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Lunedì 30 Giugno 2008, 17:44

Sentiment del mercato: riprendono le vendite

Di Gruppo Banca Sella

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Forti vendite, dopo un tentativo fallito di stabilizzazione. Gli indici azionari Usa subiscono le pressioni del prezzo dell'energia e le perduranti incertezze del quadro economico-finanziario. Si distingue, in negativo, l'andamento del Dow Jones Industrial che perfora i minimi toccati a gennaio-marzo in area 11.635/750 e si spinge in accelerazione fino a toccare un nuovo minimo per l'anno a ridosso di 11.450. L'indice ha ceduto ormai il 20% dal massimo storico a ridosso di 14.200 toccato l'11 ottobre 2007. Nuovi segnali negativi anche dall'S&P500, che perfora il forte supporto a 1.310 e si avvicina pericolosamente ai minimi del 17 marzo a 1.257. Meno grave la situazione del Nasdaq Composite (NASDAQ:

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notizie) , che pur in forte discesa rimane ben al di sopra (circa +8%) rispetto ai minimi di metà marzo a 2.155: la perforazione del supporto in area 2.375/85 provoca una discesa in accelerazione verso 2.320.
L'ampiezza delle correzioni subite dagli indici negli ultimi 8 mesi (all'incirca il 20%), conferma che la fase in atto è sicuramente la peggiore degli ultimi 5 anni. Non ci sono dubbi sul fatto che il mercato azionario abbia ormai esaurito la spinta propulsiva del movimento rialzista che è durato, senza correzioni degne di nota, dalla primavera 2003 all'estate dello scorso anno. I dubbi riguardano la natura della fase attuale: è “solo” una correzione, per quanto lunga e marcata, oppure siamo all'inizio di un mercato orso destinato a durare per altri 1-2 anni? La crisi, che la scorsa estate sembrava limitata al settore finanziario ed immobiliare, col passare del tempo si è estesa anche agli altri comparti.
Alla grande incertezza sull'evoluzione della crisi del sistema bancario statunitense si sono poi aggiunte le preoccupazioni per l'inflazione e il caro-energia, che rendono impossibile proseguire con una politica di tassi di interesse in discesa. D'altronde con i tassi a breve al 2% la Fed non ha più margine di manovra, e la prossima mossa sarà piuttosto al rialzo che non al ribasso. Solo un calo del prezzo del petrolio, oltre a un recupero del dollaro, fornirebbero al mercato le rassicurazioni che al momento nessuna autorità politica o monetaria ha l'autorevolezza di dare. Graficamente possiamo aggiungere che le correzioni, quando arrivano al 20% come nel caso corrente, sono già molto ampie, e difficilmente si spingono fino a perdite superiori al 30%. Forse il mercato sta scontando scenari più pessimistici di quelli che ci attendono. La volatilità implicita, seppur in risalita, rimane ben al di sotto dei picchi toccati a metà marzo, e questo è un elemento positivo. Un segnale distensivo si avrebbe su ritorni del Dow al di sopra di 12.150/350, dell'S&P sopra 1.350/70 e del Nasdaq (NASDAQ: notizie) sopra 2.475-2.500. Fino ad allora massima prudenza.

A cura di Maurizio Milano dell'Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

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