economia a stelle e strisce. In caso di notizie meno negative del previsto, allora i mercati potrebbero rompere gli indugi e allungare ulteriormente il passo, anticipando così la successiva ripresa della congiuntura che si dovrebbe concretizzare nella seconda parte dell'anno, salvo sorprese. L'idea è che nelle prossime tre sedute si possa assistere ad un incremento della volatilità ed è altrettanto probabile che si venga a delineare una tendenza che dovrebbe accompagnare il cammino delle Borse almeno nel corso di qualche settimana. Per ulteriori informazioni visita il sito di Trend Online Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana! |
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