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L'ascesa di Chinafrica
Di Business-is
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Alcuni storici dell'economia (tra i quali il prof. Angus Maddison) hanno dimostrato che il mondo sta ritornando agli stessi rapporti di forze del 1700, quando India e Cina rappresentavano ciascuna un quarto del PIL mondiale. I paesi più industrializzati andranno in recessione e cresceranno quelli emergenti: l'effetto sarà un riequilibrio accelerato della distribuzione mondiale della ricchezza. In un'intervista a Repubblica, anche il famoso finanziere George Soros ammette che: “L'era cominciata dopo la seconda guerra mondiale è finita. E' finita l'epoca della magia del mercato (che io chiamo fondamentalismo del mercato), quella che ha avuto il suo boom a partire dal tempo di Reagan e della Thatcher”. In occasione del recente World Economic Forum, a Davos, Soros e i suoi colleghi più illustri sono d'accordo sul fatto che la crisi in corso è diversa dalle altre, soprattutto a causa della perdita di fiducia nel dollaro e dell'eccessivo indebitamento delle famiglie americane: “Il mercato finanziario ha bisogno di sceriffi, solo che ora che è globale ha bisogno di sceriffi globali”. Due economisti polacchi Opala e Rybinski (durante la recente presentazione di un paper) si spingono oltre, sostenendo che un' eventuale vittoria del patriottismo economico in Occidente, favorirebbe il reindirizzamento degli investimenti sovrani verso nuovi lidi: Asia ed Africa principalmente. Il che porterebbe alla creazione di un nuovo “asse del potere”, alimentato dagli ingenti capitali asiatici e dal massiccio dividendo demografico africano, denominato “Chinafrica”. Secondo questo scenario, Chinafrica emergerà nei prossimi decenni come nuovo centro del potere globale, relegando l'Europa ai margini e sostituendo gli Stati Uniti nel ruolo di timoniere dell'economia
mondiale.
Fino ad oggi, la democrazia-liberale statunitense ha “esportato” il proprio modello economico e politico in giro per il mondo, sfruttando l'enorme arsenale bellico e la propria posizione di leadership nel commercio mondiale. Il resto dei paesi industrializzati ha condiviso il modello americano, importandolo in casa propria (seppur con delle differenze) senza eccessivi traumi. Ma cosa potrebbe accadere se la posizione che attualmente rivestono gli USA dovesse passare nelle mani della Cina o di Chinafrica?
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