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Mercoledì 30 Aprile 2008, 15:53

Trimestrali e psicofarmaci (per tacer del Pil)

Di Massimo Intropido

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Cari Trendonliniani, ci si aspettava una stagione di trimestrali piuttosto turbolenta, ma lo psicodramma che spesso è stato messo in scena negli ultimi giorni supera abbondantemente i confini del grottesco. Basta vedere cos'è successo qualche giorno fa in occasione della pubblicazione dei numeri di Infineon (Xetra:

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623100 - notizie) , giudicati prima male, poi bene, poi ancora male. Non c'è nulla da fare, amici miei. L'analisi fondamentale di questi tempi non ha a disposizione dati sufficientemente solidi per poterci ricamare sopra. Aggiungici poi che non tutti gli analisti fondamentali dispongono della stessa lungimiranza ed ecco che avrai le assurdità che troppo spesso ci si sta toccando leggere. Tentando di addivenire a cose più pacate ed obiettive, vi sto scrivendo a caldo subito dopo la pubblicazione del dato relativo al prodotto interno lordo americano del primo trimestre di quest'anno, il quale, per ora, si dimostra esattamente in linea con quello dell'ultimo trimestre 2007, vale a dire che mostra una crescita modesta (+0,6%), ma pur sempre una crescita. Il tutto poche ore dopo che il presidente Bush, con un'aria molto più malinconica di quando lanciava il suo tecnoesercito all'attacco di gente che vive per lo più sotto delle tende, ha spiegato gli americani (che lo avevano capito già da tempo!) che sono tempi duri, che i carburanti costano una follia, che il valore delle case è crollato. Forse pensava che tutti i suoi concittadini fossero in qualche sparuta parte del mondo a combattere il terrorismo e dunque si sentiva in dovere di informarli su cosa è successo nel frattempo. Strani tempi: in Italia sembra prevalere la voglia di concretezza nella politica, negli Stati Uniti pare si stia scivolando nella demagogia di stile italiota.

La stagione delle trimestrali americane volge al termine ed il bilancio è sicuramente positivo, almeno rispetto alle catastrofiche previsioni. Come scrivevo già una settimana fa, le peggiori delusioni sono arrivate dai titoli difensivi, mentre la tecnologia, che si temeva potesse esalare l'ultimo respiro di vita, si è difesa molto bene e non ha per nulla peggiorato le proprie aspettative (anche perché erano piuttosto tribolate già da diversi trimestri). Tutto ciò dovrebbe far sì che ai ribassisti, così come alla Fed, inizino a scarseggiare le munizioni. Infatti già la scorsa settimana vi dicevo che secondo me finalmente si vedeva qualcosa in più di un semplice rimbalzo. Infatti da una decina di giorni il Dow Jones (notizie) ha superato la fatidica quota 12.750, mentre il Nasdaq (NASDAQ: notizie) si è portato oltre 2.400 punti. Ciò rappresenta, lo ricordo ancora una volta, il raggiungimento di nuovi massimi da diverse settimane a questa parte e dunque non può evitare di alimentare diverse speranze, anche perché è i tentativi di tornare al di sotto di quei livelli per ora si sono conclusi senza successo.

Ormai da un paio di settimane non condivido il pessimismo diffuso da molti dei miei colleghi, alcuni dei quali iniziano però a dar i primi segni di conversione alla speranza. È importante che ciò accada, poiché sarebbe il barometro di un atteggiamento che inizia a diffondersi anche in chi i titoli li acquista veramente e non si limita a tracciare righe su dei grafici e a contare le onde del mercato con la stessa precisione con cui si sezionano i fondi del caffé (si capisce che non sono un seguace di Elliott, vero?). State solo attenti al giorno (che comunque speriamo giunga) in cui crederanno tutti nella ripresa, perché proprio lì inizierà un nuovo storno.

Amici lettori non posso che togliere il disturbo invitandovi ancora alla flessibilità, la quale vi ha certamente premiati nelle ultime settimane. In questi mesi molti di voi hanno imparato l'importanza di utilizzare lo stop-loss, più che di fare previsioni. Ecco perché potete tentare nuovamente di cavalcare il rally il cui embrione è ormai manifestamente in vita. Saprete infatti tirarvi fuori se esso dovesse inopinatamente perire. Ancora una volta vi ricordo che i titoli che guadagneranno di più sono, per la maggior parte, quelli che hanno perso di più durante la caduta. Il caso di Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) è lì a dimostrarlo.

Come sempre, che la borsa sia con voi!



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