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Venerdì 30 Ottobre 2009, 0:00
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Nuova disciplina delle fasce di reperibilità e più responsabilità per i dirigenti che saranno sanzionati in caso di mancata vigilanza. Il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, fa scattare la fase due della lotta contro i fannulloni della Il giro di vite annunciato ieri dal ministro si è reso necessario visti gli ultimi dati sulle assenze per malattia. Che dopo un'inarrestabile diminuzione durata oltre un anno (da luglio 2008 la p.a. ha recuperato 14 milioni di giornate di lavoro pari a 70 mila dipendenti in più e a un risparmio stimato di 200 milioni che andrà a finanziare il settore scolastico, ndr) hanno ripreso a crescere. Per il secondo mese consecutivo (anche ad agosto 2009 si era registrato un aumento, pari al 16,7%) le assenze per malattia nella p.a. hanno ripreso ad aumentare e a settembre 2009 sono cresciute del 24% rispetto allo stesso periodo del 2008. Come interpretare questo dato? Per Brunetta le possibili letture sono due. Può trattarsi di un assestamento dei comportamenti individuali dopo una fase di «iper reazione» alla riforma «determinata dall'effetto annuncio». Oppure, ammette il ministro, può essere il segnale «di una ripresa dei comportamenti opportunistici». Di qui la decisione di inasprire l'offensiva contro i furbetti della p.a. «Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno», ha detto Brunetta, sintetizzando con una battuta il giro di vite. A palazzo Vidoni sono convinti che l'impennata di assenze possa essere dovuta all'allentamento dei vincoli (soprattutto sulle fasce di reperibilità) deciso dal ministero a luglio di quest'anno. Nell'estate del 2008, infatti, nel contesto della campagna anti fannulloni il governo aveva portato le fasce di reperibilità per gli assenti per malattia da 4 a 11 ore (8-13 e 14-20). Dopo i grandi successi della stretta lo scorso luglio i vincoli erano stati allentati. Ma qualcuno, appunto, potrebbe averne approfittato. «Per 13-14 mesi abbiamo assistito a una riduzione dei tassi di assenteismo nell'ordine del 30-40-50% fino a punte del 70%», ha spiegato Brunetta. «A luglio di quest'anno mi aspettavo ulteriori segnali di miglioramento rispetto al 44% già registrato e i dati di luglio 2009 sul 2008 registravano un'ulteriore diminuzione del 10%». «Ho commesso un errore», ha ammesso Brunetta, «pensando che il dato fosse strutturale e i comportamenti degli opportunisti fossero eliminati». Certificati medici. Tornando ai certificati medici, Brunetta ha spiegato che con il prossimo anno saranno trasmessi per via telematica direttamente dal medico, o dalla struttura sanitaria pubblica, all'Inps che poi invierà il certificato, sempre per via telematica, all'amministrazione di appartenenza del lavoratore. In tal modo il dipendente non avrà alcun obbligo e cesserà il dovere di inviare il certificato tramite raccomandata alla propria amministrazione entro due giorni. Da qui all'anno prossimo è prevista una fase di transizione della nuova procedura: nel corso di questo periodo potranno essere utilizzate entrambe le possibilità: quella tradizionale e quella telematica. L'inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica costituirà illecito disciplinare. Altre misure. Ma la lotta all'assenteismo non si ferma alle fasce di reperibilità. Il decreto attuativo della legge 15/2009, che sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, introdurrà molte altre novità, responsabilizzando soprattutto i dirigenti. Si prevedono sanzioni disciplinari nel caso di mancata vigilanza (decurtazione della retribuzione di risultato o mancata attribuzione della stessa, sospensione dal servizio con privazione della retribuzione). Il dipendente, invece, rischierà il licenziamento disciplinare, la multa e la reclusione nel caso di falsa attestazione della presenza o di certificazione medica falsa. E anche i medici non resteranno indenni da sanzioni. Chi attesta il falso rischierà la radiazione dall'albo, il licenziamento, se dipendente di struttura sanitaria pubblica, o la decadenza della convenzione con il Ssn.
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