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Bankitalia: Enti Locali, Derivati Tornano Di Moda
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(AGI) - Roma, 30 ott. - Torna di modo l'utilizzo dei derivati
negli enti locali. Nei primi sei mesi dell'anno, segnala il
Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia, il
numero complessivo di amministrazioni che hanno adoperato lo
strumento e' salito a 519, con un balzo del 9,5% rispetto alle
474 di fine 2008. In leggero calo a 990 milioni di euro risulta
invece il valore complessivo dell'esposizione dopo il picco di
1,061 miliardi di euro toccato al 31 dicembre dell'anno scorso.
Rispetto ai 600 milioni di fine 2005 si tratta comunque di un
incremento del 65%. A fare la parte del leone sono i comuni: a
ricorrere ai derivati sono stati in 464 contro i 415 di sei
prima, per un valore di 572 milioni in linea con i 570 milioni
di fine 2008. Tra le Regioni sono 13, come l'anno scorso,
quelle che hanno utilizzato i derivati per una cifra
complessiva in calo da 360 a 292 milioni. Le province
interessate dal fenomeno sono invece scese da 32 a 28 per un
impegno ridotto da 119 a 110 milioni. Il peso dei derivati sul
totale del debito si attesta all'1,2% per province e comuni e
allo 0,7% per le Regioni. Lombardia (53) Puglia (48) e Veneto
(45) le Regioni dove i derivati attraggono piu' amministrazioni
locali. Nel complesso, a fine 2008 il debito delle
amministrazioni locali si e' collocato a 106,6 miliardi, pari
al 6,4% di quello complessivo delle amministrazioni pubbliche e
in calo rispetto ai 109,9 miliardi di fine 2007. Il rapporto
tra debito delle amministrazioni locali e Pil si e' attestato
al 6,8%, con una riduzione dello 0,3% rispetto all'anno prima.
In rapporto al Pil delle rispettive aree geografiche il debito
e' pari al 5,8% nel Nord-Ovest, al 4,6% nel Nord-Est, all'8,5%
nel Centro e all'8,7% nel Mezzogiorno. Sempre alla fine del
2008, il 42,6% del debito delle amministrazioni locali era a
carico di enti del Nord del Paese, suddiviso tra 27,3% a
Nord-Ovest e 15,3% a Nord-Est, il 27% riguardava il Centro e il
30,4% il Sud. Il 44,6% del debito era a carico dei Comuni, il
38,8% delle Regioni, l'8,5% delle province e l'8,1% di Altri
enti, prevalentemente produttori di servizi sanitari.
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